ALLARME REFERENDUM: CHI L’HA VISTO?

La scena dei media è dominata dalle elezioni amministrative e da ciò che da esse consegue a livello di gestione del potere centrale, ma anche da fatti di cronaca che ci colpiscono in maniera di solito psicologicamente devastante. Di sicuro nei palinsesti televisivi non c’è traccia dell’appuntamento che ci attende tra pochi giorni e che rappresenta la forma diretta di esercizio della sovranità popolare: il referendum.

Molti di noi non lo sanno, ma il prossimo 12 e 13 giugno saremo chiamati a votare riguardo quattro quesiti referendari. Si voterà dalle 8 alle 22 di domenica 12 giugno e dalle 7 alle 15 di lunedì 13 giugno.

L’appuntamento è estremamente importante perché, come ha sottolineato il dott. De Marco, già presidente della corte d’appello di Bari, invitato dalla Scuola di Formazione alla Cittadinanza Attiva a illustrare il significato dello strumento referendario, anche se tutti i poteri di governo emanano dal popolo, il popolo stesso possiede questa forma di intervento diretto che è il referendum. Come tale va sostenuta e ben utilizzata, indipendentemente da ciò che ognuno di noi intende rispondere ai singoli quesiti.

Malgrado la sostanziale latitanza da parte di stampa e tv, ci sono organizzazioni spontanee che diffondono informazione: alcune combattono battaglie ecologiste, come Greenpeace, il cui coordinatore Massimo Boccone spiega, con la passione che gli deriva da una causa in cui crede, tutti i pericoli della scelta nucleare; altre invece invitano a riflettere sulla mancanza di una reale alternativa che possa far fronte alle esigenze energetiche del mondo occidentale, nell’attesa che le fonti rinnovabili diventino competitive rispetto al carbone, al petrolio e al nucleare. Molte sono le voci che si levano per difendere la gestione pubblica dell’acqua in quanto bene insostituibile, come sottolinea Raffaele Di Marino, e tra queste voci risuona quella della Chiesa, schierata in questa occasione per la difesa dei diritti di ogni uomo.  Ciò che colpisce è che, malgrado il silenzio delle istituzioni, esiste un movimento dal basso, proveniente dai cittadini, che vuole utilizzare la strumento di sovranità popolare in maniera consapevole.

Queste, in sintesi, le questioni sulle quali siamo chiamati ad esprimerci:
Legittimo impedimento
proposto dall’Italia dei Valori, prevede l’abrogazione della parte della legge che attribuisce una sorta di automatismo al riconoscimento del legittimo impedimento, sottraendone la discrezionalità al giudice:

“Volete voi che siano abrogati l’articolo 1, commi 1, 2, 3, 5, 6 nonchè l’articolo 1 della legge 7 aprile 2010 numero 51 recante “disposizioni in materia di impedimento a comparire in udienza?”.

Nucleare
Lungo e articolato il quesito referendario presentato dall’Idv per abrogare la norma per la “realizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia nucleare”. Si tratta di una parte del decreto legge recante “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” firmato il 25 giugno 2008 e convertito in legge “con modificazioni” il 6 agosto dello stesso anno (citazione da “ la Repubblica” del 3 marzo).

“Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.

 

Acqua 1
Il primo quesito sulla privatizzazione dell’acqua riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica (citazione da “la Repubblica” del 3 marzo).

“Volete voi che sia abrogato l’art. 23 bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del decreto legge 25 giugno 2008 n.112 “Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria” convertito, con modificazioni, in legge 6 agosto 2008, n.133, come modificato dall’art.30, comma 26 della legge 23 luglio 2009, n.99 recante “disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia” e dall’art.15 del decreto legge 25 settembre 2009, n.135, recante “Disposizioni urgenti per l’attuazione di obblighi comunitari e per l’esecuzione di sentenze della corte di giustizia della Comunità europea” convertito, con modificazioni, in legge 20 novembre 2009, n.166, nel testo risultante a seguito della sentenza n.325 del 2010 della Corte costituzionale?”.

Acqua 2
Il secondo quesito riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito. In questo caso agli elettori viene proposta una abrogazione parziale della norma (citazione da “la Repubblica” del 3 marzo).

“Volete voi che sia abrogato il comma 1, dell’art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo n. 152 del 3 aprile 2006 “Norme in materia ambientale”, limitatamente alla seguente parte: “dell’adeguatezza della remunerazione del capitale investito”?”.

 

Si ricorda che esiste un quorum, il 50% degli aventi diritto al voto +1, che rende nullo il referendum qualora non fosse raggiunto. Non perdiamo questa preziosa occasione per utilizzare la sovranità popolare e per dare ai giovani un segnale di fede negli strumenti della democrazia.

Bianca Maria Fanti

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