Senza tetto senza inganno

Intervista a Gianni Macina, fondatore di “Incontra” associazione laica di volontari che da due anni a questa parte si è caricata del compito di servire la mensa ai senza tetto.
Non tutti riescono a capire cosa spinge la gente ad iniziative di questo tipo. Per voi come è nato tutto questo?
Siamo partiti in poco più di tre. Eravamo tutti volontari della Comunità di S.Egidio che, in accordo con il Comune, gestivano la mensa al Ferrhotel per una volta alla settimana il martedì. Ad un certo punto ci siamo resi conto che quell’appuntamento settimanale era diventato insufficiente e abbiamo chiesto di poter aumentare il servizio. La comunità non ci ha supportati perché stava tenendo una battaglia con il Comune stesso ,troppo “cullato” (a loro parere) dalla presenza di queste associazioni volontarie. Insomma, gli rimproveravano di essere poco presente e chiedevano più fondi. Per quanto rispettassimo la causa non eravamo disposti a farne pagare il prezzo ad una quarantina di senzatetto, così, circa 6 anni fa abbiamo iniziato a muoverci da soli. Ovviamente avevamo bisogno d’aiuto per procurarci il cibo e il mezzo di trasporto. Abbiamo iniziato girando per i panifici delle vicinanze all’orario di chiusura: gli avanzi della giornata tra cui pane, focacce e pizze che sarebbero finite nella spazzatura sono diventati per i primi tempi la cena di fortuna per questa gente. In seguito, quando il nostro lavoro ha iniziato ad esser noto alle famiglie del quartiere, abbiamo avuto un grande aiuto in termini di cibo che viene tutt’ora preparato proprio da queste. Abbiamo ormai anche un calendario settimanale che divide i compiti tra le varie realtà parrocchiali che si sono avvicinate a noi e ognuna di queste ha i suoi contatti con le famiglie. In sei anni sono stati fatti passi da gigante e nonostante questo la Caritas e il Comune continuano a far finta di niente, l’intero progetto conta solo sulla buona volontà della gente che mette a disposizione il suo tempo e le sue energie. Non dimentichiamo quanto sia difficile fare i volontari in queste situazioni in cui ti capita spesso di essere insultato dalla stessa persona a cui stai porgendo il suo unico piatto caldo della giornata. Chiediamo un aiuto economico attraverso la Chiesa di S.Rocco solo una volta all’anno per le spese di manutenzione della Panda che usiamo per i trasporti che, sottolineo, ci è stata regalata per la causa.
Organizzazione della mensa: come si svolge una serata tipo?
La mia serata di volontario inizia qualche ora prima della mensa, ma in realtà i preparativi partono dal giovedì sera, giorno destinato a contattare quelle cinque o sei famiglie che puntualmente ci supportano con quello che possono. Alle cinque della domenica pomeriggio vado puntualmente a S.Rocco,dove abbiamo il deposito, e carico in macchina tutto quello che serve, dai tavolini pieghevoli alle brocche per l’acqua, poi si passa direttamente casa per casa a prendere il cibo già pronto e alle otto e un quarto circa siamo in stazione, dove una folto gruppo di senzatetto ci aspetta puntuale per mangiare. Molte volte ci capita di arrivare in ritardo per imprevisti di ogni tipo, non va escludo neanche il traffico,ma da 6anni circa, siamo lì ogni domenica sera. Il nostro servizio dura circa trenta minuti: mangiano tutti in piedi e molto in fretta e alcuni si allontanano subito dopo aver preso la loro porzione (non dimentichiamo che c’è anche chi è agli arresti domiciliari, chi non ha il permesso di soggiorno,ecc…). Con qualcuno però ci si ferma a chiacchierare in un clima sereno e famigliare. Molti, soprattutto gli Italiani, ormai ci conoscono da anni. Comunque non si ferma tutto qui. Oltre alla distribuzione del cibo, molti di noi si occupano anche di accompagnare in ospedale chi ne ha bisogno e si mettono a disposizione per qualsiasi cosa nei limiti del possibile. Qualche settimana fa abbiamo fatto delle turnazioni in ospedale per star accanto ad una signora conosciuta in mensa con un numero avanzato di metastasi. Dopo ci siamo occupati del suo funerale in un modo molto più umano di quanto possa assicurare l’intervento del Comune.
Quanti e che tipo di persone frequentano la mensa? Sorgono mai problemi tra di loro?
Negli ultimi anni il numero è cresciuto da quaranta a circa centocinquanta e la maggior parte di questi sono immigrati. Spesso sono proprio loro a fidarsi di meno; ci confondono con una delle organizzazione tipo CPT o CARA e quindi non ci vedono come volontari, ma come pagati dal Comune per svolgere questo compito, capita quindi che più che esser grati e pazienti “pretendano” il nostro servizio. Non mancano quelli che fanno la vita dei senza tetto da decenni, i tossicodipendenti, quelli con seri disagi famigliari alle spalle e gli psicolabili. Insomma, tutti quelli che la società rifiuta. A causa di questa varietà i problemi, le liti  (siamo accusati dagli italiani di avere un occhio di riguardo per gli stranieri e viceversa) e gli episodi pericolosi (abbiamo avuto delle incursioni di una baby gang di recente) non mancano, per questo è stato richiesto il supporto di una pattuglia di polizia che da qualche anno è puntualmente presente, non fa controlli e interviene solo se necessario.
Chi sono i nuovi poveri?
La maggior parte, come già detto sono extracomunitari, ma c’è stato un incremento negli ultimi tempi di italiani che hanno perso il lavoro o hanno alle spalle un momento di crisi famigliare. C’è anche un informatore scientifico che scrive libri ed incide cd tra le fila dei senzatetto delle mense, ci sono decine di immigrati con titolo di laurea, ci sono persone abbandonate e in balia del nulla.
C’è una storia che vorrebbe raccontarci più delle altre?
Ci sono diecimila storie, ognuno ne ha una particolare. Vivendo a stretto contatto con loro impari a volergli bene e non riesci a rispondere a questa domanda più che a quella sul voler più bene al papà o alla mamma.
Conosce altre iniziative di questo genere nel quartiere?
So che Incontra è per il momento l’unica associazione laica, ma a S.Rocco organizzano delle mense per i senza tetto e sicuramente ce ne saranno altre che ora non mi vengono in mente. Negli ultimi anni sono stati fatti tantissimi passi in avanti.

Per i senza tetto fino a qualche tempo fa c’era solo il dormitorio delle suore di Madre Teresa di Calcutta con 30 posti letto, l’apertura del Ferrhotel ne ha aggiunti altri 40, dopo la sua chiusura Andromeda ne ha messi a disposizione 45 e aggiungendo i dormitori della Caritas arriviamo ad un bel numero, vanno contati da Dicembre anche quelli della tendopoli della croce rossa vicino allo stadio delle Vittorie. Arriviamo a circa 200 posti letto. Non intendo ovviamente che questo basti, perché personalmente auspico l’apertura di un’unica struttura polifunzionale che faccia da mensa, dormitorio e centro sociale e che riunisca tutte le associazioni volontarie (che insieme contano più di 200 persone) sotto un’unica bandiera e un solo obiettivo. Dovrebbero eliminarsi tutte le “lotte di sopravvivenza” tra i gruppi di volontari o gli enti di solidarietà e tutto dovrebbe essere affidato alla buona volontà della gente. D’altra parte, un’organizzazione come la nostra che ha un’impostazione di questo tipo ha riscontrato a volte problemi dovuti alla mancanza di volontari, mentre la Caritas si protegge da questo imponendo ai tesserati un minimo di cento ore all’anno. Ci sono pro e contro in entrambi i casi.
Quanti si rivolgono a voi per diventare volontari? Chi sono generalmente?
Questo dipende dai periodi. Ci sono mesi di penuria e mesi di abbondanza. Ad agosto c’è stata un’affluenza incredibile. La gente che si rivolge a noi è di tutte le età, ci sono sessantenni, ma anche minorenni, diciamo che quelli in maggior numero si aggirano intorno ai 20-30 anni. Ultimamente abbiamo anche istituito una polizza assicurativa, la nostra attività sarebbe considerata fuori legge perché non autorizzata.
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