In memoria di Nino Lavermicocca

Articolo e foto di Roberta Giordano                                

 

 

Si è svolta ieri, nella Sala Consiliare del Comune di Bari, una commemorazione in onore di Nino Lavermicocca, archeologo e studioso del Medioevo pugliese, scomparso nel marzo di quest’anno.

Lo hanno ricordato tanti amici e rappresentanti di associazioni, cui lo stesso Lavermicocca aveva aderito negli anni o con cui aveva collaborato.

Ha aperto la serata il professor Vito Leccese, che si è detto onorato di essere stato chiamato a fare da moderatore tra i tanti che hanno voluto spendere una parola per l’amico scomparso.

Primo atto è stato quello di dare lettura delle parole del giornalista Lino Patruno, all’indomani della triste notizia della morte di Nino Lavermicocca: “Le campane di tutte le chiese di Bari Vecchia dovrebbero suonare insieme, per lui. E i santi di strada che occhieggiano dalle edicole dovrebbero rivolgergli un saluto per l’ultima volta. Perché Nino Lavermicocca di Bari Vecchia non era solo amante e cantore e rabdomante di tesori. Ne era una pietra dei basolati, l’anima delle corti, il lampo degli archi, lo scrigno delle tradizioni, il genius loci (lo spirito del luogo) e il genius gentis (lo spirito della gente)”.

E’ toccato poi alla dott.ssa Francesca Radina, responsabile della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, che lo ha ricordato ripercorrendone la biografia, fino al suo incarico come Ispettore archeologo medievista per la Puglia. “Era insofferente ai lacci della burocrazia…” dice la Radina parlando di lui e delle sue qualità professionali.

E ancora: Padre Damiano Bova, in rappresentanza della Basilica di San Nicola, il Santo che Nino Lavermicocca considerava elemento identitario della comunità barese e di cui immaginava un possibile cammino di pellegrinaggio al pari di quello di Santiago di Compostela.

Lucia Aprile, presidente dell’Adirt, Associazione difesa insediamenti rupestri e territorio che  “Nino, amico fin dai tempi dell’università”, aveva contribuito a far nascere nell’aprile del 1982.

Il professor Dino Borri, esponente del Fai, la prof. Raffaella Cassano, Presidente dell’associazione “Italia Nostra”, Franco Neglia, promotore dell’associazione “Murattiano”, e Rochy Malatesta del Cesvir (Centro Economia e Sviluppo Italo-Russo).

Commosse e dure le parole dell’amico Lettiero Munafò, generale dell´Aeronautica a riposo e presidente per la Puglia della Sipbc (Società italiana per la protezione dei beni culturali), a sottolineare le difficoltà con le istituzioni, il disinteresse di queste per la cura del territorio e per la salvaguardia della storia di questo paese, l’amarezza dei Nino Lavermicocca per i tanti progetti non realizzati, per le perdite continue di un patrimonio che troppo spesso le nostre istituzioni non hanno apprezzato.

Sarà il dott. Antonino Greco, presidente dell’Archeoclub Bari a.p.s. “Italo Rizzi”, a riportare il discorso dall’amarezza all’impegno di Nino Lavermicocca, un impegno costante in nome di una identità religiosa e culturale che lui intravedeva per Bari e la Puglia, in nome di quel Santo distintivo, a noi tanto caro, che proprio oggi si celebra.

In chiusura la lettura del pensiero del Sindaco Antonio De Caro, che non è potuto intervenire, ma promette di portare in giunta la proposta di intitolare una piazzetta o una via di Bari Vecchia allo studioso che tanto ha fatto per questa città,

Infine le dolci e affettuose parole di uno dei figli, Stefano, che prova a fermare il tempo per dire che non finisce qui, che ancora c’è speranza per cambiare, per realizzare questo futuro che è di tutti, perciò “grazie papà!”

 

Bari, 6 dicembre 2014

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