“FIGLI DI UN DIO MINORE”

A cura di Donatella Albergo
16.04.2013

Il terremoto in Iran e Pakistan

La scossa di 7.8 gradi sulla scala Richter, è la più forte degli ultimi quarant’anni. L’epicentro al confine con il Pakistan. Distrutta la cittadina di Hiduch. La scossa si è sentita in tutto il Golfo Persico, India, Pakistan ed è definita “DEVASTANTE”. Scosse di questa portata provocano stragi.

Segue ancora la terribile fase di assestamento con scosse meno devastanti, ma ugualmente terribili su una popolazione così duramente colpita non solo sulle cose (sono zone rurali poverissime), ma sulla carne delle vittime. E tutto questo nell’incredibile, vergognoso silenzio generale. Un silenzio così assordante di tutti i mezzi di informazione da farmi spesso chiedere: ma un simile spaventoso evento è realmente accaduto o è stato solo un mio incubo?

Dove sono i media nazionali e non? Chiusi nel proprio orticello, a guardare il proprio dito invece della luna: la formazione del nuovo governo e l’elezione del presidente in Italia, i funerali della Thatcher nel Regno Unito con le dirette in Italia(!), la caccia all’uomo in USA per l’attentatore sopravvissuto dopo le bombe alla maratona di Boston. Il mondo segue in diretta le fasi delle indagini e la cattura dei due ricercati, quei due pazzi che hanno provocato la morte di tre persone e il ferimento di molte altre, anche con terribili mutilazioni. E il mondo prega che li prendano e che abbiano la stessa terribile morte che hanno causato. Per fare giustizia! Perché la giustizia è una cosa importante, una cosa che tutti vorrebbero, un bene inestimabile. Un bene divino. Ma dov’è la giustizia se altre crudeli stragi e mutilazioni sono ignorate e non hanno non solo il diritto della nostra mobilitazione, ma nemmeno il diritto dell’informazione e degli aggiornamenti? Quello che i giornalisti chiamano orgogliosamente “diritto di cronaca”? O bisogna essere fortunati anche nella morte e morire nel momento giusto, quando non ci sono news più urgenti e importanti da seguire?

Giornali e tivù assecondano la voglia di vendetta per gli attentatori di Boston e girano gli occhi da un altro massacro dimenticato.  Che succede: tre morti valgono di più di migliaia di disperati morti sotto le macerie, in un silenzio colpevole? Certo, nessuna bomba li ha uccisi, ma sono morti e continuano a morire senza soccorsi e senza aiuti, senza voce perché nessuno ne parla e senza occhi perché nessuno li vede. I sopravvissuti si rompono le mani scavando nelle macerie. Hanno solo le mani per scavare, niente acqua, sangue, cibo, coperte, mezzi…. Gli atleti della maratona di Boston si sono prontamente recati presso gli ospedali per donare il loro sangue in favore dei feriti, sotto i riflettori del mondo… Dall’altra parte del pianeta, solo il vento e il pianto delle madri fra le macerie.

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Ho sentito un giornalista televisivo che, esausto dopo una diretta di più di dieci ore per seguire l’elezione del nostro presidente della repubblica, salutando gli ascoltatori, si complimentava con se stesso per aver così diligentemente assolto il proprio compito e andava a un meritato riposo perché dovere e missione di un giornalista sono informare e rendere conto di ciò che succede nel mondo! Ma un terremoto devastane, migliaia di morti dimenticati non sono nulla?

Dov’è la catena della solidarietà: corse dei volontari e degli organismi internazionali, numeri verdi, raccolta fondi con sms, presso quotidiani, banche, parrocchie, banchetti per le strade del centro, c/c, perfino comodi versamenti presso gli sportelli del bancomat? Dove sono l’ONU, l’UE, la Croce Rossa, la Caritas, papa Francesco? Dove guardano? Voi ne sapete niente, o io mi sono distratta?

E mentre la Conferenza Episcopale chiedeva a Napolitano di accettare un secondo mandato perché guardava con preoccupazione all’elezione del nuovo capo dello stato, quei disgraziati continuavano a morire dimenticati, abbandonati, beffati, violati, oltraggiati, umiliati, perdendo la vita e anche quel nulla che avevano: una casa di fango e forse un asino.

Possiate almeno riposare in pace, fratelli, sorelle, figli miei. Vi sia lieve la terra. Possa un dio pietoso portarvi un goccio d’acqua e asciugarvi le lacrime.

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