A DOMANDA RISPONDO… o anche NO!

La politica è partecipazione, ascolto di un’idea comune che si realizza a vantaggio della collettività.

Sono le risposte date alle necessità , ai bisogni, non solo, ma anche alle domande, dei cittadini e delle associazioni.

Null’altro che questo era lo scopo della nostra iniziativa, “Invito a rispondere” indirizzata ai sette candidati pugliesi alle regionali 2015 e pubblicata on –line. Continue Reading

INIZIO DEI RITI PASQUALI A BARI. MARIA ADDOLORATA CERCA IL FIGLIO – STORIA DI UNA PROCESSIONE E DI DONATO

Articolo di Donatella Albergo                                        
Foto di Roberta Giordano e immagini di repertorio tratte da Internet                                    

Si chiamava Donato, partecipò alla processione dell’”Arciconfraternita di Maria SS della Pietà e di Sant’Antonio da Padova” dal 1960 al 1982, portando un cero di circa 10 kg lungo le strade di Bari, per dodici ore, accompagnando una Maria Addolorata, il venerdì prima della domenica delle Palme. Così per ventidue anni. Non sapremo mai perché lo fece, forse per amore, forse per dolore, per devozione, o per una richiesta o forse per un ringraziamento… E per una strana coincidenza, quando Donato spirò, il suo corteo funebre ebbe inizio contemporaneamente alla “sua” processione, ma questa volta sembrò essere Maria ad accompagnare Donato. Continue Reading

GLI ULTRAS E IL BERNINI, ANCORA I BARBARI A ROMA

Questo giornale non vuole aggiungere niente a quanto la stampa e le tv di tutto il mondo hanno già scritto e mostrato in questi ultimi giorni. La barbarie degli ultras Feyenoord è negli occhi e nel cuore di tutti, ma su due punti vorremmo soffermarci, per chiarire meglio le nostre scelte editoriali e la nostra, a volte eccessiva, attenzione alla conservazione del patrimonio della nostra città. Continue Reading

EPPUR SI PUO’ – ALCUNI BUONI ESEMPI DI RECUPERO EDILIZIO NEL NOSTRO QUARTIERE

Articolo di Donatella Albergo
Foto di Roberta Giordano e Donatella Albergo                                         

A volte, camminando a naso in su, seguendo un gomitolo di pensieri, ti imbatti in un salvataggio che ti fa sperare e dimenticare per un po’ brutali demolizioni, come per esempio il recente scempio della palazzina di via Eritrea. E ti viene da dire: eppur si può! Continue Reading

EXPO 2015, “IL CIBO PER LA VITA” MA E’ PROPRIO COSI’? A VOI LA RISPOSTA

Tra meno di tre mesi l’EXPO 2015 aprirà i battenti a Milano. Il tema è la nutrizione, lo slogan “Il cibo per la vita”. Ma è davvero così? Scopriamo che associazioni, giornalisti, parlamentari europei, intellettuali non la pensano allo stesso modo e firmano le loro ragioni in una lettera aperta che questo giornale pubblica, nella convinzione che le opinioni differenti debbano innanzitutto conoscersi per confrontarsi e per mettere i lettori nelle condizioni di capire. Perché non è detto che chi parla e grida di più abbia ragione.

L’informazione sull’EXPO è sbilanciata in favore di quella ufficiale e lascia in sordina le voci alternative e critiche sull’argomento che considerano l’Esposizione Universale una vetrina delle multinazionali e delle eccellenze del cibo. Il punto di forza di queste posizioni è il paradosso alimentare della contrapposizione obesi/affamati, paradosso che dimostra che questo sistema alimentare non solo non funziona, ma sta creando sofferenze all’uomo e al pianeta. Innanzitutto la vergogna planetaria della morte per fame e del disastro ambientale, ma anche il depauperamento delle risorse di acqua e delle biodiversità. Se non si cambia, non si potrà lasciare alle generazioni future un sistema degno e sostenibile.

Inoltre, gli scettici dell’EXPO vedono negli interessi delle multinazionali del cibo e dell’acqua una minaccia ai lavoratori e alle aziende agricole che non avrebbero mai strumenti adeguati per una concorrenza leale con le multinazionali.

Anche la voce di papa Francesco si è levata a condanna di un sistema alimentare che produce “scarto e spreco” da una parte e fame dall’altra. Ancora il papa si è schierato a sostegno del pianeta e ha ricordato che “l’uomo è custode e non padrone della terra”. Così due posizioni, la laica e la religiosa, si trovano d’accordo nella difesa dell’uomo (soprattutto se affamato) e della terra e contro lo sfruttamento delle risorse, per l’arricchimento di pochi e di potenti.

Questo è quanto un piccolo giornale può fare per dare al lettore un’informazione più completa ed equilibrata. A voi spetta l’ultima parola.

8 febbraio 2015 – La redazione di Libertiamoci

 

EXPO: LETTERA APERTA

Alle Autorità

e p.c. agli esperti invitati all’incontro istituzionale di Milano.

 

Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone……. si potrebbe quindi affermare che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso”

Jean Ziegler, già Relatore Speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo

 

Signor presidente del Consiglio,

i giornali ci informano che lei sarà a Milano il 7 febbraio per lanciare un Protocollo mondiale sul Cibo, in occasione dell’avvicinarsi di Expo. Ci risulta che la regia di tale protocollo, al quale lei ha già aderito,   sia stata affidata alla Fondazione Barilla Center for Food & Nutrition. Una multinazionale molto ben inserita nei mercati e nella finanza globale, ma che nulla ha da spartire con le politiche di sovranità alimentare essenziali per poter sfamare con cibo sano tutto il pianeta.

EXPO ha siglato una partnership con Nestlè attraverso la sua controllata S.Pellegrino per diffondere 150 milioni di bottiglie di acqua con la sigla EXPO in tutto il mondo. Il Presidente di Nestlé Worldwide già da qualche anno sostiene l’istituzione di una borsa per l’acqua così come avviene per il petrolio. L’acqua, senza la quale non potrebbe esserci vita nel nostro pianeta, dovrebbe quindi essere trasformata in una merce sui mercati internazionali a disposizione solo di chi ha le risorse per acquistarla.

Questi sono solo due esempi di quanto sta avvenendo in preparazione dell’EXPO.

Scriveva Vandana Shiva: “Expo avrà un senso solo se parteciperà chi s’impegna per la democrazia del cibo, per la tutela della biodiversità, per la difesa degli interessi degli agricoltori e delle loro famiglie e di chi il cibo lo mette in tavola. Solo allora Expo avrà un senso che vada oltre a quello di grande vetrina dello spreco o, peggio ancora, occasione per vicende di corruzione e di cementificazione del territorio.”

“Nutrire il Pianeta, Energia per la vita.” recita il logo di Expo. Ma Expo è diventata una delle tante vetrine per nutrire la multinazionali, non certo il pianeta.

Come si può pensare infatti di garantire cibo e acqua a sette miliardi di persone affidandosi a coloro che del cibo e dell’acqua hanno fatto la ragione del loro profitto senza prestare la minima attenzione ai bisogni primari di milioni di persone ?

Expo si presenta come la passerella delle multinazionali agroalimentari, proprio quelle che detengono il controllo dell’alimentazione di tutto il mondo, che producono quel cibo globalizzato o spazzatura, che determina contemporaneamente un miliardo di affamati e un miliardo di obesi.

Due facce dello stesso problema che abitano questo nostro tempo: la povertà, in aumento non solo nel Sud del mondo ma anche nelle nostre periferie sempre più degradate.

Expo non parla di tutto ciò.

Non parla di diritto all’acqua potabile e di acqua per l’agricoltura familiare.

Non parla di diritto alla terra e all’autodeterminazione a coltivarla.

Non si rivolge e non coinvolge i poveri delle megalopoli di tutto il mondo, non si interroga su cosa mangiano, non parla ai contadini privati della terra e dell’acqua, scacciati attraverso il Land e Water grabbing, ( la cessione di grandi estensioni di terreno e di risorse idriche a un paese straniero o ad una multinazionale), espulsi dalle grandi dighe, dallo sviluppo dell’industria estrattiva ed energetica, dalla perdita di sovranità sui semi per via degli OGM e costretti quindi a diventare profughi e migranti.

E non cambia certo la situazione qualche invito a singoli personaggi della cultura provenienti da ogni angolo della terra e impegnati nella lotta per la giustizia sociale. Al massimo serve per creare qualche diversivo.

In Expo a fianco della passerella delle multinazionali si dispiega la passerella del cibo di “eccellenza”. Expo parla solo alle fasce di popolazione ricca dell’occidente e questo ne fa oggettivamente la vetrina dell’ingiustizia alimentare del mondo, nella quale la povertà si misurerà nel cibo: in quello spazzatura per le grandi masse e in quello delle eccedenze e degli scarti per i poveri.

In questi mesi, di fronte a tutto quello che è accaduto nella nostra città, dall’illegalità allo sperpero di ingenti risorse economiche per l’organizzazione di Expo in una città dove la povertà cresce quotidianamente e che avrebbe urgenza di ben altri interventi, noi abbiamo maturato un giudizio negativo su Expo.

Ma come cittadini milanesi non posiamo fuggire la responsabilità di impegnarci affinché l’obiettivo di “Nutrire il pianeta” possa essere meno lontano.

Per questo avanziamo a lei e alle autorità politiche ed amministrative che stanno organizzando Expo alcune precise richieste.

Il Protocollo mondiale sulla nutrizione che lei intende lanciare, pur dicendo anche alcune cose condivisibili, evitando i nodi di fondo, rimane tutto all’interno dei meccanismi iniqui che hanno generato l’attuale situazione . Noi le chiediamo di porre al centro la sovranità alimentare e il diritto alla terra negati dallo strapotere e dal controllo delle multinazionali in particolare quelle dei semi. Chiediamo che sia affermata una netta contrarietà agli OGM che sono il paradigma di questa espropriazione della sovranità dei contadini e dei cittadini, il perno di un modello globalizzato di agricoltura e di produzione di cibo che inquina con i diserbanti, consuma energia da petrolio, è idrovoro e contribuisce al 50% del riscaldamento climatico.

Le chiediamo che venga affermato il diritto all’acqua potabile per tutti attraverso l’approvazione di un Protocollo Mondiale dell’acqua, con il quale si concretizzi il diritto umano all’acqua e ai servizi igienico sanitari sancito dalla risoluzione dell’ONU del 2011.

Chiediamo che vengano rimessi in discussione gli accordi di Partnership tra Expo e le grandi multinazionali, che, lungi dal rappresentare una soluzione, costituiscono una delle ragioni che impediscono la piena realizzazione del diritto al cibo e all’acqua.

Chiediamo che si decida fin d’ora il destino delle aree di Expo non lasciandole unicamente in mano alla speculazione e agli appetiti della criminalità organizzata e che, su quei terreni, venga indicata una sede per un’istituzione internazionale finalizzata a tutelare l’acqua, potrebbe essere l’Authority mondiale per l’acqua, e il cibo come beni comuni a disposizione di tutta l’umanità. Una sede dove i movimenti sociali come i Sem Terra, Via Campesina, le reti mondiali dell’acqua, le organizzazioni popolari e i governi locali e nazionali discutano: la politica per la vita.

Una sede nella quale la Food Policy diventi anche Water Policy, dove si discuta la costituzione di una rete di città che assumano una Carta dell’acqua e del Cibo, nella quale si inizi a concretizzare localmente la sovranità alimentare, il diritto all’acqua, la sua natura pubblica, la non chiusura dei rubinetti a chi non è in grado di pagare, la costituzione di un fondo per la cooperazione internazionale verso coloro che non hanno accesso all’acqua potabile nel mondo.

Una sede nella quale alle istituzioni e ai movimenti sociali, venga restituita la sovranità sulle scelte essenziali che riguardano il futuro dell’umanità.

“La Terra ha abbastanza per i bisogni di tutti, ma non per l’avidità di alcune persone” affermava Gandhi. E questa verità oggi è più che mai attuale e ci richiama alla nostra responsabilità, ognuno per il ruolo che svolge.

 

Moni Ovadia, Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Piero Basso, Franco Calamida, Massimo Gatti, Antonio Lareno, Antonio Lupo, Emilio Molinari, Silvano Piccardi, Paolo Pinardi, Basilio Rizzo, Erica Rodari, Anita Sonego, Guglielmo Spettante.

Milano 21 gennaio 2015.

 

Le adesioni alla lettera aperta, sia individuali che collettive, vanno comunicate ad uno dei seguenti indirizzi mail:

Vittorio Agnoletto vagnoletto@primapersone.org

Franco Calamida f.calamida@alice.it

 

 

COME DEMOLIRE LA MEMORIA. ISTRUZIONI PER L’USO – PICCOLA STORIA DI UN ANGOLO DEL QUARTIERE LIBERTA’

Articolo di Donatella Albergo
Foto di Donatella Albergo e Roberta Giordano                              

C’era una volta, in quell’angolo tra Corso Italia e la breve via Eritrea, un’elegante palazzina rosso-petruzzelli, con i profili bianchi alle finestre. Da Corso Italia era proprio un bel vedere: la piccola via Eritrea si apriva a sinistra con l’aggraziata palazzina, a destra con i superbi edifici, dello stesso periodo fascista, incorniciati da un perimetro di pini e pitosfori, e si chiudeva con il signorile palazzo di via Crisanzio, bianco e straordinario palcoscenico della corta via. Tutto nell’unico isolato di via Eritrea.

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Quella palazzina aveva una sua storia sussurrata, chiacchierata e poi purificata dagli abitanti del quartiere e dalla mia famiglia. Era nata con il fascismo e si mormorava che nel Ventennio fosse stata sede di amori mercenari, ma allora legali. Lo sussurrava pure mio padre, incurvandosi nelle spalle, anche quando la palazzina era passata già da un pezzo a più adeguate mansioni. Infatti, ancora oggi è questo l’immaginario proibito nel quartiere: il casino fascista in via Eritrea …

Poi, con la caduta del fascismo, quell’elegante edificio diventò un ambulatorio. Le pareti furono dipinte di azzurrino, lucido e più oscuro nell’alta fascia inferiore, più tenue in alto, fino al soffitto. E nell’aria aleggiò l’odore del disinfettante. Diventò un presidio medico, forse specializzato nelle malattie della gola e qualche amica ancora ricorda quando le tolsero le tonsille nella palazzina rossa di via Eritrea.

Dagli anni Settanta in poi il pianterreno divenne sede sindacale UIL e l’edificio offrì la sua consulenza a migliaia di lavoratori.

La storia della nostra bella palazzina finisce nell’aprile 2013 quando fu frettolosamente demolita. E con lei divennero macerie le testimonianze del Ventennio, gli anni della guerra, e del dopoguerra, della ricostruzione, del boom economico, delle conquiste operaie e sindacali. Un buco scavato nella nostra memoria. Questo giornale lo documentò e inutilmente lo denunciò. Ma che fare? Nessuno riuscì a fermare nemmeno la demolizione, negli anni Settanta, della vecchia sede della “Gazzetta del Mezzogiorno” nell’attuale piazza Moro. Sorto nel 1927, su progetto dell’architetto Saverio Dioguardi, fu allora l’edifico più alto della città e sicuramente uno dei più belli. Ora rimangono solo quattro enormi ma tristi telamoni, nascosti nell’androne buio del Palazzo di Città, sede del Comune. Dunque chi avrebbe potuto fermare la demolizione del nostro edificio in via Eritrea, nel quartiere Libertà?

Oggi eccolo qui, il capolavoro del falso è completato. Due facciate bianco abbagliante e saracinesche lucenti, ma con qualche pretesa di classicità: portone di legno scuro, prospetto che suggerisce il bugnato liscio, balconi piccoli con ringhiere in ferro battuto, coronamento in via Eritrea con un ammiccante terrazzamento già pronto con travi ad essere coperto e chiuso, in attesa del prossimo condono per abusi edilizi…

E qui finisce il nostro racconto: avevamo l’originale e ci danno un falso, avevamo quasi cento anni di storia e ci danno l’anonimato.

Febbraio 2015

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Mameli e Charlie Hebdo

Articolo di Gianfranco Amodio

Foto tratte dal web                                  

Mameli                                       

Tutti noi conosciamo l’inno nazionale: lo abbiamo cantato tante volte, per lo più prima di partite di calcio, e tante volte abbiamo cantato gridando: “siam pronti alla morte, l’Italia chiamò!”. Per i nostri eroi risorgimentali non erano parole vuote: come tanti altri, infatti, Goffredo Mameli, a soli 22 anni, morì nel vano tentativo di difendere la Repubblica Romana contro le truppe francesi (che a loro volta difendevano l’oscurantismo papalino), in nome di tutte le libertà: libertà di parola, di stampa, di espressione, di associazione, e via dicendo. E’ significativo, poi, che l’inno sia diventato “Inno nazionale” solo 100 anni dopo, nel 1946 con l’avvento della Repubblica Italiana, dopo la parentesi della dittatura fascista: una marcetta che contemplava il sacrificio della vita in nome della libertà era troppo per l’epoca.

Dal canto suo, la città di Bari nell’immediato periodo post-unitario non ha dedicato alla libertà alcuna lapide o statua. Ha invece costruito un quartiere intero: il quartiere Libertà, con una toponomastica che ripercorre tutta la storia risorgimentale :piazza Garibaldi, corso Mazzini, Via Indipendenza, ecc..; e le libertà risorgimentali come la libertà di espressione fanno talmente parte di tutti noi che ormai l’origine del nome del quartiere Libertà non la ricorda più nessuno.

Oggi qualcuno in Francia ha ritenuto, al contrario di Mameli, non di “essere pronti alla morte” in nome della libertà, ma di dare agli altri la morte in nome della non libertà. Per fortuna che a Bari il quartiere esiste ancora….

quartiere libertà

PREMIAZIONE DEL CONCORSO FOTOGRAFICO 2014

Cari Lettori e Lettrici, 

Sabato 17 gennaio dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 22:00 e domenica 18 gennaio dalle 10:00 alle 13:00 potrete ammirare le foto esposte nella sede dello Spazio Giovani del Comune di Bari, in Via Venezia 41 (sulla muraglia).

Tutte le fotografie in gara saranno esposte presso lo Spazio Giovani, cui si potrà accedere liberamente negli orari sopra riportati.
Inoltre sabato 17 gennaio alle ore 19:00 saranno premiate le migliori fotografie.

Invitiamo tutti a partecipare a questa iniziativa per ammirare le fotografie ma altresì per esprimere opinioni sulla città e meglio conoscere nostra Associazione (www.libertiamoci.bari.it) o anche soltanto per passare una giornata diversa!

invito libertiamoci 2015

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