Mobilità sostenibile e mezzi di trasporto alternativi. Perfino al Quartiere Libertà.

Abbiamo chiacchierato con Lello Sforza, ex presidente di “FIAB Bari – Federazione Italiana Amici della Bicicletta” ed esperto di mobilità sostenibile.

Lello, cosa s’intende per mobilità sostenibile?

S’intende un sistema di trasporti che riequilibri le componenti trasportistiche, attualmente sbilanciate verso l’auto. Quindi un sistema di trasporto multimodale che vada incontro alle esigenze di tutti gli utenti della strada a partire dagli utenti non motorizzati, quindi pedoni, disabili, bambini, ciclisti e anziani. Si può fare attraverso i cosiddetti interventi di traffic calming, vale a dire interventi di moderazione del traffico, quindi di modifica della carreggiata. Si tratta quindi di creare attraversamenti pedonali avanzati e rialzati, o delle rotatorie. Cioè tutti interventi che strutturalmente modificano la carreggiata e quindi obbligano l’automobilista ad andare più piano. Perché mettere un cartello con il limite di 30 o 20 km/h non è sufficiente. È chiaro che se si mettono soltanto i cartelli, i segnali, gli obblighi questi cartelli non servono a niente, né si può immaginare che ci siano tanti vigili urbani a multare gli automobilisti scorretti.

Ci sono esempi in Italia dove questi interventi sono già stati realizzati?

In Italia sicuramente Cattolica è la prima città che già da diversi anni ha introdotto tutti questi elementi. A Cattolica il comandante dei vigili urbani fu spedito all’estero dal suo sindaco per cercare delle soluzioni e capire come all’estero avessero già risolto i problemi della sicurezza degli utenti della strada. A Cattolica, con l’introduzione delle rotatorie tutti i semafori sono stati eliminati e addirittura i carrozzieri ormai hanno chiuso le attività perché gli incidenti stradali si sono ridotti notevolmente! In tutta la città c’è un limite di 30 km/h, ci sono molte zone pedonali oltre che piste ciclabili.

A Bari stiamo cominciando a muoverci in questa direzione?

Sicuramente con la giunta Emiliano già dalla prima legislatura con l’assessore De Caro abbiamo iniziato un cammino lungo e ancora in salita. La prima pista ciclabile di Bari, molto criticata durante i lavori, è stato un segnale importante. Faceva parte di un piano del 1991 che proponeva la realizzazione di diversi itinerari di lunga percorrenza verso il Politecnico da un lato e la facoltà di Economia dall’altro. Di fatto poi gli interventi sono andati come sono andati e questo primo pezzo di pista ciclabile è un segnale importante. Ma ci sono altri interventi, per esempio bike sharing, bici a nolleggio, park and ride. E’ solo un inizio. Bisogna cambiare non solo la testa delle persone, ma è una questione anche di urbanistica: non è possibile mettere ancora altro cemento senza prevedere una viabilità ciclopedonale. Tra l’altro il codice della strada dal 1998 obbliga gli enti proprietari delle strade a realizzare strade con piste ciclabili adiacenti. Purtroppo in Puglia, ma in tutta Italia questa legge non viene assolutamente osservata. L’Italia è il paese con il maggior indice di motorizzazione privata rispetto all’Europa: in Italia ogni 100 abitanti 62 hanno l’auto, contro una media del 43% in Europa! E parliamo di paesi dove le industrie automobilistiche, come la Fiat in Italia, hanno una voce notevole nel bilancio economico e industriale. Evidentemente da noi la Fiat ha proprio bloccato le riflessioni culturali, i pensieri di noi italiani per cui uno nasce già in auto.

Veniamo al nostro quartiere, al Libertà. Quali sono innanzitutto i punti critici e da dove cominciare?

È una domanda molto difficile. Il problema è che siamo tutti quanti figli dell’auto. Occorrerebbe iniziare a sensibilizzare le persone ad usare meno l’auto favorendo dei sistemi di trasporto alternativi. Per esempio cominciando  dalle scuole. Se si accompagnassero i bambini a piedi o in bicicletta si otterrebbe il grande risultato che nelle ore di punta non ci sarebbero più le file di auto dei genitori in doppia o terza fila. Bisognerebbe creare dei percorsi per organizzare gli spostamenti a piedi o in bicicletta. Sarebbe già un primo sollievo per il traffico. Così come davanti alle scuole si potrebbe rendere già visivamente l’area più amica di pedoni e ciclisti, per esempio con incroci rialzati rispetto al piano stradale, con diversa colorazione e materiale. Quindi l’automobilista percepisce di non trovarsi più su una strada e che è su una zona pedonale. Qui da noi si potrebbe iniziare così, bisogna solo avere un po’ più di coraggio. Magari partendo da una scuola, una classe, dando dei premi ai bambini che vanno a scuola in bicicletta.

Si sente spesso dire “eh, ma a Bari queste cose non si possono fare”. A questo punto lei cosa risponde?

Sì, questa risposta mi viene data spesso. Si dice sempre “manca la cultura”, ma in realtà la cultura sta cambiando. Io mi auguro si vada sempre più in questa direzione.

Photo credits by flickr: zimbia.

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