Preludio d’autunno di cittadinanza attiva

Articolo a cura di Antonio Garofalo                        

Un autunno prolifico di dibattiti e iniziative editoriali in città. Recentemente c’è stata la presentazione del libro “La forza riformatrice della cittadinanza attiva” e sulla stessa lunghezza d’onda in un dibattito pubblico, a distanza di un giorno, si è parlato (a cura de “L’ARCA Centro di iniziativa democratica”) del valore della politica come  idee per “il governo della città che vogliamo”.

A Bari sempre i primi di ottobre si è costituito il Comitato Cittadino delle Associazioni e Movimenti, che hanno deciso di scendere in campo in difesa della Costituzione. Il prof. Nicola Colaianni, Ordinario presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, ha aperto il dibattito su “LA VIA MAESTRA: COSTITUZIONE ED ETICA PUBBLICA”.

Promotori a livello nazionale de “LA VIA MAESTRA” sono: Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky.  Nel loro manifesto, “Costituzione – La Via Maestra”, affermazioni ed interrogativi si intrecciano:“…non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?…”

Questo inizio di stagione, oltre le foglie ispira e smuove in “luoghi a noi vicini”, una partecipazione consapevole, a riappropriarsi della politica  come “rete di diritti e doveri che sono costitutivi dell’essere cittadino?

C’è sicuramente un legame stretto tra cittadinanza attiva e Costituzione: gli art. 2 e 3 sono ricchi di riferimenti, anzi meglio sarebbe dire di “valori”, in tal senso.

Art. 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Non è quindi “una forzatura” voler legare tutti questi avvenimenti che “passano sotto il naso” della cultura della città. Il voler ricordare a tutti che siamo “parte attiva” delle sorti e della direzione che prenderà la nave; quella sulla quale “siamo a bordo”. (Da qui a poco: leggasi elezioni comunali e non solo anche quelle europee).

“Uno dei paradossi del trentennale dibattito italiano sulla riforma della politica è che, nel declino e nella deriva del sistema dei partiti, la crescita umana e la partecipazione in forme molecolari di autonomia dei cittadini sono avvenute nel solco del disegno costituzionale, e ne hanno assicurato tenuta e sviluppo. Forze sociali diffuse, poco organizzate e indicate come “minori”, quindi per definizione politicamente deboli (associazioni, volontariato, cittadinanza attiva), hanno conseguito in un quarto di secolo un effettivo empowerment e alla lunga appaiono le sole portatrici di una riforma, avendo già indotto una significativa trasformazione, lenta ma non contrastabile, della nostra democrazia”.

Le parole usate dal prof. Giuseppe Cotturri per spiegare e farci comprendere “la forza” della cittadinanza attiva, come si vede, non sono dissonanti dalla “proposta di ridisegnare il quadro politico cittadino”, partendo da “strumenti di democrazia partecipata, utili a rafforzare il senso di appartenenza alla città nella condivisione delle scelte” dell’ARCA di Carlo Paolini.

Ma c’è di più: la Costituzione, appunto.

Un altro esempio, l’art. 118 che pone sullo stesso piano, indubbiamente, pubblica amministrazione e “cittadinanza attiva”. L’una e gli altri (uniti dall’interesse pubblico) sono entrambi  “soggetti attivi” e collaborano nella gestione della cosa pubblica sulla base del principio di sussidiarietà.

“Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Regioni, Stato sulla base del principio di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza” (sussidiarietà verticale).

“Stato, Regioni, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati, per lo svolgimento di attività d’interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. (sussidiarietà orizzontale).

Ciò detto, alla luce di questi “legami di eventi autunnali” svoltisi in città, è utile trarre la più utile e giusta delle conclusioni. Quella “utile e giusta”, ovviamente, per ogni cittadino.

“…protagonisti e guida della riforma, quindi, risultano gli attori civici che partiti e media hanno a lungo temuto e cercato di oscurare e oggi, invece, corteggiano e tentano di “cavalcare”. Le trasformazioni indotte dalla presenza e dalle azioni della cittadinanza attiva hanno segnato leggi nazionali e regionali, la stessa Costituzione, e ora segnano la prospettiva europea e costituiscono una speranza per la fuoriuscita dalla crisi. Questo libro, con la forza di un’analisi giuridica e sociale rigorosa, delinea una sorprendente interpretazione storico-politica, getta le basi di una nuova teoria politica e delle istituzioni e si propone come “manifesto” di una possibile nuova stagione del volontariato e dell’associazionismo di Terzo Settore.”

Facciamone tesoro prima di sentirci “governatori” di una città sempre e solo “…in balia delle onde”.

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