Iscrizione sulla lapide sepolcrale dell’Abate Elia

Articolo a cura di Adriano Francescangeli
Foto di Roberta Giordano   

Orbis honor multus iacet hic in pace sepultus

Orbati reges patre, sunt iudice leges

Decidit, o Barum, rerum diadema tuarum

Te viguisse scias, viguit dum praesul Helias

Clauditur hoc pulchro pater inclitus ille sepulchro

Qui bene te rexit, qui te secus aethera vexit

In commune bonus fuit omnibus ipse patronus,

Notis, ignotis, vicinis atque remotis.

Sensus laude boni, fabricae quoque par Salomoni,

Vitae more piae sancto similandus Heliae.

Hoc templum struxit, quasi lampas et aurea luxit,

Hic obdormivit, cum spiritus astra petivit

(Molto onore del mondo giace qui sepolto in pace./I re son stati privati di un padre, le leggi di un giudice./ Il tuo diadema o Bari, non è più./ Sappi che sei stata potente quando viveva il presule Elia./ In questo bel sepolcro è chiuso quell’inclito padre,/ che ti ha ben governata e portata in alto./ E’ stato un buon protettore verso tutti,/ verso gli illustri e gli umili, i vicini e i lontani./ Uguale a Salomone nella capacità di edificare,/ simile ad Elia nel modo pio e santo di vivere./ Costruì questo tempio, che risplendette di luce e di oro./ Qui si addormentò, mentre lo spirito saliva fra le stelle [1].)

Tale iscrizione scolpita in latino, la più ricca di lodi per un singolo personaggio della storia nella città di Bari, è riportata al di sopra del sarcofago dell’abate Elia, in prossimità dell’ingresso per la cripta della Basilica di San Nicola. Il sarcofago, di straordinaria semplicità ed eleganza, raffigura quattro filosofi greci che dialogano al di sotto di quattro archi.

L’abate Elia appartenne a quel gruppo di benedettini-architetti a volte rimasti anonimi che, nel corso del medioevo, eressero maestose basiliche in tutta l’Europa. Tuttavia, l’iscrizione riportata sul sarcofago allude chiaramente a qualcosa che va oltre il suo ruolo di semplice sacerdote-architetto. L’abate Elia, infatti, prese per mano la città nei suoi momenti più delicati ed incerti, ne fu consigliere nella gestione politica durante il difficile equilibrio tra potere bizantino e normanno, meritandosi di esser  l’autorità di fiducia cui affidare il corpo di San Nicola e, successivamente, la gestione dell’evento Nicolaiano [1-2]. Inoltre, il Nostro, seppe intrecciare con grande successo l’opera di costruzione della basilica, con il flusso continuo di arrivi e partenze dei pellegrini-crociati [1-3].

L’organizzazione del concilio del 1098, presieduto dal Papa Urbano II, svoltosi nella Basilica Nicolaiana, cui presero parte centoottantacinque vescovi, provenienti da ogni parte d’Europa, per un totale complessivo di 500 persone circa, dà forse meglio di qualsiasi altro dato la misura della preparazione culturale e delle capacità organizzative dell’abate Elia [1-2].

L’epigrafe sul sarcofago, avvalorata dai fatti che la storia ci tramanda, evidenzia il ritratto di una persona le cui doti erano riconosciute da tutti i suoi contemporanei, al punto da meritare di prender parte alla simbolica conversazione con i 4 filosofi greci rappresentati sul sarcofago stesso.

Fu un personaggio costruttivo nel senso più positivo e più ampio del termine, senza ricorrere a piedistalli e ad arroganza. Una figura affascinante della Storia, d’esempio e stimolo per giovani e uomini di chiesa e per quanti reggono incarichi di responsabilità.

 

Bibliografia:

[1] “L’abate Elia il benedettino che costruì la basilica di San Nicola” di Gerardo Cioffari O.P. Ed. Giuseppe Barile -Collana Zétema

[2] “STORIA DELLA BASILICA di S. NICOLA DI BARI” di Gerardo Cioffari O.P. a cura del Centro Studi Nicolaiani

[3] “Chute et mort de Constantinople” di Jacques Heers Ed. Tempus

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