DOMANI. Cronaca semifantastica di un futuro vicino

Articolo di Donatella Albergo                          

Immagini tratte dal web, rielaborate da Roberta Giordano                    

 

Roma, 10 maggio 2018

La capitale è in festa per la vittoria completa e attesa. Ed è così in tutte le città piccole e grandi del nostro paese, dovunque ci sia stato un seggio elettorale e in ogni piazza, in ogni vicolo e in ogni casa. Sembra la vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio. E’ un trionfo!

Il nuovo Presidente è stato eletto dalla quasi totalità dei cittadini e la sua immagine è dappertutto, incorniciata dal tricolore. E’ la prima volta nella storia della nostra Repubblica, la prima volta di questa legge elettorale, la prima volta di una nuova costituzione, la prima volta di una repubblica presidenziale. Oggi è stato eletto il primo presidente di una nuova era per il nostro paese. Un paese ora nuovo e dinamico, moderno e flessibile che, finalmente, prende in fretta le giuste decisioni. Un paese che si è liberato di una costituzione del secolo scorso, vecchia e ormai anacronistica, delle lungaggini parlamentari, dei partiti politici spreconi e corrotti, della separazione dei poteri costituzionali, dei pesi e contrappesi di garanzia che fino a poco tempo fa lo paralizzavano, che mortificavano il decisionismo, che rallentavano la sua crescita e lo relegavano tra i paesi di coda in Europa e non solo.

Per l’Italia, una nuova stagione finalmente si apre in questi giorni che portano a conclusione un processo partito da lontano, da circa trent’anni, con ritmi di accelerazione diversi, ma inarrestabili. Divenuti incalzanti in questi ultimi anni. Una nuova classe dirigente, all’altezza del dinamismo dei tempi e dei ritmi che il mondo moderno ci impone, in quest’ultima manciata di anni, infine, ha portato a compimento il cambiamento e la modernizzazione dell’assetto istituzionale del nostro paese. Era ora! Ormai anche i cittadini lo chiedevano a gran voce.

Ma proviamo a mettere un po’ d’ordine e a ricostruire velocemente la storia di questi ultimi anni, almeno nei momenti fondamentali, cercando di capire come siamo arrivati a questa svolta epocale per la nostra Repubblica.

La televisione e l’informazione sono stati i cavalli di Troia e i sistemi di inoculazione delle nuove idee e del nuovo sentire sotto due aspetti principali: dare al cittadino una nuova visione della realtà, quella che solo menti più esperte e competenti potevano offrirgli e, in secondo luogo, anestetizzarlo in un carnevale scintillante di paillettes o in pruriginosi fatti di cronaca nera o di vita personale portati nei salotti televisivi per distrarlo da noiosi problemi politici o economici o sociali o culturali. Perché la cultura non dà da mangiare! Perciò preferiamo i disinformati, ma sazi e felici. E per risollevare il paese dallo stato in cui era, occorrevano pragmatismo e persone di sicuro successo. Persone che nella vita avevano costruito un impero dal nulla ed erano arrivate in cima.

Oppure abbiamo nominato chi era legato ai poteri forti, ai grandi gruppi finanziari dell’Europa bancocentrica e del mondo perché loro sanno come risanare bilanci, come ridurre la disoccupazione, come e dove trovare i soldi. La ricetta è stata semplice: prendere da tutte le tasche, ma soprattutto da quelle dei poveri perché sono tanti e si ricava tanto. E ridurre, ridurre, ridurre lo stato sociale perché uno stato moderno non poteva più permettersi quei lussi e i tempi delle vacche grasse e degli sprechi (degli altri) erano finiti.

Questione morale? Roba d’altri tempi, roba da giustizialisti e forcaioli che godevano nel mettere alla gogna immacolati politici e pubblici amministratori! La costituzione considera un cittadino innocente fino al terzo grado di giudizio (e oltre…). Ma queste sono sottigliezze perché chi è stato democraticamente eletto ha il diritto/dovere di governare o sedere in parlamento. Altrimenti siamo al colpo di stato!

Altra riforma fondamentale fu l’abolizione del senato perché il bicameralismo perfetto era una lungaggine del secolo scorso, non poteva sopravvivere ai ritmi delle moderne necessità. Perché troppo costoso era diventato il doppio carrozzone, duplicato dell’altra camera. Ma anche perché è più facile gestire un numero limitato di parlamentari complessivi e prendere le rapide decisioni che i nuovi tempi impongono al paese.

Fu approvata poi una nuova legge elettorale con premio di maggioranza per assicurare la governabilità (non c’era qualcosa di simile anche nella legge Acerbo del ‘23?). Le preferenze, “le quote rosa”? Non necessarie. Porcellum e Italicum si chiamavano le ultime leggi elettorali e già il nome era un programma. Il primo non ha bisogno di spiegazioni, ma per i più giovani ricordiamo che Italicus era il nome di un treno bersaglio di una strage terroristica che nel 1974 provocò 12 morti e 48 feriti. Non vi sembra piuttosto nefasto il nome? Forse non si riuscì a trovare di meglio, ma non è dal nome che si giudicano le leggi elettorali.

E infine la Costituzione! Il fiore all’occhiello delle riforme. La riforma di tutte le riforme, per demolirla e rifondarla secondo nuovi criteri. Si cominciò dall’articolo 138 che riguardava le leggi di revisione della costituzione italiana. E fu il colpo d’ala per l’“alto volo” (come dissero loro) o “folle volo”, come il viaggio di Ulisse nel racconto di Dante. Una volta intervenuti su quell’articolo troppo ingombrante e restrittivo, la strada per la demolizione era aperta. E fu il colpo di grazia al vecchio e decrepito.

Per concludere, qualcosa sul comportamento politico ed elettorale dei cittadini. Primo fra tutti la sfiducia e il disinteresse nella politica, la fine dei partiti e la nascita di “movimenti”, la diffidenza verso l’europeismo e poi l’euroscetticismo, fino a disertare progressivamente le urne elettorali. Percentuali sempre più basse dalle elezioni amministrative, alle politiche, alle europee.

Quanti di voi si tennero informati e parteciparono alle ultime elezioni per nominare il sindaco della propria città o votarono i propri candidati al parlamento europeo? Un grazie di cuore a tutti quelli che non lo fecero. A loro siamo debitori dell’ultima spallata al passato per conquistare questo presente che oggi festeggiamo. Ora la nuova classe politica terrà in pugno il sistema e finalmente noi non dovremo più occuparcene.

Buon futuro a tutti!

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