IL NOSTRO “NUOVO CINEMA PARADISO” NEL QUARTIERE LIBERTA’

Articolo Donatella Albergo
Fotografie di Donatella Albergo e Roberta Giordano

Hai presente una di quelle giornate di piena estate, con il sole già rovente alle 8 del mattino (ora legale!), quando i pedoni camminano solo sui marciapiedi all’ombra e gli anziani hanno l’affanno; quando devi andare al mercato e tornare trascinandoti dietro un carrello pesante, cambiando mano ogni tanto, approfittando anche per fare una piccola pausa per tirare il fiato? Beh, in una giornata così di queste estati sempre più torride, di primo mattino, prima che il sole infuocasse la città, me ne andavo al mercato anch’io, carrello al seguito.

La mia “piazza” (così dicono i baresi forse perché un tempo i mercati sorgevano nelle piazze) di quartiere è nell’ex Manifattura dei Tabacchi, storico mercato qui trasferito da via Nicolai nel 2001. Da tempo sono in atto lavori di ristrutturazione per fare di questo complesso storico un centro polifunzionale, ma quella mattina stavano lavorando sull’ex Cinema Giardino, parte della stessa struttura manifatturiera. Fu un tuffo al cuore, un tonfo. Mi sentii come don Abbondio che procede serenamente per tornare a casa, lui con il suo breviario, io con il mio carrello, lui vede i bravi ed io una spianata bianca come un sepolcro dove un tempo sorgeva un cinema all’aperto. Era il Cinema Giardino. Fu un attimo. E’ un attimo quando i ricordi ti assalgono tutti insieme e per me sono una valanga perché la mia vita è lunga, ormai. La storia di un mercato può essere un pezzo di storia non solo tua, ma della città? Io penso di sì, anzi penso che una arricchisca l’altra.

Non voglio soffermarmi su quell’esemplare modello di architettura sociale e industriale che fu la Manifattura dei Tabacchi (vedi: https://www.libertiamoci.bari.it/2014/06/quattro-passi-nel-quartiere-liberta/) quando fu progettata come fabbrica per la lavorazione del tabacco per sigarette e sigari.  Infatti questi velocemente avevano sostituito la richiesta di tabacco per pipa ed era necessario un nuovo opificio. Sorse nei primi anni del Novecento a misura d’uomo, anzi di donna lavoratrice, perché le tabacchine costituivano la stragrande maggioranza, in un rapporto di dieci a uno. Per questo in fabbrica furono progettati più edifici per servizi di welfare aziendale che nemmeno oggi, più di un secolo dopo, ci sogneremmo: mensa, asilo nido, nursery per l’allattamento, centro ricreativo, giardino con fontana e rigogliosi cespugli di acanto che rimandano alle eleganti decorazioni di templi e colonne greco-romane e anche un cinema, sì, un cinema all’aperto, il mio e nostro Nuovo Cinema Paradiso, oggicrudelmente demolito e spianato per farne un parcheggio, come nel film di Tornatore.

E’ rimasta ancora in piedi (e spero ci rimanga, almeno come testimonianza di archeologia industriale) la fiera ciminiera, ultimo baluardo della breve via Garruba, strada ai confini fra i quartieri Murat e Libertà. A ovest, la prospettiva di via Garruba è chiusa dalla bella facciata della Manifattura, appena restaurata, ora schermata da alti eucalipti; a est invece si può ammirare l’elegante allineamento di finestroni del Palazzo dell’Università che chiude la strada a levante. I due monumentali edifici, quasi coevi, sembrano guardarsi e ammirarsi, solenni e luminosi, nostri antichi spazi della cultura e del lavoro.

Anche se non alta e piuttosto tozza, ricordo quella ciminiera altera come un obelisco in una piazza romana e da bambina era per me un punto di riferimento, una guida che mi faceva ripensare al bel faro San Cataldo, bianco e snello sul mare, in un quartiere non lontano. Come il faro era la guida per marinai e pescatori, la ciminiera era la mia guida per le strade intorno. Oggi un restauro frettoloso e indegno sembra aver dato una mano di calce bianca, ricoprendo come biacca inclemente i bei mattoni di un tempo, quando la fabbrica modernissima si presentava come uno strutturato paesaggio del lavoro, invidiabile ancor oggi.

Non sono così matusa da aver visto la Manifattura dei Tabacchi attiva, ma lo sono abbastanza per aver sognato nelle sere d’estate, al Cinema Giardino incorniciato da eucalipti, imponenti e scagliosi some pesci, di cui qualcuno è sopravvissuto. Per quanto ancora? Per il film, lo spettacolo cominciava quando la luce del giorno languiva e si accendevano le prima stelle, poi man mano il cielo si faceva sempre più blu e la luna sorgeva a levante, come una sottile virgola o piena da scoppiare. Oltre le chiome degli eucalipti, più in alto, i palazzi e i balconi di via Pietro Ravanas. Forse anche da lì si poteva seguire il film, un po’ di sghembo, ma abbastanza per capirci qualcosa, così credevo allora. E pensavo, bambina, che mi sarebbe piaciuto tanto abitare in uno di quei palazzi e vedere film tutti i giorni, per tutta l’estate.

I botteghini erano due, due nicchie scavate nel muro di cinta del cinema, su via Pietro Ravanas, dove ti davano un biglietto piccolo e verde, come quello degli autobus di una volta, quando c’era ancora un bigliettaio seduto subito a destra delle porte automatiche di ingresso, così nessuno poteva sfuggirgli, con la sua cassetta di legno con il piano ribaltabile per le monete e il blocchettino dei biglietti. Quanto tempo fa! C’è ancora qualcuno che lo ricorda?

Molti cinema sono scomparsi in città, cedendo prima alle videocassette, poi ai cd, infine alle tivù, alle piattaforme e ai multisala. Piccoli e grandi cinema di quartiere che hanno costellato la mia giovinezza, quando c’erano ancora sale di seconda e terza visione, più economiche e adatte a noi studenti che non andavamo a cinema solo a natale o le domeniche. Ricordo l’Odeon, il Jolly, l’Armenise, il Supercinema, l’Oriente, l’Esedra, il Giardino…, tutti chiusi e anche spianati come nel film di Tornatore. Che strage! Capisco i tempi che cambiano, le esigenze di botteghino, la crisi del cinema e non solo, ma a me piace accarezzare i ricordi che diventano sempre più lontani e affollati, sperando che ci sia qualcuno che li condivida con me, perché non sbiadisca un volto del nostro quartiere e le ruspe indifferenti non spianino anche le nostre memorie.

Arena Giardino – in stato di abbandono – luglio 2013

Arena Giardino – lo stato dei lavori settembre 2026
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