ALLA PROVA DEI FATTI

Articolo di Antonio Garofalo

Siamo alla prova dei fatti: il  4 marzo prossimo voteremo il nuovo Parlamento.

Il primo esame sarà innanzitutto per chi ha voluto questa nuova legge elettorale, perché se non si raggiunge la fatidica soglia del quaranta per cento, sarà difficile poter dire che ha vinto “la sovranità popolare”.

L’altro esame sarà per gli elettori, chiamati a compiere un ennesimo atto di fiducia.

Infatti, sono in molti a chiedersi dov’è e qual è il vero compito della politica, ormai sempre più espressione di “sistema” che di vera democrazia, ossia di “governo del popolo” autentico.

Insomma tutti quanti siamo chiamati a scacciare dalle urne l’idea che la nostra sia una “società a sé” e che ancora desideriamo andare a votare per creare una comunità, che sappia nella diversità e nel confronto, essere in grado di fare sintesi e occuparsi dei temi veri di questo Paese.

I giovani, l’immigrazione, la giustizia, la sanità, materie  che richiamano questioni e altrettanti argomenti “caldi”, come la scuola, il lavoro, gli ospedali, solo per citarne alcuni.

Il “flusso delle emozioni delle storie che fa la Storia”, al posto delle sofferenze, delle ingiustizie o degli entusiasmi sopiti.

Speranze e aspettative sempre più labili, ma che non possiamo lasciare in balia del disimpegno.

Libertiamoci come associazione di cittadinanza attiva promuoverà per il giorno 20 febbraio un incontro con il Prof. Nicola Colaianni, il quale ci spiegherà come funziona la nuova legge elettorale.

Un modo per informarsi e comprendere quale valore avrà quel “nuovo” che saremo chiamati a farci rappresentare nelle aule di Montecitorio e Palazzo Madama.

Poi il giorno 28 febbraio prossimo, la “prova dei fatti” avverrà con un incontro con i candidati locali delle varie liste elettorali. Chiederemo loro di fornirci dei validi e buoni motivi per andare a votare. Saremo rigorosi come cittadini “attivi” nel chiedere più che programmi attività concrete per riannodare quel filo sempre più esile, forse già spezzato?,  tra eletti ed elettori.

L’associazione chiede a tutti di essere partecipi e consapevoli perché ciò che stiamo vivendo è un passaggio fondamentale per il presente e anche per l’immediato futuro.

La nostra Costituzione è lì a insegnarcelo: niente è facile da conquistare, ma mai irraggiungibile o completamente “perso”.

E’ il nostro atto d’amore per il bene comune, è la vera “materia prima” su cui si fonda il diritto – dovere di dire la propria e con cui costruire un luogo di “differenti”, rispetto agli “indifferenti”.  Dobbiamo essere pronti all’impegno, non possiamo permetterci proprio ora di stare fermi.

PRESTO LA RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA LUDICA DEL GIARDINO GARIBALDI E L’INSTALLAZIONE DI UN’ALTALENA ACCESSIBILE

Articolo e fotografie di Donatella Albergo

Una buona notizia per il quartiere Libertà, per il verde pubblico, per la solidarietà fra i cittadini e per il rilancio di via Manzoni, che dal “Giardino Garibaldi” ha inizio.

giardino Garibaldi – Bari

La presidente del Municipio 1, dott.ssa Micaela Paparella, insieme all’assessore ai lavori pubblici, ing. Giuseppe Galasso e ai tecnici comunali, ha effettuato l’ultimo sopralluogo per installare nell’area ludica del “Giardino Garibaldi” un’altalena accessibile anche ai bambini in carrozzina. L’altalena solidale e la pavimentazione antitrauma sono state donate al Comune di Bari dall’Associazione Italiana Charcot-Marie-Tooth onlus, come dal suo progetto “Tutti in altalena!”, e acquistate anche con la generosità di tanti baresi e non. Insomma, con la partecipazione di cittadini e istituzioni che hanno risposto all’appello per una città più vivibile e umana. Il Municipio 1 e la dott.ssa Paparella hanno poi portato a termine l’iniziativa.

Ing. Giuseppe Galasso e Dott.ssa Micaela Paparella

Ma c’è di più: con l’installazione dell’altalena inclusiva, sarà riqualificata l’intera zona ludica del giardino. Riportiamo la dichiarazione dell’ing. Galasso: “La prossima settimana inizieremo con i lavori per l’installazione della nuova altalena accessibile. Oltre al montaggio della nuova giostrina, procederemo con la riparazione delle altre presenti che con l’andar del tempo risultano parzialmente danneggiate. In particolare, sostituiremo alcune parti mancanti o danneggiate, riverniceremo completamente il castelletto, ricoperto da scritte varie, e procederemo contestualmente a un intervento di igienizzazione complessiva dell’area ludica. In una ventina di giorni completeremo questo piccolo intervento che però assume una grande valenza per tutti i bambini, poiché arricchirà la dotazione di attrezzi ludici inclusivi e, laddove necessario, permetterà di riqualificare quelli esistenti all’interno del giardino.

“Grazie all’impegno dell’Associazione Italiana Charcot-Marie-Tooth, abbiamo avuto la possibilità di montare, in piazza Garibaldi, un’altalena che consentirà ai bambini con difficoltà di giocare con i loro coetanei e trascorrere un po’ di tempo all’aria aperta. – Così ha commentato la dottoressa Paparella – Questo risultato si deve alla generosità di tanti cittadini che hanno risposto all’appello lanciato dalla onlus per la raccolta dei fondi per garantire il diritto al gioco a tutti i bambini”.

L’Associazione Italiana Charcot-Marie-Tooth onlus (AICMTonlus) è formata da famiglie e pazienti affetti da una malattia genetica rara, la Carcot-Marie-Tooth. Poiché non c’è una terapia risolutiva di questa patologia, gli obiettivi dell’Associazione sono, tra gli altri, quello di migliorare la qualità della vita. In quest’ambito, l’Associazione ha pensato ai più piccoli, lanciando in tutta Italia il progetto “Tutti in altalena!” perché il diritto al gioco è di tutti i bambini. Bari è stata la prima città a centrare l’obiettivo e presto questo diritto sarà una realtà più vicina nel quartiere Libertà, il più popoloso di Bari.

Seguiremo i lavori e continueremo a tenervi informati.

Bari, 19 gennaio 2018

http://www.comune.bari.it/-/stamattina-il-sopralluogo-in-piazza-garibaldi-per-la-collocazione-della-nuova-altalena-accessibile

 

“QUANDO L’ARIA PROFUMA DI VIN COTTO E CANNELLA”

Articolo di Donatella Albergo
Fotografie di Roberta Giordano

 

C’è un momento dell’anno, a Bari, nel Borgo Antico, in cui l’aria profuma di vin cotto, cannella e mandorle amare e da un’antica bottega, avventori con le borse piene sembrano uscire insieme a una leggera nebbiolina di zucchero a velo. Allora ti accorgi che Natale non è lontano, anticipato dal pungente odore di sgagliozze e popizze, misto alla cioccolata fumante nelle umide albe del 6 dicembre, San Nicola.

Il cuore dei dolci natalizi baresi è una bottega che ha più di 150 anni, alle porte del Borgo Antico e del sagrato della Cattedrale, in Piazza dell’Odegitria. Appartiene alla famiglia Sifanno da quattro generazioni e ci lavorano, insieme al padre Mincuccio (Domenico), i cinque fratelli Gennaro, (u grann), Vito, Franco, Gino, Pasquale, la sorella Rosa e la nipote Giada. Ma sotto Natale otto paia di braccia non bastano a smaltire la folla che fin dalle prime ore del mattino si accalca nella bottega. Sembra una grotta zeppa di tesori, la grotta con la lampada di Aladino, la bottega che da un secolo e mezzo ha tutto per preparare i dolci dei baresi. Il cioccolato è richiestissimo e sempre di ottima qualità: bianco, al latte, amaro, nocciolato, fondente, gianduia, in polvere, scaglie, barrette, tavolette, dischetti, da sciogliere o da ricoprire. Alla menta, al peperoncino, alla liquirizia…

<<Nel febbraio del 1865, quando fu fondata da Francesco Bitetto, “U marnarid” era una fabbrica di dolci e confetti – ci dice Franco Sifanno che ci fa da guida – Poi si è trasformata in un negozio per la vendita di prodotti vari richiesti e spediti in tutta Italia. Pepe e legumi le specialità, ma soprattutto il pepe, dolce, fresco, profumato, rigorosamente in grani, perché purtroppo nella macinatura ci mettono di tutto! La fragrante qualità Teliscerry veniva spedita in ogni parte del giovane Regno d’Italia nei mesi estivi, appena raccolto>>. Da tutta la Regione la gente si recava a “U marnarid” per acquistare a buon prezzo prodotti altrimenti introvabili, specialmente le spezie. “Vid a U Marnarid, ca u jacch!…”. Dopo due generazioni dei Bitetto, in bottega subentrò la famiglia Sifanno: Mincuccio, all’età di sei anni, fu quasi preso in adozione dalle figlie del fondatore e nel 1973 ebbe l’attività completamente nelle sue mani, dando origine in negozio alla dinastia dei Sifanno.

La fortuna della bottega fu anche il suo nome: Francesco Bitetto, fu “u marnarid” perchè abitava la zona antistante il porto, dove attualmente c’è il ristorante “Il Gambero”. Quella zona, bordata da due scalinate, veniva chiamata “sus a la marnarì” perché abitata da gente di mare, pescatori e marinai dei mercantili che animavano il porto e che facevano cambusa dalla fornitissima drogheria che diventò del “Marnarid”. Anche un figlio dei Bitetto fu ufficiale della Regia Marina Mercantile, ricordano ancora con orgoglio in bottega.

Sono tanti i ricordi che Franco ha ancora impressi e che mi ha raccontato emozionato: soprattutto la commozione di chi, emigrante da decenni in Germania o in America, è poi ritornato in negozio e ha pianto, ritrovando odori, sapori, mobili, etichette, insegne dell’infanzia lontana. Franco ricorda ancora quando le mamme andavano in bottega, portando il piccolo per controllarne la crescita sulle bilance a due piatti in ottone “du marnarid”. Le bilance avevano il primo bollo del 1888, certificazione che l’Ufficio Metrico rilasciava dopo aver controllato che gli strumenti di misurazione per il pubblico non fossero contraffatti. Certe volte quelle mamme non compravano nulla, ma per i Sifanno bastava un loro sorriso ad occhi bassi…

Conosco Franco attraverso il volontariato e i mille modi di essere presente in città, sempre vicino agli esclusi: alla cena in stazione per i senza fissa dimora, ma anche in cattedrale per la distribuzione di indumenti puliti, per assicurare una doccia calda a chi non ne ha la possibilità, o per trovare un posto che non sia la strada dove dormire… Franco, spesso aiutato da sua moglie Nicoletta in questo sostegno agli esclusi, è sempre alla ricerca di un medico che curi la dissenteria o cavi un dente a chi non ha la tessera sanitaria, alla caccia di piatti caldi per chi non ha cucina o di una cucina per chi ha una stanza ma nient’altro. Con le loro chat cercano un posto-letto o un corredino per un nuovo arrivato o un’aspirina o un paio di scarpe e le mille cose di cui ha bisogno chi non ha nulla. Si ispirano all’insegnamento di Luigi Maria Grignion di Montfort, il santo missionario che fra il Sei e Settecento dedicò la sua vita agli ultimi del mondo. Tutti conoscono Franco in stazione o in cattedrale o nei dormitori e lui tutti conosce, faccia per faccia, nome per nome…


Così ho incontrato Franco, in stazione con Nicoletta e la loro cagnolina Dafne,  mentre, sempre sorridente, metteva ordine fra le cento mani, bianche e nere, che prendevano un piatto fumante. Ancora ho nelle orecchie il suo “Impariamo a dire grazie!”, detto sollevando il mento con la barba ispida e brizzolata per poterli guardare tutti con un unico sguardo…

Franco è anche questo, non solo “U marnarid”

 

REFERENDUM: Perché il SI? Perché il NO?

fotografie di Roberta Giordano

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Sono questi gli interrogativi che stanno segnando l’attualità dei nostri giorni, che generano domande e risposte da parte di giuristi, politici, intellettuali, ma anche di tanti cittadini e associazioni. Le ragioni di chi vuol cambiare o difendere la nostra Costituzione, sono le une difronte alle altre, in un contradittorio che pone sicuramente le basi, di quello che sarà il futuro dell’ordinamento parlamentare in Italia.

Il Si significa cambiamento; ma è il migliore dei “cambiamenti”?

Il NO che è sicuramente difesa e rispetto di valori fondanti della nostra Costituzione, potrà poi divenire “mutamento propositivo”?

La Costituzione di per sé, è un sano equilibrio di storia, principi e istituzioni, tema centrale di democrazia e politica nella nostra nazione. Ora il ddL-Boschi (Disegno di Legge, approvato il 12 aprile 2016), sottoposto a referendum, ci pone difronte alla scelta se cambiare o meno.

La Scuola di Formazione alla cittadinanza attiva – Libertiamoci, in linea con le proprie finalità statutarie, ha promosso il 20 settembre scorso un dibattito sulle differenti posizioni che stanno animando il dibattito referendario. L’incontro si è svolto presso la Sala Consiliare della Città metropolitana di Bari, ex-Palazzo della Provincia, e ha visto una bella e vivace partecipazione da parte di cittadini attenti e critici.

Relatore per le ragioni del SI, il prof. Ennio Triggiani; per le ragioni del NO il prof. Nicola Colaianni.
Moderatore, per l’Associazione Libertiamoci: Dott. Antonio Garofalo.

Prof. Ennio TRIGGIANI

Prof. Ennio TRIGGIANI

Prof. Nicola COLAIANNI

Prof. Nicola COLAIANNI

Dott. Antonio GAROFALO

Dott. Antonio Garofalo

 

Fermo restando l’invito alla partecipazione, di seguito offriamo una sintesi delle divergenti posizioni, a supporto della scelta consapevole cui siamo chiamati domenica 4 dicembre 2016.

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LE RAGIONI DEL SI ALLA RIFORMA

1. La riforma è limitata alla parte II della Costituzione (ordinamento della Repubblica): non modifica i Principi fondamentali; non modifica la Parte Prima (diritti e doveri dei cittadini); non modifica la forma dello Stato e di Governo.

2. I punti cardine della Riforma sono: Superamento del bicameralismo paritario; Senato espressione delle istanze degli enti territoriali; la maggior parte delle leggi sarà approvata dalla Camera; tutela delle minoranze e Statuto delle opposizioni; dovere di partecipazione alle sedute; innalzamento del quorum per l’elezione del presidente della Repubblica; modifiche all’elezione dei giudici della corte costituzionale; migliore definizione dei rapporti Stato e Regioni; Soppressione delle Provincie e del CNEL.

3. Approfondendo per superamento del bicameralismo paritario o perfetto s’intende che il Parlamento continuerà ad essere formato da Camera e Senato, ma con composizione e funzioni differenti cd. “bicameralismo differenziato”. Si afferma che se nella UE solo 13 Paesi su 28 hanno una seconda camera, dei 13 solo 5 prevedono l’elezione diretta dei suoi componenti, di questi cinque solo Italia, Polonia e Romania ha poteri legislativi rilevanti e di questi tre solo l’Italia ha gli stessi identici poteri dell’altra Camera. E’ quindi evidente che il bicameralismo perfetto non è imprescindibile garanzia di democrazia.

4. Il Senato della Repubblica passerà dagli attuali 315 membri a 100 (più gli ex Presidenti della Repubblica) e diventerà organo permanente a elezione indiretta (o di secondo grado). Svolgerà funzioni diverse da quello attuale e concorrerà in modo diverso alla funzione legislativa. Esso avrà una funzione di raccordo tra la Stato, altri enti costitutivi e Unione Europea. Funzione legislativa costituzionalmente differenziata; concorso all’elezione diretta del Presidente della Repubblica e di un terzo del CSM. Infine nomina di due giudici costituzionali. Il Senato inoltre potrà sempre chiedere –a maggioranza assoluta– alla Camera di esaminare un disegno di legge: la Camera sarà tenuta ad esaminarlo ed a pronunciarsi entro sei mesi. I senatori mantengono inalterato il loro potere d’iniziativa legislativa.

5. Come si comporrà il nuovo Senato: 74 eletti tra i Consiglieri regionali e delle province di Trento e Bolzano; 21 eletti tra i Sindaci (1 per ciascuna Regione o Provincia autonoma); 5 nominati dal Presidente della Repubblica (per sette anni non rinnovabili); ex Presidenti della Repubblica. Come verranno eletti i senatori? Da una legge ad approvazione bicamerale, impostando l’elezione su base proporzionale e promuovendo l’equilibrio tra donne e uomini. I senatori saranno eletti dai rispettivi Consigli, in conformità alle scelte espresse dagli elettori per i candidati consiglieri: secondo modalità definite nella futura legge elettorale del Senato; fino a quel momento i Consigli eleggeranno direttamente al loro interno i senatori. Inoltre i senatori di nomina presidenziale (in carica 7 anni) non saranno rinnovabili e non avranno alcuna indennità.

6. La tutela di minoranze e opposizioni, viene prevista attraverso la garanzia dei diritti delle minoranze parlamentari; la garanzia riguarderà sia la Camera che il Senato; le modalità saranno definite dai regolamenti parlamentari. Lo Statuto delle opposizioni, verrà disciplinato dal regolamento della Camera e riguarderà solo la Camera, perché unico ramo del Parlamento a dare la fiducia al Governo.

7. Per quanto riguarda il dovere di partecipazione alle sedute, i parlamentari avranno costituzionalmente l’obbligo di partecipare alle sedute delle assemblee ed ai lavori delle commissioni.

8. Le novità sulla partecipazione dei cittadini riguarda, innanzitutto, il referendum abrogativo. Con la riforma la regola attuale (500.000 firme per il referendum e il quorum del 50%+ 1 degli aventi diritto per la validità della consultazione) rimane valida ed in più in caso di raccolta di 800.000 firme, il quorum sarà dato dal 50% + 1 dei votanti alle ultime elezioni della Camera.

9. Per i progetti di legge d’iniziativa popolare: ora richiesta di 50.000 elettori e nessuna garanzia di esame parlamentare; ora richiesta di 150.000 elettori e Camera e Senato saranno obbligati a discutere e deliberare. Nasce poi una nuova forma di proposta legislativa che è il referendum popolare propositivo, condizione ed effetti del quale saranno stabiliti con legge costituzionale.

10. Altra novità sulla partecipazione dei cittadini è il referendum d’indirizzo, non del tutto nuovo già utilizzato nel 1989 per attribuire mandato al Parlamento europeo diretto a redigere un progetto di Costituzione europea. Condizioni ed effetti anche qui stabiliti con legge costituzionale e le modalità di attuazione saranno definite con legge bicamerale. Infine rimangono sostanzialmente invariate le competenze tra Stato e Regioni.

LE RAGIONI DEL NO ALLA RIFORMA

1. Non si cambia la Costituzione a stretta maggioranza, quella governativa

La nostra Costituzione, pur implicando un cambio di regime, della forma di Stato e di quella di governo, fu approvata con quasi il 90% dei voti. La riforma attuale è stata approvata con il 55%, addirittura un po’ di meno di quelli serviti per la maxiriforma precedente, quella del governo Berlusconi, poi bocciata nel referendum di dieci anni fa. Con maggioranze così striminzite la Costituzione diventa una legge qualsiasi in mano alla maggioranza governativa. “Abbiamo i numeri”, hanno detto i suoi sostenitori. Ma allora è una Costituzione dei vincitori: chi vince le elezioni diventa proprietario delle istituzioni.

2. La Costituzione è stata riformata da una maggioranza fittizia

Ma c’è di più: la maggioranza del 55% è fittizia perché gonfiata dal premio di maggioranza previsto dal sistema elettorale Porcellum dichiarato illegittimo dalla Corte costituzionale. Il Parlamento non ha dato esecuzione a questa sentenza: e si capisce perché altrimenti la maggioranza avrebbe dovuto assegnare alle minoranze (5stelle, Forza Italia, ecc.) tutti i seggi ottenuti grazie al premio illegittimo e la riforma non sarebbe passata. Così una maggioranza che, al netto di quel premio, è in effetti una minoranza ha riformato ben 40 degli 85 articoli della seconda parte della Costituzione .

3. La riforma intacca la sovranità popolare impedendo l’elezione dei senatori

Si dice che la prima parte, quella dei diritti, non è stata toccata. In realtà la riforma deroga di fatto proprio all’art. 1 della Costituzione, secondo cui “la sovranità appartiene al popolo”. Infatti, il Senato non sarà più eletto da noi cittadini, ma dai consiglieri regionali. E neppure proporzionalmente ai voti dei cittadini giacchè le vigenti leggi elettorali regionali hanno prevalentemente carattere maggioritario. Peraltro, il nuovo Senato sarà composto dagli stessi consiglieri regionali e da un sindaco per ogni Regione, eletti in base ad appartenenze partitiche e quindi senza vincolo di mandato da parte delle istituzioni. Questi senatori part time – ma con piena immunità parlamentare, come i deputati – sono l’emblema di un organo costituzionale privo, come una Città Metropolitana qualunque, dell’investitura popolare.

4. La riforma accentra i poteri nello Stato a scapito delle Regioni

Il nuovo Senato non rappresenta più – come ora, insieme alla Camera – la Nazione, cioè tutti noi cittadini, ma solo le “istituzioni territoriali” (Regioni, Comuni). Dovrebbe funzionare, quindi, da organo di intermediazione e coordinamento tra stato ed istituzioni locali. Ma in realtà sarà privo di poteri effettivi perché il nuovo riparto di competenze tra Stato e Regioni è sbilanciato a favore dello Stato. Questo, infatti, ha una competenza esclusiva su equivoche “disposizioni generali e comuni” in una serie di materie (governo del territorio, istruzione, salute, politiche sociali, sicurezza alimentare, attività culturali e turismo). Inoltre, su proposta del Governo, la Camera può intervenire anche in tutte le altre materie quando ravvisi esigenze di tutela non solo dell’unità giuridica o economica della Repubblica ma anche di un asserito “interesse nazionale”. Le Regioni vengono ridotte così a poco più che organi integrativi dello Stato, se non proprio amministrativi (e il fatto che negli anni questa deriva sia stata realizzata dalle stesse Regioni non pare una buona ragione per ridurne anche formalmente il potere legislativo). Vengono fatte salve però quelle a statuto speciale: e che la Sicilia o il Friuli debbano continuare ad essere privilegiate rispetto alla Puglia o alla Lombardia appare davvero sconcertante.

5. La riforma non semplifica ma complica l’azione legislativa

La fine del “bicameralismo perfetto” non produrrà una semplificazione dell’azione legislativa. Non è vero che finirà il ping-pong delle leggi da una Camera all’altra. Il Senato, infatti, continuerà a svolgere insieme alla Camera funzioni riferite alla legislazione statale e perfino alle riforme costituzionali ed eleggerà in proprio due giudici della Corte costituzionale (mentre i 630 deputati ne eleggeranno solo tre: una sproporzione ingiustificabile). E avrà inoltre possibilità di intervento – talvolta eventuale, talaltra obbligatorio e pure rafforzato – anche nel procedimento legislativo monocamerale. Si tratterà, certo, di un potere in definitiva impari nei confronti della Camera, che avrà in tutti i casi l’ultima parola. Tuttavia, è evidente l’inedita e pasticciata complicazione di procedimenti legislativi (se ne contano sette).

6. La riforma non rende più efficiente il sistema

Che il sistema attuale non sia abbastanza “decidente”, se non al costo di “inciuci” di ogni genere, è in buona misura propagandistico: se la maggioranza è coesa i tempi sono rapidi, tanto che l’attuale governo, pur frutto di una maggioranza raccogliticcia, si vanta (giustamente, a parte la discutibilità del merito) di aver approvato in due anni leggi che non si approvavano da venti: dal mercato del lavoro alla pubblica amministrazione, dalla Rai al sistema elettorale, alla stessa riforma costituzionale, perfino alle unioni civili. Ma, ammesso che non basti, la via più efficace per aumentare la governabilità è il monocameralismo, effettivamente preferibile se accompagnato da forti contrappesi, come ad esempio una legge elettorale proporzionale, eventualmente con sbarramento.

7. La riforma non abbatte i costi della politica

I costi della politica non giustificano il declassamento di un organo costituzionale. Ma comunque essi vengono ridotti in maniera non significativa. Il Senato costa, infatti, 530 milioni all’anno ma di questi solo 79 riguardano le indennità dei 315 senatori e 21 le spese per i gruppi parlamentari. Il resto sono spese fisse (stipendi dei dipendenti e costo dell’organizzazione), che rimarranno in piedi. Il risparmio sarà di soli cento milioni all’anno: una cifra irrisoria se si pensa che solo per fare il referendum sulle trivelle in un giorno diverso dalle elezioni amministrative – all’evidente scopo di non agevolare il raggiungimento del quorum – sono stati spesi 300 milioni.

8. La riforma si combina dannosamente con la legge maggioritaria Italikum

A dare la fiducia sarà solo la Camera: e questo va bene, visto che sarà l’unico organo ad investitura popolare. Ma occorre considerare che, per effetto del sistema elettorale Italikum a forte effetto maggioritario, la maggioranza di 340 seggi sarà di una sola lista: quella che avrà ottenuto almeno il 40% dei voti o, se di meno, avrà prevalso nel turno di ballottaggio. Una maggioranza, quindi, oltre che sproporzionatamente sovradimensionata rispetto all’effettivo consenso elettorale ricevuto, di fatto obbligata, se vuole durare fino alla fine della legislatura (come sta accadendo alla maggioranza attuale), a dare la fiducia a chi in realtà è il suo padrone: il governo e il suo capo.

9. La riforma affida al Governo il controllo dell’attività legislativa della Camera

Il controllo pieno del governo sulla maggioranza della Camera si manifesterà ancor più nell’esercizio dell’attività legislativa. Già ora esso ha la possibilità di utilizzare i decreti-legge e i voti di fiducia anche su materie non rientranti nel suo programma (come di recente sulle unioni civili). E’ agevolato, inoltre, da forzature regolamentari come il contingentamento dei tempi di discussione e i maxiemendamenti o emendamenti–canguro, che vanificano l’obbligo costituzionale di approvare le leggi articolo per articolo. La riforma aggiunge ora il voto con priorità e a data certa (70 giorni) sui disegni di legge dichiarati dal governo come “essenziali per l’attuazione del suo programma”. La Camera diventerà, in sostanza, prevalentemente un organo di ratifica dell’operato del governo.

10. Un premierato assoluto con indebolimento dei contrappesi

Per riepilogare: a) la funzione legislativa si sposta in una serie di materie nominate, e anche nelle altre tutte le volte che il Governo ravvisi un interesse nazionale, dalle periferie al centro; b) qui, nella stragrande maggioranza dei casi, la competenza esclusiva a legiferare è della sola Camera, la cui maggioranza – grazie al sistema elettorale fortemente maggioritario – è della lista governativa; c) perciò a gestire gli equilibri, cominciando dall’ordine del giorno, è il Governo e, in particolare, il suo capo, leader della lista di maggioranza. Questa vertiginosa concentrazione di potere – una forma di premierato assoluto – sarà favorita poi dall’indebolimento degli attuali contrappesi. La diminuzione del numero dei parlamentari determinerà, infatti, un forte abbassamento dei quorum previsti per l’elezione del Presidente della Repubblica e dei componenti del CSM (da 570 voti a 438, destinati ad abbassarsi se calcolati sui soli votanti) e dei giudici costituzionali (da 570 ad appena 60 per quelli eletti dal Senato e a 378 per quelli della Camera, praticamente alla portata dei 340 voti della lista di maggioranza).

Molti di questi difetti vengono riconosciuti dagli stessi sostenitori della riforma, che tuttavia li minimizzano come semplici limiti o imperfezioni tecniche, modificabili successivamente. Si tratta di vere e proprie disfunzioni, come s’è visto. Ma in ogni caso non v’è motivo o necessità di accettare un prodotto, che già si sa essere difettoso, solo perché ne va del futuro del governo. Non si può confondere il piano della Costituzione con quello della politica di governo e trasformare il referendum in un plebiscito a suo favore o contro. D’altro canto, la previsione di modifiche, nel momento stesso di approvarla, riduce la Costituzione ad una legge tra le altre, transitoria e priva di “superiorità – come disse Aldo Moro all’Assemblea Costituente – di fronte alle effimere maggioranze parlamentari”. Sono meditate ragioni di metodo e di merito quelle che motivano il NO. Non si può cambiare una Costituzione riservandosi di vedere l’effetto che fa.

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TUTTI IN ALTALENA

IL PROGETTO DELL’AICMT PER DOTARE I PARCHI PUBBLICI DI UN’ALTALENA PER BAMBINI IN CARROZZINA

L’AICMT (Associazione Italiana Charcot Marie Tooth,) è una piccola ma determinata Onlus con sede a Collegno (To) e si occupa di dare sostegno e consulenza ai pazienti e alle famiglie. Promuove la ricerca, l’informazione scientifica e la conoscenza di questa neuropatia.
http://www.aicmt.org/index.php?option=com_content&task=view&id=147&Itemid=161

La Charcot Marie Tooth (dal nome dei medici che per primi la descrissero nel 1886) è una malattia genetica che causa l’indebolimento dei muscoli dei piedi, delle gambe e delle mani. Ne consegue una grave perdita di manualità, postura e deambulazione. E’ una malattia rara, non mortale, ma degenerativa e compromette non poco la qualità della vita. Al momento non ci sono terapie risolutive.

L’AICMT conosce i problemi dei piccoli con mobilità limitata e delle loro mamme, perciò ha lanciato in campo nazionale il progetto “TUTTI IN ALTALENA”. Perché l’altalena? Perché non c’è ingiustizia maggiore di una malattia incurabile per un bambino. Allora abbiamo pensato che, se non possiamo curare quei bambini, almeno possiamo farli sorridere e dare la possibilità ai piccoli in carrozzina di andare in altalena nel parco della loro città, insieme agli altri. Perciò vorremmo acquistare almeno un’altalena per bambini in carrozzina (3000 euro circa) ed installarla in un giardino pubblico o in un parco giochi perché le peggiori disabilità sono la solitudine e la discriminazione.

Finora hanno risposto all’appello: Bari, Cagliari, Collegno, Rimini, Roma. Presto si unirà Torino e speriamo ancora tante altre città!

http://buonacausa.org/cause/altalena-disabili-ai-giardini-pubblici-di-bari#.V2L8y6frX2w.facebook
volontario referente: Donatella Albergo

http://buonacausa.org/cause/altalena-disabili-ai-giardini-pubblici-di-cagliari
volontario referente: Simone Musu

http://buonacausa.org/cause/altalena-disabili-ai-giardini-pubblici-di-rimini
volontario referente: Virginia Montanari

http://buonacausa.org/cause/altalena-per-disabili-ai-giardini-pubblici-di-roma
volontario referente: Magda Catania

http://buonacausa.org/cause/altalenadisabili#.V2L6o6woK-M.facebook
volontario referente: Paola Gillo
qui troverete tutti i dettagli. Il versamento è deducibile!

L’AICMT pubblica periodicamente gli aggiornamenti sulla sua pagina Facebook https://www.facebook.com/Associazione-Italiana-Charcot-Marie-Tooth-Onlus-62829197115/?ref=ts&fref=ts

A Bari qualcosa si sta muovendo. Alcune altalene speciali sono state già installate, ma ogni giardino o parco pubblico dovrebbe averne una per non costringere i genitori a complicati spostamenti per raggiungere il parco inclusivo. Purtroppo è ancora difficile spostarsi con una carrozzina in macchina o no… Perciò ci auguriamo che le nostre altalene siano in ogni giardino, anche in quello sotto casa. Ci auguriamo che trovino la solidarietà di tante piccole spinte che le facciano volare in alto. Ci auguriamo di dare un attimo di serenità a tutti i bambini.

E allora… TUTTI IN ALTALENA!

Donatella Albergo
(volontaria AICMT)

Bari, la storia e l’artigianato digitale

Articolo di Bianca Maria Fanti  
Foto di Valentino Sangiorgio – Plastico Mostra Bari XI secolo                                       

 

museo civico

Al Museo Civico di Bari, dal 2 al 13 maggio, è possibile rivivere l’atmosfera di una Bari dell’anno 1000. Tra le suggestive riproduzioni dei costumi dei monaci e dei marinai dell’XI secolo, colpisce la visione tridimensionale della città di allora, che si estendeva su un litorale ben diverso dall’attuale, caratterizzata dal fiorire di torri che delineano uno skyline vario,ma comunque rispettoso della riconosciuta predominanza della chiesa cattedrale. Continue Reading

G. Bianchi Dottula in Consiglio Comunale

Articolo scritto da Simona Speranza
del Liceo G. Bianchi Dottula, Bari

(pubblicato su LES News Puglia  il 12/02/2016)

 

Nel corso dell’anno scolastico 2015/2016 , il Liceo G. Bianchi Dottuta è stato coinvolto nel progetto “MunicipioAperto”, un’iniziativa intrapresa dal Municipio 1 di Bari e dall’Associazione culturale “Libertiamoci”, così denominata in quanto il quartiere Libertà è il suo cuore pulsante, per illustrare ai cittadini le nuove strutture amministrative: i Municipi. Continue Reading

Incontro con il Sindaco Decaro

Il 15 dicembre 2015, preso la sede dell’Officina degli Esordi di Bari, si è svolto un Question-time alla presenza del Sindaco di Bari Antonio Decaro.

L’iniziativa era a cura dell’Associazione di cittadinanza attiva “ARCA Centro di Iniziativa Democratica”.
L’incontro previsto per le ore 18.15 è stato presieduto da Carlo Paolini, Presidente dell’ARCA, il quale, in attesa dell’arrivo del Primo Cittadino, ha chiesto a tutti gli intervenuti se vi fossero idee, proposte e analisi sullo stato della nostra città. Dagli interventi, così come dalle domande successivamente rivolte al Sindaco, sono emersi aspetti propositivi, ma anche molte  preoccupazioni.  Continue Reading

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