Bari non dimentica

Articolo di Antonio Garofalo

 

La Storia non dimentica.

La Costituzione è il frutto dell’antifascismo, come la pace, laicamente intesa, è la forma più alta di ripudio di ogni specie di violenza.

L’antifascismo è anche Resistenza, vale a dire difesa e salvaguardia della libertà, contro ogni tipo di oppressione o di (spietato) oppressore.

Bari ha questo valore, sì quello dell’antifascismo, ben inciso, in alcune date emblematiche: 28 luglio 1943; 9 settembre 1943; 2 dicembre 1943.

Giornate che costituiscono “monumenti”, scolpiti in modo indelebile nella memoria e nello spirito cittadino.

Il 28 luglio 1943, data nota come l’eccidio di via Nicolò dell’Arca, compiuto da militanti fascisti, contro una manifestazione pacifica di studenti.

Con la caduta di Mussolini, il 25 luglio 1943, in Bari si sparse la voce dell’imminente liberazione dei detenuti politici del regime. Così, gli antifascisti locali, circa duecento persone, la maggior dei quali studenti ed insegnanti, formarono un corteo per reclamare la liberazione dei prigionieri politici, tra cui Tommaso Fiore.

Dopo aver percorso alcune strade raggiunsero il palazzo della federazione fascista di Bari, in via Nicolò dell’Arca appunto, che era protetto da uno schieramento di soldati, in funzione di ordine pubblico. Tra i militari a presidio c’era anche la milizia fascista, (MVSN: Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale), che non era stata disarmata ed era incorporata nell’esercito regio.

Il corteo giunto davanti alla sede della Federazione Fascista di Bari avviò una trattativa per la rimozione dei simboli del regime, ma improvvisamente fu oggetto di fuoco da parte dei militari, oltreché dalle finestre della federazione fascista. A terra rimasero 20 morti e 38 feriti, che non vennero soccorsi tempestivamente per l’atteggiamento dei militari. Molti dei feriti furono arrestati e portati in carcere senza ricevere cure.

Il 9 settembre 1943, esattamente all’indomani dell’armistizio, è una “giornata che ha cambiato la storia della città”, così come viene ricordata e descritta.

Donne, uomini e ragazzini scesi in strada per affrontare, in maniera del tutto improvvisata, l’attacco dei reparti tedeschi.

Al fianco degli uomini del generale Bellomo, è un ragazzo di 15 anni, Michele Romito, a distruggere con il lancio di due bombe a mano, il primo camion della colonna tedesca, bloccando di fatto i mezzi che lo seguivano e salvando il porto, che rappresentava una base logistica strategica per gli esiti del conflitto ancora in corso.

Il 2 dicembre 1943, nota come la data del bombardamento di Bari. Quest’ultimo fu un’azione d’attacco aereo tedesco contro una nave alleata attraccata nel porto di Bari. La città era occupata dalle forze britanniche, già dall’11 settembre 1943.

La sera del 2 dicembre 1943, i tedeschi bombardarono le navi da trasporto ancorate alla fonda del porto; l’attacco causò grosse perdite per gli alleati. Lo scopo dell’attacco aereo era quello di rendere inagibile il porto, nel quale affluiva la maggior parte dei rifornimenti per le truppe dell’8ª Armata britannica e per le basi aeree alleate nell’aerea di Foggia. Durante l’attacco venne colpita una nave statunitense che trasportava un’importante carico di bombe all’iprite, dalla quale fuoriuscirono per alcuni giorni, una grande quantità di sostanze tossiche che contaminarono le acque del porto, i militari e i civili nella zona, molti dei quali morirono.

La Storia della nostra città, non dimentica.

Sviluppo e Riqualificazione: il “Libertà” come risorsa culturale

Articolo e foto di Antonio Garofalo

 

Il quartiere Libertà sotto i riflettori da sempre, oggi si prende la scena smuovendo la politica e non solo quella del proscenio di una grande città come Bari, ma anche quella nazionale.

Infatti, con una lettera – petizione all’attuale ministro dell’interno nonché vicepresidente del Governo – con cui si sono raccolte tremila firme, a detta di chi l’ha promossa, si chiede a Matteo Salvini, di “liberare il quartiere dall’invasione degli irregolari”.

Come se la questione “sicurezza e legalità”, fortemente precaria e di degrado in tale parte della città, fosse una questione dovuta alla cospicua presenza di immigrati.

Una correlazione per niente convincente, mossa solo da pura propaganda politica, per chi stasera ha riunito forze associative, cittadine e istituzionali nel cuore del Libertà, ossia a piazza Risorgimento, una delle più belle di questo quartiere.

E non è un caso che tale risposta di “difesa civica” sia nata e stata promossa da un sindacato, la CGIL, che ha coniugato con tale iniziativa non solo la questione lavoro, il problema dei problemi, origine di tutti i mali, ma vari altri temi che, all’interno del nostro quartiere, dovrebbero essere apertamente e concretamente perseguiti: libertà, uguaglianza, pace e giustizia.

Queste le parole più sentite nei vari interventi che hanno riempito di contenuti il titolo della locandina di tale manifestazione, vale a dire: “Il quartiere Libertà tra sviluppo e riqualificazione”.

Sono intervenute: Anpi, Arci, Libera, Rete della conoscenza, Act, Camera di Commercio, Parrocchia Redentore, Convochiamoci per Bari, Confesercenti ed hanno partecipato assessori del Comune di Bari, il vicesindaco Pierluigi Introna e il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

La testimonianza prima e più significativa l’hanno data soprattutto coloro, in tanti ormai, che vogliono far passare per protagonisti negativi gli immigrati.

In questa piazza, dove i quartieri Murat e Libertà s’incontrano, legandosi indissolubilmente a due arterie cittadine, Via Putignani e Via Manzoni, si sono susseguiti rappresentanti di varie comunità che a Bari si sentono a “casa”. Qui sono giunti anni fa ed hanno trovato accoglienza, provenendo dal Senegal, dal Mali, dall’Albania e da tante altre terre, più o meno lontane, alcune citate altre no, che hanno rivendicato a chiare lettere come dalla pace e dall’armonia e da esperienze di lavoro, di relazione, possa nascere una vera umanità, segnale di autentica solidarietà tra le persone, anche di culture completamente diverse e lontane.

Ogni associazione poi, attraverso delegati e referenti, ha espresso il suo punto di vista, la sua proposta per la situazione e lo stato di degrado incontrovertibile che si “respira” in tale luogo cittadino.

Qualcuno ha preso come spunto la lettera–petizione che ha scosso il senso civico di tanti cittadini, per dire chiaramente agli sciacalli che tentano di usare il tema dell’odio verso i migranti, come propaganda politica, che “i veri irregolari sono i mafiosi, di qualsiasi nazionalità” – come ha affermato Gigia Bucci della CGIL.

Le ha fatto eco don Francesco Preite dell’Associazione Redentore, il quale ha detto che “Dio non può essere, in una situazione di calzante odio, di accuse ingiuste all’ultimo arrivato. Dio è dalla parte degli ultimi, dei più deboli, di chi senza ombra di dubbio ha bisogno di vicinanza e aiuto”. Sempre da parte sua la proposta, che è stata anche un appello, affinché “aumentino i presidi di legalità e s’investa sulla formazione professionale e sulle povertà”.

Il presidente dell’ANPI Prof. Martino ha detto che in questo momento bisogna “affrontare la sfida che viene lanciata”. Sicuramente non è con l’indifferenza o non parlandone che si risolvono i problemi della città, che sono poi gli stessi dell’intera nazione. “Affrontiamo il dialogo, il confronto ma anche la sfida, se ciò può metterci nella condizione di costruire e non distruggere”.

Ha preso poi la parola il Prof. Colaianni, dell’Associazione “Giustizia per il Libertà” che da anni, insieme ad altri cittadini, si batte per evitare lo spostamento degli uffici giudiziari, il Tribunale e la Corte d’Appello, da Piazza De Nicola ad una zona periferica della città, nei pressi dello Stadio San Nicola. Ciò deprimerebbe ancor più un quartiere che è stato sede di una grande fabbrica, come la manifattura e Tabacchi, di ben sei cinema e di un centro sportivo come l’ex GIL. Insomma, la storia di tale quartiere è sempre stata accompagnata da strutture e infrastrutture che l’hanno valorizzato e reso sicuramente più vitale di come non lo sia ora. Fatta di “luoghi emblematici” e non di “spazi”. Sarebbe un grosso errore “perdere il Palazzo della Giustizia”, ha detto ai rappresentanti della Giunta Comunale presenti.

L’odio verso i migranti – è stato sottolineato – sposta l’attenzione dai temi veri di disagio del quartiere, a partire dall’assenza del lavoro per i giovani, alla violenza con cui la crisi economica si è abbattuta soprattutto sulle periferie. Proposta a tale riguardo: “l’attivazione di un tavolo permanente di programmazione che tenga insieme politiche educative, sociali e formazione, accanto a progetti di riqualificazione urbana”.

Tra le denunce, quella di un giovane studente, il quale strenuamente ha affermato che “la colpa di tale stato di cose è stata della politica, di una parte della sinistra di governo, compresa quella del governatore Emiliano (lì presente), che ha contribuito a far crescere e riemergere i fascismi e la destra”.

La piazza non era gremitissima, lo si è notato e negli interventi lo si è fatto notare .

L’avv. Michele Laforgia per “Giusta Causa”, ha affermato a tale riguardo che già il fatto di esserci costituisce un fattore positivo, perché incoraggia e testimonia, in modo dignitoso, il proprio disappunto ovvero la propria ben individuabile presenza. Ha aggiunto poi che quella per il Libertà è una battaglia per l’intera città. “Dobbiamo dare una risposta, iniziando a ripensare e riprogrammare il futuro di questo quartiere, perché se non c’è futuro qui, non c’è futuro per la città, per la Regione, per il Paese”.

E infine l’intervento di Emiliano: “bisogna intervenire con la strategia che abbiamo sempre avuto in questa città: alle forze dell’ordine il compito di arrestare chi commette reati, al Comune, alla Regione, all’antimafia sociale, quello di lavorare sul sostegno alle fasce deboli e sulla riqualificazione delle periferie”. E’ stato proprio il governatore il quale, va detto, non solo applaudiva agli interventi “critici” nei suoi confronti, ma ha anche ammesso i suoi errori, a ricordare che in questa piazza ha iniziato la propria campagna elettorale, oltre dieci anni fa. Perché questa piazza chiamata “Risorgimento” e il quartiere chiamato “Libertà” potessero essergli di buon auspicio, come poi è stato.

Due parole effettivamente che questa sera potrebbero servire, non poco.

Una comunità come la nostra oggi più che mai ha bisogno non solo di far crescere la partecipazione, come quella che si è realizzata questa sera, ma anche e soprattutto della Storia del passato (con la S maiuscola, appunto), per vivere il presente, quel tanto che conta per “aprirsi un futuro ”.

BARI IN PREGHIERA CON IL PAPA PER LA PACE IN MEDIO ORIENTE

Articolo di Donatella Albergo
fotografie tratte dal web

Il Papa oggi a Bari per l’incontro con 22 Patriarchi del Medio Oriente, testimoni di chiese martoriate da gravi tensioni e guerre.

E’ l’indifferenza ad uccidere in Medio Oriente. L’indifferenza uccide e calpesta i popoli”. Sono state le parole forti del papa, che secondo il suo stile parla diretto ai cuori e alle teste, senza temere di ammonire anche i potenti della terra, in giorni in cui è facile, invece, farsi forti con i deboli. “I popoli sono oggi calpestati da chi è in cerca di ricchezza e di potere, il tutto nel silenzio di tanti e con la complicità di molti”, è stato un altro passaggio chiave del Pontefice, in questa giornata di preghiera, mentre il maestrale giocava con la sua mantella. Francesco ha voluto anche toccare un nervo scoperto nel dialogo attuale in Terra Santa: Gerusalemme, “città unica e sacra”. “Lo status quo di Gerusalemme esige di essere rispettato”, è stato il monito del Pontefice.

Una Bari festosa lo ha accolto sul Lungomare tirato a lucido dal Comune e dall’aria tersa della maestralata. Migliaia di cappellini bianchi agitati per salutare l’illustre ospite, occhi lucidi e commozione sui volti, mani giunte in preghiera per la pace e la pace nel martoriato Medio Oriente, Baresi e non, tutti stretti intorno a Francesco.

La sua visita è cominciata stamattina nella cripta della Basilica di San Nicola, santo particolarmente amato dal mondo ortodosso. Il Pontefice ha acceso la lampada bifiamma a forma di barca su cui ci sono le due coppe che rappresentano la chiesa d’Oriente e quella d’Occidente che ardono insieme. Dopo la preghiera e il momento di raccoglimento, inginocchiato davanti alle reliquie di San Nicola, il Pontefice ed i Patriarchi sono saliti su un pulmino scoperto che li ha portati sulla grande rotonda del Lungomare dove si è svolta la preghiera ecumenica per la pace e la cerimonia. Accanto a Francesco il Patriarca Bartolomeo. In tutto 22 Patriarchi Orientali e il capo della chiesa d’Occidente, in preghiera per la pace.

“ E’ stato un evento storico, non accadeva da centinaia di anni che tutti questi uomini di chiesa si riunissero intorno ad un altare per una preghiera comune, dopo le divisioni del passato”, sono state le parole del presidente della Regione, Michele Emiliano. E la sede non poteva che essere Bari, “Porta d’Oriente”, ponte verso il Levante, nella terra che per prima vede l’alba in Italia.

 

 

 

UN ALTRO SUCCESSO PER L’ASSOCIAZIONE “INSIEME PER UN TRAGUARDO”

INAUGURATO LO SPORTELLO DI CONSULENZA ALLE FAMIGLIE PER IL SUPPORTO AL DISAGIO NEUROPSICHIATRICO E ALLA DISABILITA’

articolo e foto di Donatella Albergo

 

È stato appena inaugurato presso la scuola secondaria ad indirizzo musicale “Montello” uno sportello di consulenza alle famiglie che devono convivere con un disagio neuropsichiatrico, soprattutto pediatrico, o con un problema di disabilità in genere. Il risultato è stato raggiunto grazie alla determinazione dell’Associazione “Insieme per un Traguardo” e del suo Presidente, Marino Cosmo Damiano, con la sinergia delle Istituzioni Comunali e Scolastiche. In questo caso, i tre soggetti hanno lavorato perché l’integrazione scuola-territorio-istituzioni-cittadini centrassero l’obiettivo di essere più vicini ai bisogni delle famiglie che devono gestire il disagio.

L’associazione “Insieme per un Traguardo” si occupa della disabilità in genere, sia degli adulti che dei minori, e lavora tra l’altro per una distribuzione sempre più capillare delle strutture pubbliche per disabili, per il rispetto dei loro diritti attraverso l’assistenza legale dell’Avv. Fabrizio Santorsola e per l’abbattimento delle barriere architettoniche.

Presenti all’inaugurazione con uno splendido sole estivo, il Consigliere Comunale Vito Lacoppola, l’Assessore alla Pubblica Istruzione Paola Romano, il Presidente dell’Associazione “Insieme per un Traguardo” Marino Cosmo Damiano e i componenti del Consiglio Direttivo, la Dirigente Scolastica Alba De Cataldo e le famiglie. Ha allietato l’evento la pluripremiata e applauditissima Fanfara dell’I.C. “Massari-Galilei”, guidata dal Prof. Rocco Caponio.

Ha fatto gli onori di casa la Dirigente Scolastica, Prof. Alba De Cataldo che nel suo intervento ha voluto sottolineare che la sinergia con il territorio e le istituzioni comunali è un elemento fondante del Patto Formativo del suo Istituto ed è per questo che la scuola può rispondere più efficacemente alle esigenze degli alunni e delle loro famiglie.

Il Consigliere Comunale, Dott. Vito Lacoppola, ha assicurato tutta la disponibilità sua e del Consiglio Comunale perché questo Sportello di Consulenza oggi inaugurato sia il punto di partenza per una distribuzione sempre più capillare di strutture polifunzionali per le patologie neuropsichiatriche, infantili e non. D’altra parte il Dott. Lacoppola si è dimostrato sempre collaborativo con le Associazioni in genere e con “Insieme per un Targuardo” in particolare.

Il concetto-chiave della Dott.ssa Paola Romano è stato “alleanza”, alleanza fra scuola, comune, cittadini, impegnandosi per azioni di sostegno alla scuola e all’associazionismo che gioca un ruolo primario in progetti miranti al miglioramento della qualità della vita, specialmente in situazioni di fragilità.

Ha concluso l’evento il Sig. Marino Cosmo Damiano, raggiante per il traguardo raggiunto. Un’altra conquista dell’Associazione da lui presieduta, dopo l’apertura di una struttura per la neuropsichiatria infantile, presso il padiglione Asclepio del Policlinico di Bari, e di un Poliambulatorio presso il nuovo ospedale di Triggiano. Inoltre è imminente l’inaugurazione del “Centro Colli” e la richiesta di un altro centro per i quartieri Libertà-Murat-S. Nicola, sempre per la neuropsichiatria infantile e non. Davvero complimenti e… ad maiora!

L’evento si è concluso con le note della Fanfara della Scuola Musicale, che ha accompagnato i vari momenti, coinvolgendo ospiti, pubblico e organizzatori.

INAUGURATA IERI ALTALENA INCLUSIVA NEL GIARDINO DI PIAZZA GARIBALDI, QUARTIERE LIBERTA’

Articolo e foto di Donatella Albergo

 

Il nastro rosso è stato tagliato per l’altalena, donata con il contributo dei cittadini e dell’Associazione Charcot-Marie-Tooth onlus (AICMT onlus) che ha lanciato il progetto nazionale “Tutti in altalena!”

Ieri mattina è stata la dott.ssa Micaela Paparella, Presidente del Municipio 1, a tagliare il nastro rosso per inaugurare un’altalena con cestello per ospitare un bimbo in carrozzina con accompagnatore. “Davvero una grande conquista di civiltà questo risultato ottenuto con il contributo di tutti i cittadini su iniziativa dell’Associazione Charcot-Marie-Tooth onlus (AICMT onlus) anche perché, tra l’altro, abbiamo voluto l’altalena inclusiva nel quartiere Libertà, il più popoloso di Bari e con la più alta percentuale di bambini” sono state le parole della dott.ssa Paparella.

Un grande risultato anche per l’ AICMT onlus che, nell’ambito della progettazione per l’inclusione e il miglioramento della qualità della vita per chi vive la disabilità, ha lanciato il progetto nazionale “Tutti in altalena!”. E per Bari doppia soddisfazione perché è stata la prima città italiana a rispondere all’appello e a raggiungere il traguardo.

“Per l’Associazione questo è il primo passo di un progetto più ampio che mira a diffondere la cultura dei parchi inclusivi, dove veramente tutti i bambini, anche quelli a mobilità limitata, possano giocare insieme, senza sentirsi esclusi, perché il diritto al gioco è di tutti i bambini.” Ci ha detto la Presidente dell’ AICMT onlus, dott.ssa Paola Gargiulo Maffei. “Alcuni obiettivi della nostra Onlus sono: favorire l‘inclusione e far conoscere la malattia di Charcot-Marie-Tooth, una malattia genetica di cui al momento non è disponibile una terapia risolutiva. Il progetto Tutti in altalena! ci è sembrato un’iniziativa gioiosa per centrare questi obiettivi e cittadini e istituzioni ci hanno dato ragione, rispondendo immediatamente con generosità e fiducia.”

La Charcot-Marie-Tooth è una neuropatia che causa la degenerazione progressiva dei nervi più lunghi, indebolendo i muscoli di mani, gambe e piedi, ma sono in atto alcune sperimentazioni che lasciano sperare. Intanto, in attesa di una cura, si può far qualcosa per migliorare la qualità della vita di questi e altri piccoli pazienti, anche con una semplice altalena. E allora, se non possiamo guarirli, regaliamo loro almeno un sorriso.

Passanti e cittadini hanno sollevato qualche perplessità perché vedono l’altalena come una mira possibile di teppisti e vandali, ma da qualche parte bisogna pur cominciare a modificare i comportamenti… La dott.ssa Gargiulo Maffei a tale proposito ha dichiarato: “I gufi non devono impedire le nostre iniziative, anzi dobbiamo vincere anche l’indifferenza e la rassegnazione. Noi sogniamo un parco sotto casa dove davvero tutti i bambini possano giocare insieme perché, come diceva Nelson Mandela, un vincitore è chi non ha mai smesso di sognare.”

L’AICMT onlus ringrazia tutti i Cittadini, le Istituzioni Municipali e Comunali, l’ing. Biagio De Marco, il sig. Andrea Abrescia di “Puglia Accessibile”, l’Ordine degli Avvocati di Bari, la prof.ssa Janet Wing Fano, il Pastificio Divella e tutti coloro che in vario modo hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

“E dopo questo successo”, ha concluso la dott.ssa Gargiulo Maffei, “faremo ancora meglio e di più. Naturalmente, vi terremo informati sulla prossima iniziativa dell’AICMT onlus”

Allora, in bocca al lupo Presidente!

Elezioni politiche 2018, cosa pensano i nostri candidati

Carissimi cittadini e lettori,

in quanto Scuola di formazione alla cittadinanza attiva e in vista delle imminenti elezioni politiche del prossimo 4 marzo, abbiamo rivolto, alle segreterie di partito degli schieramenti in lista per il voto, un invito a rispondere su alcuni temi di pregnante attualità.

·      Casapound;
·      Coalizione centrodestra (Forza Italia, Lega-Noi con Salvini, Fratelli d’Italia, Noi con l’Italia);
·      Coalizione centrosinistra (Partito Democratico, + Europa, Insieme, Civica Popolare);
·      Liberi e Uguali;
·      Movimento 5 Stelle;
·      Potere al Popolo;

L’intera Redazione di Libertiamoci è con chi ha sentito l’onere e l’onore di rispondere, perché l’ha fatto rispettando la sensibilità dei cittadini, anche e soprattutto di coloro che si accingono per la prima volta a votare.
Le risposte che sono arrivate sono pubblicate di seguito, in un confronto in par condicio, in ordine alfabetico per schieramento politico.
Per chi invece, pur sollecitato e risollecitato, non ha avuto né tempo, né modo di rispondere, ha perso nel confronto libero e democratico, mancando un’opportunità di comunicazione con gli elettori.
Riteniamo, in ogni caso, che il silenzio non sia un buon amico della democrazia.

Buona lettura.

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Michele Laforgia

Francesca Anna Ruggiero

Franco De Mario

Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico

Articolo di Antonio Garofalo

Il 4 marzo prossimo è l’unica affermazione, quella costituzionale, che dovremmo avere a mente. Un monito il secondo, da difendere pensando al fatto che il voto è anche un atto di fiducia su cui bisogna, costi quel che costi, sempre investire.

E questo non solo per la nostra storia, ma anche per quella dei giovani che si accingono al voto per la prima volta ovvero di quelli che vedono nel loro futuro, non altro che parlare male della politica. Ora basta!

Assumiamoci le nostre responsabilità e cambiamo questo stato di cose, iniziando a pensare che sia ancora possibile.

Innanzitutto, si cominci proprio dai candidati al nuovo Parlamento. Diano una buona volta quel sacrosanto “esempio”: avere come esclusivo interesse, su quelle sedie che andranno ad occupare, l’interesse della “sovranità popolare” e non quello “particolare”.

La scuola di formazione alla cittadinanza attiva – Libertiamoci ha formulato delle domande su temi di pregnante attualità, ai vari schieramenti, ai candidati uninominali o a quanti vorranno raccogliere l’invito, nel rispetto della “par condicio”. Ci aspettiamo delle risposte concrete, non le solite promesse.

Un’assunzione di coerenza e di responsabilità, non solo verso i nostri lettori, ma anche verso tutti i cittadini e le associazioni che si impegnano ad essere “attive” per far rinascere e affermare, una volta per tutte, la democrazia, antesignana di partecipazione, confronto e possiamo dirlo in una sola parola: di “benessere politico”. Finalmente.

Ecco le domande, che abbiamo loro posto:

  1. Qual è la sua posizione rispetto al problema dell’immigrazione?
  2. Come pensa di combattere il problema della disoccupazione?
  3. Cosa prevede il suo programma circa la difesa dell’ambiente e il problema della raccolta/smaltimento dei rifiuti?
  4. Ci suggerisce un buon motivo per andare a votare?

Il Rosatellum: cos’è e come funziona? – Incontro col Prof. Nicola Colaianni

Articolo di BiancaMaria Fanti
Fotografie di Roberta Giordano

Il Rosatellum: cos’è e come funziona? Per rispondere a queste ed altre domande il prof. Nicola Colaianni, già magistrato della Suprema Corte di Cassazione, deputato per il PCI nella X legislatura, professore ordinario di Diritto Ecclesiastico all’Università di Bari, ha accolto l’invito di Libertiamoci ed ha incontrato un pubblico interessato e partecipe ieri, 20 febbraio, nei locali della parrocchia del Preziosismo Sangue in San Rocco, nel cuore del quartiere Libertà.

Accolti dal Parroco: Don Oliviero, animatore e coordinatore dell’incontro, Antonio Garofalo ha ricordato nella sua introduzione le fondamenta costituzionali del voto, come libera espressione di fiducia da parte del popolo che elegge i suoi rappresentanti nel consesso parlamentare.

                         

Il voto è la massima espressione della partecipazione politica e una breve riflessione sul tema è stata proposta mediante la lettura di stralci delle Lettere ai Politici di don Tonino Bello.

                                 

Il voto è un dovere civico, come recita l’articolo 48 della nostra Costituzione, ma quanto stancamente e distrattamente tale dovere venga percepito è ben descritto nel brano di Giorgio Gaber “Il voto”, anche questo letto all’assemblea per introdurre l’argomento.

                       

Sulla scia di tali letture, il prof. Colaianni si è inserito con perfetta continuità, fornendo subito un buon motivo per andare a votare: votiamo per cambiare i sondaggi, per sottrarci agli esiti scontati che vogliono trasmetterci la sensazione d’inutilità dell’azione.

Il professore è passato, quindi, alla spiegazione tecnica della legge elettorale, i cui tratti fondamentali sono riassunti nella scheda riportata nel seguito dell’articolo.

                                            

Dalla relazione del professor Colaianni emergono non pochi punti di criticità, che riguardano proprio gli aggettivi usati nell’articolo 48 della nostra Costituzione per definire il voto popolare: personale, uguale, libero e segreto:
– il voto congiunto, che si trasmette in maniera automatica alla lista collegata, solleva dubbi sulla libertà del voto,
– la mancanza del meccanismo dello scorporo fa sì che non tutti i voti siano sostanzialmente uguali (il voto di chi sceglie il candidato vincente vale anche per le liste collegate, quindi vale per due),
– i meccanismi relativi ai voti all’estero sollevano dubbi sulla segretezza.
Anche il principio dell’elezione diretta dei parlamentari è in qualche modo messo in pericolo dal meccanismo di ripartizione dei voti tra le varie liste collegate allo stesso candidato del collegio uninominale.

Le perplessità sollevate dalle riflessioni della serata sono importanti, come si evince anche dall’animata discussione che ha fatto seguito alla relazione, eppure, secondo il prof. Colaianni, l’unico modo per esprimersi resta l’inalienabile e irrinunciabile diritto al voto, per cui l’appuntamento con ciascuno di noi è per il 4 marzo alle urne.

          

          

          

          

 

SCHEDA DI SINTESI:

Collegi maggioritari
Saranno 231 collegi, pari al 36% dei Seggi della Camera. I partiti si potranno coalizzare per sostenere un comune candidato.

Proporzionale
Dei restanti 399 deputati, 12 continueranno a essere eletti nelle Circoscrizioni Estere, con metodo proporzionale. In Italia un deputato è eletto in Valle d’Aosta in un collegio uninominale; i restanti 386 deputati saranno eletti con metodo proporzionale in listini bloccati di 2-4 nomi.
Le liste proporzionali sono bloccate, vale a dire che l’elettore non ha nessuna possibilità di scelta cosicché i candidati saranno eletti secondo l’ordine deciso dai capi dei partiti. Poiché sono possibili le pluricandidature, fino a cinque, i capi dei partiti e delle correnti sono praticamente certi della loro rielezione.
Il testo delega il governo a definire questi collegi plurinominali.
Le Circoscrizioni, importanti per il recupero dei resti, saranno 28. In Senato saranno 20.

Soglia
Nella parte proporzionale la soglia a cui dovranno fare riferimento i partiti sarà il 3% sia alla Camera che al Senato. Per essere eletti a Palazzo Madama lo sbarramento si calcola su base nazionale e non più solo regionale.
Le (finte) coalizioni, vere protagoniste della legge, devono superare il 10%. I partiti che superano l’1% ma non il 3% regalano i loro voti all’intera coalizione.

Una scheda, voto unico
Diversamente dal Mattarellum, in cui c’erano due schede (una per il collegio ed una per il listino proporzionale, con la possibilità di un voto disgiunto), con il “Rosatellum 2.0” ci sarà una scheda unica. In essa il nome del candidato nel collegio sarà affiancato dai simboli dei partiti che lo sostengono, così l’elettore non è più pienamente libero di esprimere la sua volontà .

Voto disperso
I voti degli elettori che avranno barrato il nome del solo candidato del collegio uninominale saranno distribuiti proporzionalmente ai partiti che sostengono il candidato del collegio.
Barrando sul simbolo del partito il voto andrà al candidato del collegio e al partito per la parte proporzionale. Dunque gli elettori non avranno due voti, ma uno solo. Quindi, non potranno scegliere il candidato che preferiscono nel collegio uninominale e una lista di un altro partito nella parte proporzionale com’è non solo possibile e desiderabile, ma ampiamente praticato con la legge proporzionale vigente in Germania.
Sotto la soglia dell’1% i voti andranno dispersi.

Scorporo
Non è previsto lo scorporo come accadeva invece nel Mattarellum.

In caso di pareggio il candidato più giovane vince
Nel caso in cui due candidati in un collegio uninominale ottengano lo stesso numero dei voti «è eletto il più giovane d’età».

Le firme
Viene dimezzato rispetto al testo originario il numero delle firme da raccogliere per tutti quei partiti o nuove formazioni che non sono in Parlamento o non hanno un proprio gruppo. Il numero di firme da raccogliere passa, dunque, da 1.500-2.000 a circa 750. Pure in questo caso solo per le prossime elezioni, anche gli avvocati abilitati al patrocinio in Cassazione potranno autenticare le firme per la presentazione delle liste elettorali.

Tratto da: “Il re e il profeta-Lettera ai politici” – DON TONINO BELLO

La politica è anzitutto “arte”. Il che significa che chi la pratica deve essere un artista. Un uomo di genio. Una persona di fantasia. Disposta sempre meno alle costrizioni della logica di partito e sempre più all’invenzione creativa che gli viene chiesta dalla irripetibilità della persona. […]

La politica è, poi, “arte nobile”. Nobile perché legata al mistico rigore di alte idealità. Nobile, perché emergente di incoercibili esigenze di progresso, di pace, di libertà. Nobile, perché ha come fine il riconoscimento della dignità della persona umana nella sua dimensione individuale e comunitaria. […]

La politica è, infine, “arte nobile e difficile”. Difficile perché le sue regole non sono assolute e imperiture. Sicché, proprio per evitare i rischi dell’ideologia, vanno rimesse continuamente in discussione. Difficile, perché esige il saper vivere nella conflittualità dei partiti, contemperando il rispetto e la lotta, l’accoglimento e il rifiuto, la convergenza e la divaricazione. Difficile, perché richiede, nei credenti in modo particolare, la presa di coscienza della autonomia della politica da ogni ipoteca confessionale, e il riconoscimento della sua laicità e della sua mondanità. Difficile, perché significa affermare, pur nell’ambito della comunità cristiana, un pluralismo di opzioni.

Tratto da: “Il voto” – GIORGIO GABER

Secondo me, se va avanti così, va a finire che a votare non ci va più nessuno.
No, dico, è una cosa grave. Grave per chi? Per la gente, no. Per i Partiti, nemmeno, tanto rimane tutto uguale. Lo Stato è lì, bello solido. E allora perché è grave? Ma se in America, che sono sempre più avanti di noi, non va a votare quasi nessuno.

Che democrazia, eh! Stiamo diventando americani anche in questo.
E pensare che nel dopoguerra si picchiavano per andare a votare. Si picchiavano nelle strade, gran passione, nelle piazze, scontri, comizi, bianchi, neri, repubblicani, monarchici, destra, sinistra, tutti alle urne, anche le donne finalmente. Il suffragio universale.
Adesso, quella domenica lì, quelli di sinistra vanno a Riccione, quelli di destra vanno in Sardegna… il naufragio universale.
Ma perché fate le elezioni d’estate, che vince sempre il mare.
D’altronde il voto è un diritto-dovere. Anche questa è bella. Che sia un diritto lo abbiamo capito tutti. Che sia un dovere, ultimamente non l’ha capito nessuno.
Che mestiere strano quello del politico. È l’unico mestiere in cui uno dice: «Io sono il più bravo». E se lo dice da sé. E te lo scrive, e te lo grida, nelle piazze, nei comizi. «Io sono l’uomo giusto al posto giusto». Complimenti. Eccoli qua..
E allora come si fa a tacciare di sterile menefreghismo uno che non vota? Potrebbe essere un rifiuto forte e cosciente di “questa” politica.
No, perché non è mica facile non andare a votare. Soprattutto non è bello farlo così, a cuor leggero, o addirittura farsene un vanto.

C’è dentro il disagio di non appartenere più a niente, di essere diventati totalmente impotenti. C’è dentro il dolore di essere diventati così poveri di ideali, senza più uno slancio, un sogno, una proposta, una fede.
È come una specie di resa.
Ma al di là di chi vota e di chi non vota, al di là dell’intervento, al di là del fare o non fare politica, l’importante sarebbe continuare a “essere” politici. Perché in ogni parola, in ogni gesto, in qualsiasi azione normale, in qualsiasi momento della nostra vita, ognuno di noi ha la possibilità di esprimere il suo pensiero di uomo e soprattutto di uomo che vuol vivere con gli uomini.
E questo non è un diritto. È un dovere.

DON CIOTTI E “LIBERA” NEL CUORE DEL QUARTIERE LIBERTA’

Articolo e foto di Donatella Albergo

 

          

Grande accoglienza ieri mattina nella Sala San Giuseppe della Parrocchia Redentore, nel cuore del quartiere Libertà, per don Luigi Ciotti, fondatore di “Libera”, l’associazione che dal 1995 lotta contro le mafie. Ad ascoltarlo, soprattutto scuole medie del quartiere Libertà e del San Paolo, alunni, insegnanti, dirigenti, ma anche gente comune. Al tavolo con don Ciotti, i magistrati Marco Guida e Lilly Arbore, il presidente regionale di “Libera”, Mario Dabbicco, e don Francesco Preite. Titolo dell’incontro, “La nostra terra: solchi di Verità e Giustizia”

                   

I ragazzi delle scuole medie “Ungaretti”, “Levi”, “Pascoli” hanno sommerso l’ospite di domande, ma anche di affetto e ammirazione, segno dell’attenzione delle scuole e degli insegnati ai temi della legalità, della partecipazione e dell’impegno. Temi cari a Don Ciotti che ha tuonato: “ Nessuno può cedere la propria responsabilità! La delega, la rinuncia e la rassegnazione sono malattie della nostra società. Nessuno è necessario, nessuno insostituibile, ma nessuno può delegare, dobbiamo fare la nostra parte e prenderci la responsabilità.” E ha ricordato la sua visita in una scuola di Amburgo che in un’iscrizione commemora le vittime innocenti con queste parole: “Qui sosta in silenzio, ma quando ti allontani, parla!”

Altri temi forti della sua conversazione con i ragazzi sono stati la forza dell’unione e della conoscenza per il cambiamento. “Rappresento non un io, ma un noi. Non sono un navigatore solitario” perché solo unendo le forze si diventa una forza per il cambiamento e il bisogno della conoscenza ne è la via maestra.

Le parole di don Ciotti attraversano ricordi della sua infanzia, sprazzi sulla storia di “Libera”, incontri con Falcone e con la madre di Antonio Montinari, una delle vittime della scorta a Capaci. Le sue parole si fermano su altri eroi comuni, vittime per caso o martiri predestinati, ma anche sulla convinzione profetica di don Sturzo, “La mafia ha i piedi in Sicilia, ma la testa a Roma. Le mafie storiche hanno le radici al sud, ma gli affari al nord” e risaliranno sempre più forti e sempre più a nord. E supereranno le Alpi.

Il prete di strada, il prete della chiesa di frontiera ricorda quando, nel 1996 con “Libera”, riesce a raccogliere un milione di firme perché sa che il punto di forza per la lotta alle mafie è la confisca dei beni e l’attacco ai patrimoni. E quel milione di firme chiede una legge. E quella legge confisca ville miliardarie e terreni immensi. E quelle ville diventano asili nido, centri per anziani e per attività culturali. E quei terreni, aziende agricole e cooperative, da Palermo a Torino. E i terreni di Riina e Bagarella, campi di grano biologico… Questa la storia di quel milione di firme raccolte da “Libera”, un movimento nato da “quel prete di strada che dà del tu al papa”. E quando un ragazzino di scuola media gli ha chiesto se avesse paura, lui ha risposto: “Non ho paura perché non si uccide un movimento.”

Grazie, don Ciotti.

             

 

             

ALLA PROVA DEI FATTI

Articolo di Antonio Garofalo

Siamo alla prova dei fatti: il  4 marzo prossimo voteremo il nuovo Parlamento.

Il primo esame sarà innanzitutto per chi ha voluto questa nuova legge elettorale, perché se non si raggiunge la fatidica soglia del quaranta per cento, sarà difficile poter dire che ha vinto “la sovranità popolare”.

L’altro esame sarà per gli elettori, chiamati a compiere un ennesimo atto di fiducia.

Infatti, sono in molti a chiedersi dov’è e qual è il vero compito della politica, ormai sempre più espressione di “sistema” che di vera democrazia, ossia di “governo del popolo” autentico.

Insomma tutti quanti siamo chiamati a scacciare dalle urne l’idea che la nostra sia una “società a sé” e che ancora desideriamo andare a votare per creare una comunità, che sappia nella diversità e nel confronto, essere in grado di fare sintesi e occuparsi dei temi veri di questo Paese.

I giovani, l’immigrazione, la giustizia, la sanità, materie  che richiamano questioni e altrettanti argomenti “caldi”, come la scuola, il lavoro, gli ospedali, solo per citarne alcuni.

Il “flusso delle emozioni delle storie che fa la Storia”, al posto delle sofferenze, delle ingiustizie o degli entusiasmi sopiti.

Speranze e aspettative sempre più labili, ma che non possiamo lasciare in balia del disimpegno.

Libertiamoci come associazione di cittadinanza attiva promuoverà per il giorno 20 febbraio un incontro con il Prof. Nicola Colaianni, il quale ci spiegherà come funziona la nuova legge elettorale.

Un modo per informarsi e comprendere quale valore avrà quel “nuovo” che saremo chiamati a farci rappresentare nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama.

Poi il giorno 28 febbraio prossimo, la “prova dei fatti” avverrà con un incontro con i candidati locali delle varie liste elettorali. Chiederemo loro di fornirci dei validi e buoni motivi per andare a votare. Saremo rigorosi come cittadini “attivi” nel chiedere più che programmi attività concrete per riannodare quel filo sempre più esile, forse già spezzato?,  tra eletti ed elettori.

L’associazione chiede a tutti di essere partecipi e consapevoli perché ciò che stiamo vivendo è un passaggio fondamentale per il presente e anche per l’immediato futuro.

La nostra Costituzione è lì a insegnarcelo: niente è facile da conquistare, ma mai irraggiungibile o completamente “perso”.

E’ il nostro atto d’amore per il bene comune, è la vera “materia prima” su cui si fonda il diritto – dovere di dire la propria e con cui costruire un luogo di “differenti”, rispetto agli “indifferenti”.  Dobbiamo essere pronti all’impegno, non possiamo permetterci proprio ora di stare fermi.

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