Il voto: consultiamo la Costituzione

Articolo di AnnaPaola Capriulo
Foto di Roberta Giordano 

 

Venerdì 30 novembre la Parrocchia San Rocco ha aperto le porte al secondo appuntamento della Scuola di cittadinanza attiva per genitori e figli.

Relatore dell’ incontro  è stato il Chiarissimo Professor Alessandro Torre, docente di diritto costituzionale presso la facoltà di giurisprudenza di Bari.

Il professore  ha illustrato  una dettagliata analisi del voto e dei vari passaggi storici che hanno”portato alla definizione dell’attuale sistema elettorale.
Il voto è risultato di una conquista democratica, di una faticosa evoluzione storica; inizialmente privilegio di pochi: al tempo dello statuto Albertino, seconda metà del 19° secolo, tale diritto era esercitato solo dal 2% dell’intera popolazione. Nel 1848 gli unici aventi diritto erano cittadini maschi adulti (più di 25 anni), in grado di versare 40 lire di imposta diretta. La rappresentanza “del popolo” risultava quindi essere monoclasse, perché solo chi produceva reddito poteva  dare un contributo alla comunità.
Il voto era considerato funzione pubblica, volto a formare  istituzioni adeguate al conseguimento del benessere collettivo. L’importanza di tale diritto,col tempo, ha rilevato   fondamentale definire le modalità di esercizio dello stesso: il voto  non sarebbe potuto essere pubblico, ma neanche segreto perché avrebbe potuto originare clientelismi e favoreggiamenti.

Il prof. Torre ha, infine, rivelato come autorevoli esempi europei del tempo passato abbiano fatto strada al sistema di voto italiano. Nella Francia di fine ‘700, ad esempio, il voto pubblico/segreto era già stata affrontato durante il “periodo del terrore”, laddove si passò dal voto assembleare al voto privatamente espresso.

Il primo articolo della costituzione, oggi, testimonia la centralità del diritto di voto.
Il relatore ha sottolineato come la sovranità popolare, articolo 1, sottolinea la piena competenza ai cittadini ed il privilegio di esercizio al voto.
Si è poi rimarcata l’importanza dell’articolo 48 che indica gli aventi diritto, uomini e donne maggiorenni, e le caratteristiche di tale diritto, personale, eguale, libero e segreto. Basti pensare che in Italia, a fine ‘800 gli elettori rappresentavano più del 25% della intera popolazione italiana. Nel 1912 fu garantito il suffragio universale maschile e solo nel 1946 il suffragio universale femminile.

L’articolo 48 puntualizza, ancora, la configurazione del voto come dovere civico: si definisce non solo il dovere morale del cittadino di esprimere il proprio voto, ma anche il personale beneficio (interesse) dell’assolvimento, contribuendo a dare luce alla gestione governativa.
Con il tempo tale dovere civico è diventato purtroppo strumento di espressione del disagio e del disinteresse dei cittadini verso le decisioni politiche, dando impulso a fenomeni di assenteismo.
Diversi sociologi contemporanei hanno individuato nel “non voto” il risultato di una democrazia avanzata: esso non è che una delle plurime forme di partecipazione da vivere in una società democratica.

Ultimo argomento in analisi è stato il sistema elettorale.
Ai tempi dello statuto Albertino il sistema in uso prevedeva che al governo andasse chi avesse avuto la percentuale relativa più alta.
In seguito si passò al sistema proporzionale, che forniva una fotografia più reale delle correnti popolari: tutti potevano essere rappresentati, ma questa formula comportava spesso una grande frammentazione di consensi  e di conseguenza una scarsa governabilità.
Si pensò così a clausole di sbarramento per regolamentare l’afflusso in Parlamento dei gruppi più rappresentativi della comunità.
Negli anni ’90, con la riforma del sistema elettorale, si è mutato il sistema proporzionale in sistema maggioritario misto.
Le Leggi 276 e 277, stipulate nel 1993, hanno previsto che l’assegnazione dei seggi fosse destinata per il 75% ai collegi maggioritari e per il restante 25%, con criterio proporzionale, ai collegi minoritari. La conseguenza è stata che il riparto proporzionale ridimensionava di molto l’effetto maggioritario, determinato dal collegio uninominale, portando la coalizione vincitrice a disporre di un ridotto numero di seggi di vantaggio rispetto all’opposizione. L’attuale sistema elettorale prevede il premio di maggioranza per la coalizione più votata, soglie di sbarramento e liste bloccate. Queste ultime non rendono il cittadino libero di scegliere il proprio candidato che vede interrotto il rapporto votante/votato: l’elettore si deve affidare alle scelte che la dirigenza di partito di riferimento propone.

Il professore ha suggerito, infine, due letture: Saggio sulla lucidità di Josè Samarago, premio nobel per la letteratura, e Come si diviene nazisti del sociologo americano William Sheridan Allen, per un approfondimento dei temi trattati che tutti noi troveremo assolutamente utile in previsione dell’impegno elettorale della prossima primavera.

 

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