Basta con le guerre

Articolo di AG
Foto tratte dal WEB

Piove a tratti, ci si prepara al peggio, e invece l’indecisione passa, tanto che si chiudono gli ombrelli. Ed è un bene. A Bari, in piazza Diaz arrivano persone, bandiere, striscioni, cartelli, perché si sta per iniziare.

E’ il 12 novembre 2023: associazioni e cittadini a favore della Pace, hanno realizzato un corteo per le vie del centro, promosso dal  Comitato per la Pace di Terra di Bari.

Il sentimento o lo spunto vero e più autentico che dovrebbe sostenere tenacemente manifestazioni come questa, in tutto il mondo, lo ascolto da una bambina – vera musa ispiratrice –  tenuta per mano dai propri genitori: “che significa fare la pace?”    

Ecco che a un interrogativo candido come questo, a cui noi adulti dovremmo saper rispondere, a prescindere dalle analisi, ma con azioni e comportamenti concreti,  data la nostra maturità politica e sociale, non riusciamo a farlo nonostante.

Innanzitutto, proprio perché le prime e più innocenti vittime della guerra che non ha una causa, ma solo effetti, sono proprio loro, le bambine e bambini, in ogni parte del mondo.

E poi il dato di fatto, nonostante l’essere più sapienti rispetto al passato, è che difronte a una domanda del genere semplice (nella sua immediatezza) ci smarriamo o disperdiamo  la nostra forza intellettuale in innumerevoli risposte che allontanano l’esigenza che invece dovrebbe vederci tutti compatti nell’impegno di realizzare la pace.

Difronte al dolore, quello peggiore, dei più piccoli pur essendo esigenza universale, “unire”, ci si “divide”, su un tema vitale ossia salvare delle vite, non una, migliaia.

È successo per l’Ucraina, così dopo il 7 ottobre accade anche con la Palestina. Perché? Serve alla causa, già così fragile della pace appunto, andare da soli ? La risposta è no. Alcuni esempi veri. Ieri, si è svolta sempre nella nostra città, una manifestazione in solitaria, avente lo stesso scopo, le stesse finalità, organizzata dalla sola comunità palestinese che risiede da noi. E anche questo sta avvenendo in tutte le parti del mondo, non solo a Bari. C’è una motivazione, che non sia squisitamente  ideologica o di puro schieramento?

In altre manifestazioni politiche che hanno lo stesso scopo , fare la pace, si vietano alcune bandiere, addirittura vengono sequestrate. Qualcuno a giusta ragione ricorda che “La bandiera è un pezzo di stoffa, non è un’arma. La bandiera di uno stato che non può nascere -per le persistenti violazioni del diritto internazionale- andrebbe alzata più in alto, non nascosta e temuta. La bandiera è sempre un simbolo”. E quindi chiediamoci, perché arrivare a tanto? Fa bene allo scopo comune, unico e più necessario che mai, attualmente.

Oltre che sugli emblemi però l’altro elemento di divisione sono i diversi punti di vista, qualificati e qualificanti (intellettuali, saggisti o accademici), che sembrano non avere punti di unione o di condivisione, almeno di fronte all’acclarata oggettività scientifica (storica, geografica, ecc.) degli stessi.

Mentre penso a tutto questo, il corteo si è già mosso da un po’, così come lo striscione che lo apre: “La via della Pace non passa per l’astensione”. Il riferimento è alla risoluzione dell’O.N.U. di cessate il fuoco, che ha visto l’astensione (appunto) dell’Italia e di altre nazioni europee. Contesto che al momento mi risulta non essere diverso.

Aderiscono a tale iniziativa associazioni e organizzazioni sindacali, giovanili e no, il “volontariato”, ” la cittadinanza attiva”, quelle che la stampa chiama “sigle”. 

La manifestazione, che potrebbe sicuramente essere più numerosa, entra nel vivo e superato il lungomare e le vie limitrofe si snoda verso il centro cittadino, vestendosi di colori, di slogan, dei suoni (tamburi, timpani, piatti), dei e movimenti degli artisti di strada, partecipazione che non poteva mancare considerando la presenza dei  bimbi, anche in braccio o nei passeggini, in “marcia” con i loro genitori.

E mentre alla fine della manifestazione alcuni giovani accendono i fumogeni, comprendo  che disarmare ora più che mai non è utopia, ma un modo per chiedere all’umanità di dare un senso alla sua esistenza e al suo grado di civiltà. Basta con la guerra!

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