IMMIGRAZIONE E INTEGRAZIONE SENZA UNA DEGNA ACCOGLIENZA PUO’ ESSERCI UNA DEGNA CONVIVENZA?

 

 

Articolo di Agnese Di Nardi

 

Lo scorso 14 gennaio, nel salone della parrocchia Preziosissimo Sangue in San Rocco, si è svolto un incontro con Don Antonio Sciortino direttore responsabile di “Famiglia Cristiana”, e autore del libro “Anche voi foste stranieri”. Durante l’incontro, Don Sciortino ha affrontato il tema dell’immigrazione e dell’integrazione, partendo da due constatazioni di base: la prima è che la massiccia presenza degli stranieri nel nostro Paese (circa 6 milioni) ha creato uno spacco politico ed ecclesiale in quanto né il mondo politico né il mondo ecclesiale hanno trovato gli strumenti giusti per gestire la situazione degli immigrati ma hanno adottato la cosiddetta “politica dello struzzo”, facendo finta che il problema non esistesse; la seconda constatazione è che l’Italia non può scegliere se essere un Paese multiculturale o multi religioso, perché nei fatti lo è GIA’.

E’ stata anche affrontata una questione piuttosto spinosa, che riguarda il problema della legalità. Talvolta, anche a causa dei mezzi di informazione che non operano in “spirito di verità”, il cittadino comune attribuisce alla presenza degli stranieri l’aumento dei reati; allo stesso modo durante alcune campagne elettorali viene posto sotto i riflettori dell’opinione pubblica il problema della sicurezza pubblica, affrontato però in maniera tendenziosa e pregiudizievole, lucrando sulla presenza di cittadini extracomunitari. Tutto ciò però non trova riscontri nelle statistiche che dicono cose diverse. Il problema della legalità in Italia spesso prescinde dalla presenza degli stranieri che però sono assoldati come manodopera dalla NOSTRA criminalità organizzata.  I mezzi di informazione dovrebbero parlare anche di casi di integrazione come quello di Mazara del Vallo (in provincia di Trapani) dove la comunità magrebina è perfettamente integrata tanto che i telegiornali locali vengono trasmessi anche in lingua araba e francese. C’è un’Italia che si adopera perché sa che una soluzione va e può essere trovata nel rispetto della legalità e della sicurezza. Sarebbe controproducente dire che gli stranieri NON creano problemi, perché li creano, ma non sono IL problema del nostro Paese, non dobbiamo scaricare su di loro le nostre frustrazioni.

Don Sciortino ha poi evidenziato come gli stranieri rappresentino una vera e propria risorsa economica: se sparissero tutti gli stranieri, la nostra economia riceverebbe un duro colpo, infatti gli stranieri sono occupati in moltissimi settori lavorativi basilari al punto che il 10% della ricchezza (PIL) del nostro Paese dipende dal lavoro degli immigrati. Anche la Chiesa non potrebbe garantire servizi pastorali e mantenere aperte le parrocchie se non esistesse il clero straniero che proviene per la maggior parte da Africa, Asia e America Latina.

Gli immigrati inoltre sono una risorsa demografica in una Italia in cui c’è un tasso di natalità molto basso e questo significa che nel lungo termine il nostro Paese sarà popolato prevalentemente da anziani e pochi giovani. Bisogna tra l’altro considerare che fra qualche anno quelli che noi chiamiamo “stranieri” non saranno più tali ma saranno (alcuni già lo sono) italiani. I figli di stranieri nati in Italia SONO italiani, parlano italiano e parlano i nostri dialetti. Sfortunatamente, a questo proposito la politica si è dimostrata piuttosto miope perché ha stabilito che per riconoscere la cittadinanza italiana bisogna aver compiuto 18 anni e bisogna dimostrare di avere un lavoro (noi Italiani a 18 anni abbiamo un lavoro?!). Sarebbe anche opportuno facilitare il ricongiungimento familiare per consentire agli immigrati di vivere in un ambiente sereno. Durante il suo intervento Don Sciortino ha citato Papa Benedetto XVI che ha detto che rispetto agli immigrati è necessario “partire dal concetto di persona umana”, gli stranieri sono portatori di diritti e doveri come noi. Anche nella comunità cristiana c’è difficoltà ad accogliere gli stranieri ma la solidarietà, l’amore per il prossimo non è un di più per i cristiani, è il DNA (Mt, 25). Dobbiamo anche saper convivere con chi ha un credo diverso. Non si può negare il diritto alla preghiera, semmai si può discutere su DOVE costruire il luogo di culto, ma negare il diritto alla preghiera significa negare un diritto fondamentale.

Non basta la battaglia per avere il crocefisso nelle aule se poi ignoriamo il messaggio dell’accoglienza. Batterci per il messaggio che il crocefisso rappresenta e non per una questione di arredamento.

A questo proposito Don Sciortino ha fatto riferimento al film di Ermanno Olmi “Il villaggio di cartone”: è semplice e comodo inginocchiarsi di fronte ad un simulacro, bisognerebbe avere il coraggio di “inginocchiarsi” di fronte ai “poveri Cristi viventi”. Ci spendiamo per la vita di Eluana Englaro ma non diciamo una parola per gli stranieri. O difendiamo la vita tutta o non siamo credibili. La dignità della persona o è uguale per tutti o no.

“Integrazione” non è tolleranza di una minoranza. “Integrazione” non riguarda solo gli altri ma mette in gioco anche noi, significa conoscenza e rispetto RECIPROCO. Non bisogna rinunciare ai rispettivi valori e tradizioni, ma farle convivere. Il futuro del nostro Paese non può essere programmato a prescindere dagli stranieri ma a partire da loro.

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