MARCO SACCO, LAUREATO IN INGEGNERIA, VOLONTARIO PER L’ASSISTENZA AGLI EMARGINATI, FOTOGRAFO… E GIOVANE PROMESSA DELLA NOSTRA TERRA

Articolo di Donatella Albergo                                  
Fotografie di Marco Sacco                                                       

Ho conosciuto Marco come volontario In.Con.Tra. quando distribuiva la cena in stazione per i senza fissa dimora. Quando aveva il suo turno, arrivava con la vecchia Panda piena di teglie di pasta al forno e latte caldo d’inverno. E la macchina fotografica era già con lui, appesa al collo. Si è laureato in Ingegneria, ma quella fotocamera era sempre lì con lui a raccontare storie, a fermare atmosfere, a scavare nell’anima, a far indignare, a denunciare, a presentare, a consolare…

 

Marco nasce a Bari. Dopo il liceo s’iscrive alla Facoltà d’Ingegneria del Politecnico di Bari. Durante gli studi universitari inizia ad interessarsi di fotografia. La sua attenzione è fin dal primo momento concentrata sull’uomo e sulla società. La fotografia diviene lo strumento per testimoniare la realtà. Privilegia la valorizzazione delle persone e della realtà comune restituendo attraverso le immagini una memoria. Egli avverte la disattenzione umana, frutto della vita veloce che conduciamo, fermandosi ad osservare uomini e luoghi che inevitabilmente muteranno e scompariranno senza a volte lasciare traccia e ricordo del proprio passaggio.

La sua percezione umanistica, quasi antropologica, unita alla curiosità ed alla spensieratezza del fotografo vagabondo, solitario e senza meta, lo porta a imbattersi nella strada, quel luogo dove egli avverte il fluire della vita. Ma oltre ad una fotografia da flâneur, la sua indagine personale spazia, inevitabilmente, nel reportage sociale. Tra i suoi progetti, tutt’ora inediti, alcuni privati e sempre in via di sviluppo, vengo a conoscenza di diversi lavori, come quello sulle culture giovanili, oppure sul mare e sui pescatori ed, inoltre, una serie di fotografie su Bari Vecchia.

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A quali lavori sei più legato e perché?

Sono legato a tutti i lavori, intesi sia come singole fotografie che come storie, nella stessa maniera. Certamente ci sono lavori che hanno una valenza sociale e politica superiore ad altri. Ultimamente il lavoro sui rifugiati è quello che ha suscitato in me un coinvolgimento maggiore.

Mi incuriosisce tanto sapere com’è nata questa tua passione per la fotografia.

Da sempre ho avuto una predisposizione all’osservazione delle persone. Fin dall’infanzia ho sviluppato una curiosità nei confronti dell’uomo e del suo ruolo nella società. La fotografia è diventata, di fatto, il mezzo che mi permette di creare una testimonianza di quel vedo e di quel che vorrei mostrare.

Ed ora eccolo qua l’ultimo reportage di Marco Sacco, Seconda Accoglienza, uscito a luglio sul Witness Journal n° 65 e ad agosto pubblicato su Vogue.it, sui rifugiati dell’ex liceo classico Socrate di Bari. Anche in quest’ultimo lavoro, Marco è sempre se stesso: con lo sguardo sui più deboli, graffia coscienze addormentate e scruta con occhio vigile. I suoi scatti sono rigorosamente in bianco e nero, taglienti e pietosi nello stesso tempo, denudano e frugano, ma con dignità e pietà.

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Marco, vuoi parlarci tu stesso di questo tuo ultimo reportage? Cominciando dall’inizio: com’è nata quest’idea?

Causalmente sono venuto a conoscenza dell’occupazione dell’ex-liceo Socrate di Bari da parte di immigrati (prevalentemente del Ciad, Sudan ed Eritrea). Essi sono giunti in Italia con l’intenso flusso migratorio del 2009. Ho deciso di documentare proprio nell’estate del 2014 la condizione di questi rifugiati, con l’intenzione di porre l’attenzione, in questo momento storico segnato da un’ondata migratoria senza precedenti, sulla realtà e sugli sviluppi che vivono gli immigrati dopo anni dal loro arrivo e sulla totale assenza delle autorità competenti.

Cosa ti ha spinto ad occuparti soprattutto degli “ultimi del mondo”?

Certamente vale il pensiero espresso in precedenza. Ma occorre fare delle precisazioni sulla motivazione più profonda che mi ha spinto ad entrare nell’intimità dei soggetti fotografati. Non ho voluto usare il dolore altrui per appagare il mio ego, per soddisfare la mia curiosità, o per fare delle “belle foto”. La mia mission va ben oltre questo. Il fine ultimo del mio reportage (che è ancora work in progress) è quello di sensibilizzare gli spettatori su un tema così attuale, tema che vede lesi e negati i diritti umani. Mi auguro che questo reportage tocchi le corde più profonde dell’anima delle persone a capo delle autorità istituzionali (e non solo) e che, adempiano al loro lavoro, aiutando questi rifugiati che versano in condizioni al limite della stessa dignità.

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Infine, Marco, vuoi dirci quali sono i tuoi progetti per il futuro: farai l’ingegnere, il fotografo o il volontario e qual è il tuo sogno nel cassetto?

Non so cosa mi riserverà il futuro. Cerco nel mio piccolo, ma con tutti i mie sforzi, di realizzare un sogno.

Allora in bocca al lupo! Stoffa, idee, talento, ambizione, cuore e testa non ti mancano di certo!!!

 

Link:

Seconda Accoglienza on Witness Journal 65:

http://witness.fotoup.net/wj/index.php?issue=65

 

Second Reception on Vogue.it:

http://www.vogue.it/people-are-talking-about/vogue-arts/2014/08/marco-sacco

 

Sito Web:

http://marcosacco.altervista.org/

 

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