Sviluppo e Riqualificazione: il “Libertà” come risorsa culturale

Articolo e foto di Antonio Garofalo

 

Il quartiere Libertà sotto i riflettori da sempre, oggi si prende la scena smuovendo la politica e non solo quella del proscenio di una grande città come Bari, ma anche quella nazionale.

Infatti, con una lettera – petizione all’attuale ministro dell’interno nonché vicepresidente del Governo – con cui si sono raccolte tremila firme, a detta di chi l’ha promossa, si chiede a Matteo Salvini, di “liberare il quartiere dall’invasione degli irregolari”.

Come se la questione “sicurezza e legalità”, fortemente precaria e di degrado in tale parte della città, fosse una questione dovuta alla cospicua presenza di immigrati.

Una correlazione per niente convincente, mossa solo da pura propaganda politica, per chi stasera ha riunito forze associative, cittadine e istituzionali nel cuore del Libertà, ossia a piazza Risorgimento, una delle più belle di questo quartiere.

E non è un caso che tale risposta di “difesa civica” sia nata e stata promossa da un sindacato, la CGIL, che ha coniugato con tale iniziativa non solo la questione lavoro, il problema dei problemi, origine di tutti i mali, ma vari altri temi che, all’interno del nostro quartiere, dovrebbero essere apertamente e concretamente perseguiti: libertà, uguaglianza, pace e giustizia.

Queste le parole più sentite nei vari interventi che hanno riempito di contenuti il titolo della locandina di tale manifestazione, vale a dire: “Il quartiere Libertà tra sviluppo e riqualificazione”.

Sono intervenute: Anpi, Arci, Libera, Rete della conoscenza, Act, Camera di Commercio, Parrocchia Redentore, Convochiamoci per Bari, Confesercenti ed hanno partecipato assessori del Comune di Bari, il vicesindaco Pierluigi Introna e il Presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

La testimonianza prima e più significativa l’hanno data soprattutto coloro, in tanti ormai, che vogliono far passare per protagonisti negativi gli immigrati.

In questa piazza, dove i quartieri Murat e Libertà s’incontrano, legandosi indissolubilmente a due arterie cittadine, Via Putignani e Via Manzoni, si sono susseguiti rappresentanti di varie comunità che a Bari si sentono a “casa”. Qui sono giunti anni fa ed hanno trovato accoglienza, provenendo dal Senegal, dal Mali, dall’Albania e da tante altre terre, più o meno lontane, alcune citate altre no, che hanno rivendicato a chiare lettere come dalla pace e dall’armonia e da esperienze di lavoro, di relazione, possa nascere una vera umanità, segnale di autentica solidarietà tra le persone, anche di culture completamente diverse e lontane.

Ogni associazione poi, attraverso delegati e referenti, ha espresso il suo punto di vista, la sua proposta per la situazione e lo stato di degrado incontrovertibile che si “respira” in tale luogo cittadino.

Qualcuno ha preso come spunto la lettera–petizione che ha scosso il senso civico di tanti cittadini, per dire chiaramente agli sciacalli che tentano di usare il tema dell’odio verso i migranti, come propaganda politica, che “i veri irregolari sono i mafiosi, di qualsiasi nazionalità” – come ha affermato Gigia Bucci della CGIL.

Le ha fatto eco don Francesco Preite dell’Associazione Redentore, il quale ha detto che “Dio non può essere, in una situazione di calzante odio, di accuse ingiuste all’ultimo arrivato. Dio è dalla parte degli ultimi, dei più deboli, di chi senza ombra di dubbio ha bisogno di vicinanza e aiuto”. Sempre da parte sua la proposta, che è stata anche un appello, affinché “aumentino i presidi di legalità e s’investa sulla formazione professionale e sulle povertà”.

Il presidente dell’ANPI Prof. Martino ha detto che in questo momento bisogna “affrontare la sfida che viene lanciata”. Sicuramente non è con l’indifferenza o non parlandone che si risolvono i problemi della città, che sono poi gli stessi dell’intera nazione. “Affrontiamo il dialogo, il confronto ma anche la sfida, se ciò può metterci nella condizione di costruire e non distruggere”.

Ha preso poi la parola il Prof. Colaianni, dell’Associazione “Giustizia per il Libertà” che da anni, insieme ad altri cittadini, si batte per evitare lo spostamento degli uffici giudiziari, il Tribunale e la Corte d’Appello, da Piazza De Nicola ad una zona periferica della città, nei pressi dello Stadio San Nicola. Ciò deprimerebbe ancor più un quartiere che è stato sede di una grande fabbrica, come la manifattura e Tabacchi, di ben sei cinema e di un centro sportivo come l’ex GIL. Insomma, la storia di tale quartiere è sempre stata accompagnata da strutture e infrastrutture che l’hanno valorizzato e reso sicuramente più vitale di come non lo sia ora. Fatta di “luoghi emblematici” e non di “spazi”. Sarebbe un grosso errore “perdere il Palazzo della Giustizia”, ha detto ai rappresentanti della Giunta Comunale presenti.

L’odio verso i migranti – è stato sottolineato – sposta l’attenzione dai temi veri di disagio del quartiere, a partire dall’assenza del lavoro per i giovani, alla violenza con cui la crisi economica si è abbattuta soprattutto sulle periferie. Proposta a tale riguardo: “l’attivazione di un tavolo permanente di programmazione che tenga insieme politiche educative, sociali e formazione, accanto a progetti di riqualificazione urbana”.

Tra le denunce, quella di un giovane studente, il quale strenuamente ha affermato che “la colpa di tale stato di cose è stata della politica, di una parte della sinistra di governo, compresa quella del governatore Emiliano (lì presente), che ha contribuito a far crescere e riemergere i fascismi e la destra”.

La piazza non era gremitissima, lo si è notato e negli interventi lo si è fatto notare .

L’avv. Michele Laforgia per “Giusta Causa”, ha affermato a tale riguardo che già il fatto di esserci costituisce un fattore positivo, perché incoraggia e testimonia, in modo dignitoso, il proprio disappunto ovvero la propria ben individuabile presenza. Ha aggiunto poi che quella per il Libertà è una battaglia per l’intera città. “Dobbiamo dare una risposta, iniziando a ripensare e riprogrammare il futuro di questo quartiere, perché se non c’è futuro qui, non c’è futuro per la città, per la Regione, per il Paese”.

E infine l’intervento di Emiliano: “bisogna intervenire con la strategia che abbiamo sempre avuto in questa città: alle forze dell’ordine il compito di arrestare chi commette reati, al Comune, alla Regione, all’antimafia sociale, quello di lavorare sul sostegno alle fasce deboli e sulla riqualificazione delle periferie”. E’ stato proprio il governatore il quale, va detto, non solo applaudiva agli interventi “critici” nei suoi confronti, ma ha anche ammesso i suoi errori, a ricordare che in questa piazza ha iniziato la propria campagna elettorale, oltre dieci anni fa. Perché questa piazza chiamata “Risorgimento” e il quartiere chiamato “Libertà” potessero essergli di buon auspicio, come poi è stato.

Due parole effettivamente che questa sera potrebbero servire, non poco.

Una comunità come la nostra oggi più che mai ha bisogno non solo di far crescere la partecipazione, come quella che si è realizzata questa sera, ma anche e soprattutto della Storia del passato (con la S maiuscola, appunto), per vivere il presente, quel tanto che conta per “aprirsi un futuro ”.

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