Serge Latouche

 
Articolo di Bianca Maria Fanti
 

Lo scorso 7 febbraio, all’hotel Excelsior, si è svolta la conferenza di Serge Latouche,  professore emerito di Scienze Economiche all’università di Paris – Sud e  all’Institut d’études du devoloppement économique et social (IEDES) di  Parigi.

L’incontro, organizzato per gli studenti e programmato all’istituto Marco Polo, ha subito un cambio di location a causa della chiusura di tutti gli edifici scolastici disposta dal sindaco per il maltempo.

Ad una platea folta e variegata Latouche ha esposto la sua  teoria o meglio la sua proposta: un’economia alternativa a quelle tradizionali, basata essenzialmente sulla critica del concetto di sviluppo così come lo concepisce il sistema occidentale, sulla promozione della cosiddetta “decrescita felice” e  sulla localizzazione (cioè sviluppo locale piuttosto che globale) dell’economia e delle abitudini di vita.

L’ossimoro “Abbondanza Frugale”, tema centrale della conferenza, poggia la sua motivazione sulla costatazione del fallimento dell’obiettivo della felicità promessa dalla società della crescita. Per essere felici occorre soddisfare i propri bisogni e per soddisfare i propri bisogni occorre limitarli, cioè accontentarsi di un’esistenza frugale. La via indicata non si identifica né con quella della crescita economica né con quella dell’austerità, nelle quali i nostri governi vedono la strada per uscire dalla crisi, ma con un progetto a lungo termine di costruzione di una società autonoma liberata dal culto della crescita.

A breve termine, la proposta si basa su tre capisaldi: rilocalizzare non solo le industrie e le attività economiche, ma ogni abitudine di vita; ristrutturare e riconvertire industrie nocive, come quella bellica; rilanciare l’agricoltura, basandola su metodi sani e semplici.

Nel suo ultimo lavoro “ Per un’abbondanza frugale. Malintesi e controversie sulla decrescita” ,  Latouche risponde alle tante obiezioni e perplessità che la Decrescita Felice suscita in molti di noi. Le risposte sono spesso più affascinanti che convincenti, ma indicano una direzione che non possiamo permetterci di ignorare.

 

 

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