Quartiere Libertà e devianza minorile: riflessioni con il Dott. Plotino, magistrato del Tribunale dei Minori di Bari.

Per cominciare, ci può parlare dell’entità del fenomeno “devianza minorile” nel quartiere Libertà?

Sicuramente la devianza minorile rappresenta un problema nel quartiere Libertà; è un fenomeno decisamente diffuso, soprattutto se si considera che gli episodi di delinquenza vengono denunciati solo in parte, e quindi a questi bisogna aggiungere gli episodi che non vengono denunciati e che non vengono citati dai mezzi di comunicazione.

Ultimamente siamo a conoscenza di una recrudescenza dei furti in appartamento che vedono coinvolto anche un piccolo gruppo di minorenni, utilizzati come “palo”. Si stanno verificando anche diversi scippi e sappiamo di minori assoldati in organizzazioni di tipo mafioso. In quest’ultimo caso però i minori coinvolti sono un po’ più grandi, hanno intorno ai 16-17 anni e hanno già a che fare con il mondo degli adulti.

L’aspetto un po’ più allarmante è quello delle rapine ad opera di minorenni: a questo proposito voglio mettere in evidenza un altro aspetto e cioè che spesso i minorenni sono più violenti dei maggiorenni. Si controllano poco, sono molto nervosi e spesso assumono sostanze stupefacenti eccitanti come la cocaina. Si spiega così la brutalità e l’arroganza con cui si comportano in alcune circostanze. Le rapine sono generalmente definite “a mano armata”: talvolta le armi sono dei giocattoli, altre volte invece si tratta di armi vere.

Ad ogni modo il quartiere Libertà è un quartiere con una certa incidenza mafiosa, e questo inevitabilmente comporta delle conseguenze; molti ragazzi, anche se non necessariamente arrivano a delinquere ai livelli degli adulti, assumono atteggiamenti da bulli, provocatori, compiono soprusi fini a se stessi, solo per affermare il loro potere da “mafiosetti”.

Quanto la situazione delle famiglie è importante nel determinare comportamenti di tipo delinquenziale? C’è correlazione tra il livello sociale “basso” e la tendenza a delinquere?

Non possiamo dire che “più si è poveri più si tende a delinquere”, ma sicuramente c’è una correlazione con le situazioni che i ragazzi vivono nelle famiglie d’origine.

Chi ha meno, ambisce a qualcosa che ritiene di non poter avere; considerando che spesso i ragazzi di oggi vogliono “tutto e subito”, si capisce come spesso il furto, la rapina, serva per ottenere cose che in realtà sono superflue. Nessuno vuole più sacrificarsi lavorando, un tempo chi aveva pochi soldi lavorava come garzone, oppure lavorava nei campi. Adesso le campagne sono piene di stranieri perché non c’è più un italiano disposto a fare lavori faticosi; piuttosto spacciano la droga!

I ragazzi seguono modelli negativi che trasmettono l’idea che ciò che conta è avere un paio di scarpe di marca da 200 euro. Questi ragazzi non muoiono di fame o non hanno di che vestirsi, semplicemente vogliono il capo d’abbigliamento, l’accessorio firmato o il cellulare di ultima generazione. E per ottenere tutto questo arrivano a delinquere.

Naturalmente ciò non esclude che anche i ragazzi provenienti da famiglie benestanti possano delinquere. Forse lo fanno per altri motivi, cioè per fare i “bulli” in modo fine a se stesso o per avere ancora più soldi: per esempio lo spaccio di stupefacenti garantisce un’alta disponibilità di denaro.

Purtroppo i ragazzi provenienti da famiglie modeste, che non hanno studiato e che non hanno saputo educare i figli dando loro dei modelli di riferimento validi (spesso i genitori stessi sono stati in galera), non hanno molte prospettive. Dovrebbe essere la scuola a tirar fuori i ragazzi da queste situazioni, solo che la scuola non sempre ce la fa perché i professori hanno meno autorevolezza e non trovano sempre l’appoggio e la collaborazione delle famiglie. Siamo arrivati a livelli assurdi perché talvolta i professori vengono querelati dai genitori degli alunni se prendono provvedimenti considerati troppo severi. E i ragazzi approfittano di questa situazione diventando sempre più arroganti.

A tutela dei minori il Tribunale cerca di attuare delle azioni di recupero e reinserimento, talvolta, però questi giovani non hanno idee per il futuro, non hanno prospettive, e questo rende molto più difficile il recupero da parte degli assistenti sociali. Inoltre i giovani sono facili prede degli adulti perché vedono la possibilità di ottenere soldi in modo semplice diventando per esempio corrieri nello spaccio della droga. Inoltre spesso i ragazzi assumono atteggiamenti aggressivi, da “bulli” per nascondere lacune e insicurezze ed è difficile rapportarsi con questi ragazzi perché provengono da situazioni di subcultura.

Come reagisce la famiglia quando si rende conto che il figlio si è “messo nei guai”?

Ci sono genitori totalmente assenti, altri che non possono o non vogliono intervenire. In alcuni casi i minori vengono tolti alla famiglia, anche se si cerca di non arrivare a tanto. È certo però che prima s’interviene meglio è perché quando i ragazzi diventano più grandi diventa più difficile recuperarli; d’altra parte noi non possiamo costringere un minore a stare in una comunità.

Esiste la “messa alla prova”, un’innovazione nel processo penale minorile, che consente di dichiarare estinto qualunque tipo di reato se il ragazzo segue un periodo di prova durante il quale va a scuola, lavora, fa volontariato. Questa è un’esperienza molto utile per far crescere i ragazzi i che spesso non sono abituati a prendersi cura degli altri ma si disinteressano di tutto e tutti; con questa esperienza invece fanno assistenza agli anziani, ai disabili, servono alla mensa dei poveri, e vengono a contatto con realtà che scuotono il loro animo. Quando dentro questi ragazzi c’è qualcosa di buono, la loro vita può cambiare anche radicalmente e questo dà molte soddisfazioni Ci sono ragazzi che hanno continuato a fare volontariato autonomamente, c’è chi ha preso la patente ed ha iniziato a guidare gli autobus per disabili.

La percentuale di successo è alta?

Sì, è abbastanza alta, c’è anche chi torna a delinquere ma è una percentuale minima. Purtroppo si parla poco dei risultati positivi, invece è bene parlane per mandare messaggi positivi e costruttivi. Noi cerchiamo non solo di perseguire i reati, ma anche di lavorare sulle persone per recuperare i ragazzi. Cerchiamo si risolvere o almeno migliorare certe situazioni.

Come vi comportate quando arriva una denuncia?

Quando arrivano segnalazioni e denunce si applicano misure cautelari in relazione al tipo di reato. Se non si denuncia noi non veniamo a conoscenza dei fatti e non possiamo intervenire.

La denuncia è seguita dall’identificazione. È quindi necessario avere il coraggio non solo di sporgere denuncia, ma anche di effettuare un’eventuale riconoscimento; tutto questo non è sempre semplice sul piano emotivo. Talvolta può essere necessario comparire come testimoni in un processo: non sono cose facili, ma se non si fanno la situazione non migliora. Se si fa una denuncia, il ragazzo viene segnalato, anche se non ha precedenti. Se un minorenne viene arrestato e portato al Fornelli (istituto penale per minorenni, n.d.r.), gli psicologi del carcere, che sono molto bravi competenti, inquadrano il ragazzo e redigono una relazione molto precisa che ci fa capire se il ragazzo è ad alto rischio di recidiva o no, e di conseguenza noi applichiamo le opportune misure cautelari. Spesso i ragazzi vengono mandati nelle comunità, oppure hanno l’obbligo di restare in casa, se la famiglia è considerata adeguata per il recupero e il reinserimento del ragazzo.

Bisogna avere un po’ più di fiducia nelle istituzioni perché se c’è la denuncia, scatta un intervento immediato. Se non c’è una denuncia formale noi non possiamo intervenire in alcun modo.

Ultimamente si legge sui quotidiani che i reati vengono commessi da ragazzi che provengono da famiglie cosiddette “normali”, famiglie per bene. Quanto questo fenomeno è effettivamente diffuso e quanto è da considerarsi preoccupante?

In realtà noi notiamo che anche se le famiglie da cui questi ragazzi provengono non sono propriamente mafiose, sono comunque delle famiglie in cui i genitori non assolvono completamente il loro compito. Spesso i genitori sono assenti, non sono punti di riferimento per i figli. Inoltre il bullismo è un fenomeno trasversale, solo che fa più notizia quando i ragazzi coinvolti provengono da famiglie benestanti. A conti fatti però non è un fenomeno molto diffuso.

A cosa va incontro un “bullo” minorenne che picchia un altro ragazzo?

Le percosse sono reato, così come lo sono l’ingiuria e la violenza privata, ovvero quando qualcuno è costretto a fare qualcosa contro la propria volontà. Se c’è una denuncia, il “bullo” rischia un processo penale. Le conseguenze in termini di pena sono modeste, si tratta di pene pecuniarie oppure la pena detentiva è così bassa che, tenendo conto dell’attenuante della minore età e di altri benefici, nei fatti non viene scontata. Comunque la condanna c’è e rimane sulla fedina penale, su questo ragazzo verrà aperto un fascicolo penale e dunque il “bullo” risulterà già schedato.

INTERVISTA AL PRESIDENTE DELLA CIRCOSCRIZIONE LEONARDO TARTARINO

A cura di Gianfranco Amodio, Bianca Maria Fanti, Agnese Di Nardi, Antonio Garofalo

Bari ha nove Circoscrizioni che prendono decisioni, come recita l’articolo 25 dello Statuto Comunale in materia di: lavori pubblici, verde pubblico, servizi comunali delegati alla Circoscrizione, sport, cultura, servizi sociali e attività scolastiche. L’azione amministrativa dovrebbe risultare migliore, perché concentrata su piccoli territori e non generalizzata su tutta la città. L’attuale degrado del quartiere Libertà, sembrerebbe negare l’efficacia di questa politica di decentramento. La Circoscrizione, secondo Lei, ha gli strumenti necessari per affrontare le criticità del nostro quartiere?

Vorrei fare una precisazione sull’art.25 dello Statuto Comunale: la Circoscrizione non ha poteri decisionali riguardo ambiti come lavori pubblici, sport, ecc; queste sono materie delegate da parte dell’amministrazione comunale che destina alla Circoscrizione un piccolo budget con il quale noi sovvenzioniamo piccole iniziative culturali o attività sportive.

Da circa otto anni l’amministrazione ha delegato la Circoscrizione anche per quanto riguarda lavori di attività ordinaria come giardini, panchine, ecc. Invece le materie che competono direttamente alla Circoscrizione sono per esempio la delibera di passi carrabili, ecc. Infine per quanto riguarda le strade o l’illuminazione siamo costretti a delegare al servizio tecnico dell’amministrazione centrale che, in base ai fondi disponibili, valuta gli interventi da effettuare. Per esempio la potatura in via Putignani che è partita in questi giorni è stata richiesta circa 6 mesi fa. In sostanza la Circoscrizione segnala alcune necessità del quartiere o alcuni lavori che devono essere effettuati con una certa urgenza e poi in base alla disponibilità economica l’amministrazione comunale decide il da farsi.

● A questo punto non sarebbe più efficace, anche sotto l’aspetto economico, l’abolizione delle circoscrizioni?

Direi di no perché la Circoscrizione ha comunque un valore aggiunto che è quello di guardare in maniera più attenta, più da vicino, le problematiche del quartiere.

Un amministratore comunale che ha una panoramica più generale della città, non può riuscire a valutare attentamente le situazioni specifiche dei singoli quartieri perché non è a contatto diretto con il cittadino.

Io dico sempre che noi siamo “al fronte” perché il cittadino incontra per primi il presidente ed il consigliere della Circoscrizione ed è a loro che esprime le necessità sue e del quartiere.

● Da quanti membri è composta la Circoscrizione?

La Circoscrizione comprende 18 consiglieri più un Presidente e 4 amministrativi. A questi vanno aggiunti i membri del servizio sociale, cioè gli assistenti sociali che sono 9.

Cos’è il servizio sociale? Di cosa si occupa?

Il servizio sociale comprende gli assistenti sociali che si occupano di ricovero di anziani, assistenza ai minori, sussidi per le famiglie con difficoltà economiche, ecc. L’assistente sociale formula una relazione, poi un verbale che viene inoltrato all’amministrazione centrale che a sua volta determina gli interventi da attuare.

● Come organizzate il lavoro nella Circoscrizione?

All’interno della Circoscrizione ci sono delle commissioni permanenti che si occupano di sport, cultura, lavori pubblici e intervengono nell’ambito sociale. Alle commissioni permanenti vengono aggiunte altre 4 commissioni speciali che hanno validità di 6 mesi, rinnovabili per altri 6 mesi, che si occupano di tematiche particolari e progetti che la Circoscrizione ha scelto di portare avanti, per esempio la consulta dei minori.

La circoscrizione fa un progetto e lo propone all’amministrazione centrale che poi valuta l’attuabilità del progetto.

La Circoscrizione non esprime un parere sempre vincolante, ma in sede di Consiglio comunale se non vi è il parere dalla Circoscrizione, l’amministrazione comunale non può portare avanti un progetto, se non con ordinanze sindacali. Un esempio è la sosta regolamentata per il quartiere. La Circoscrizione rispose di no alla proposta di un parcheggio a ore e di una zona a sosta regolamentata per il quartiere, ma l’amministrazione centrale ha ritenuto di portare avanti questo progetto e l’ha fatto. Io per primo, essendo stato consigliere comunale e Presidente della commissione “lavori pubblici”, mi ero opposto al progetto della zona a sosta regolamentata in questo quartiere, tant’è vero che l’amministrazione voleva estendere la zona a sosta regolamentata fino a via Brigata Regina.Ci sono strade che onestamente non hanno bisogno di questo intervento. Al di là di alcune strade commerciali come via Manzoni o via Crispi che possono essere interessate da un intervento di questo tipo, ci sono strade come via Indipendenza, via Malta, via Tenente Porcelli che sono strade piccole e periferiche; non credo che serva far pagare al cittadino che risiede in queste strade per avere la sosta regolamentata. Il quartiere è soprattutto popolare e molti cittadini non possono sostenere il pagamento, seppur minimo, del tagliandino per la sosta regolamentata.

● Un argomento che ci sta particolarmente a cuore è quello della raccolta differenziata, in particolare della raccolta “porta a porta” che vede coinvolto il gruppo Scout Bari 12. Oltre questa iniziativa, la Circoscrizione sta supportando e incentivando in altri modi la raccolta dei rifiuti differenziata?

Ci tengo a precisare che l’iniziativa di effettuare la raccolta differenziata è partita dalla Circoscrizione. Noi siamo stati convocati dal Presidente dell’Amiu per iniziare la sperimentazione della raccolta “porta a porta”. Successivamente abbiamo preso in esame ed accettato la possibilità di essere coadiuvati dagli Scout, ma è necessario e doveroso precisare che l’iniziativa è partita dalla Circoscrizione e non da altri. Probabilmente c’è stata un po’ di confusione a riguardo ma ribadisco che l’iniziativa è partita dalla Circoscrizione e dalla commissione referente ambiente.

Quindi all’interno della Circoscrizione esiste una commissione che si occupa proprio dell’ambiente?

Sì, tant’è vero che in quella riunione che si è tenuta nel salone parrocchiale della parrocchia San Rocco (N.d.R. La suddetta riunione si è tenuta il 23 novembre 2010) era presente il consigliere Dott. Antuofermo che è un elemento della commissione ambiente.

● Mi potrebbe spiegare su quali iniziative sta attualmente lavorando la commissione ambiente?

La commissione ambiente si sta occupando del verde pubblico, per esempio vorrebbe rivedere l’assetto di piazza Garibaldi e della pineta San Francesco, che per molto tempo sono state lasciate a se stesse.

È stato stimato che la pineta necessiti di circa 300.000-400.000 euro per poter essere rimessa a nuovo.

Per quanto riguarda piazza Garibaldi, è stata rimessa a nuovo la fontana, è stato riparato il gazebo, ma il problema è che, su richiesta di alcuni cittadini, il giardino rimane aperto 24 ore su 24, per agevolare l’attraversamento della piazza; così facendo però tornano tossicodipendenti e barboni e la piazza torna a degradarsi, mentre con la chiusura serale e la vigilanza della Multiservizi (che oggi non è più presente perché non ha ricevuto fondi dall’amministrazione centrale) si salvaguardava un patrimonio che è di tutti.

Inoltre, per quanto riguarda le migliorie da apportare a piazza Garibaldi, si è anche pensato di coinvolgere dei privati per ospitare eventi come è stato fatto durante il periodo natalizio, quando è stato allestito il Villaggio di San Nicola. Questo tipo di iniziativa non si era mai tenuta nel quartiere Libertà perché di solito si tengono in piazza Mercantile o piazza del Ferrarese. Ci stiamo attivando anche per far rivalutare piazza Risorgimento che è considerata una delle piazze più belle d’Italia; per esempio in estate vorrei organizzare una sfilata di moda per dare risalto a questa zona commerciale della città che purtroppo sta morendo.

● Prima ha parlato del fatto che occorrerebbero circa 300.000 euro per sistemare la pineta san Francesco; quindi voi state proponendo al Comune di investire dei soldi per la pineta?

Sì anche perché i cittadini rivogliono la pineta così com’era una volta. Tra l’altro nella pineta è stata allestita una parete attrezzata per le arrampicate che potrebbe dare modo agli sportivi che frequentano quell’area di allenarsi.

● Abbiamo letto di una proposta di stanziamento di 300.000 Euro per l’installazione di pannelli pubblicitari informativi sulle attività del comune e della circoscrizione. Vista la totale inutilità di quelli già installati che indicano la data, il tempo meteorologico ed il Santo del giorno, le sembra un modo corretto di spendere il denaro pubblico?

I pannelli informativi sarebbero invece importanti perché informano i cittadini di quando la Circoscrizione o il Consiglio comunale si riuniscono, cosa che avviene già nei piccoli paesi, oppure comunicano informazioni sulle iniziative sportive o culturali in atto. Ma ci è stato detto che non ci sono fondi da stanziare per questo tipo di progetto.

● Un’ultima domanda. Sostegno scolastico, doposcuola, spazi e personale addetto ai bambini che devono essere sottratti alla strada, mense per i senzatetto, assistenza agli indigenti: quotidianamente i volontari delle parrocchie e laici fanno fronte, senza alcun compenso, a tutte queste necessità. Gli amministratori pubblici, al contrario, sono lautamente retribuiti dalla comunità e demandano al volontariato questi fondamentali problemi della vita sociale. Che ne pensa?

Innanzitutto diciamo che i nostri consiglieri circoscrizionali non vengono pagati da Giugno. Forse da questo mese inizieranno a prendere il gettone di presenza, nonostante questo i nostri consiglieri hanno continuato ad operare e ad impegnarsi. Inoltre molti consiglieri destinano il loro stipendio (di circa 500 euro) a situazioni di disagio, aiutano cittadini che sono in difficoltà. Io stesso gestisco da anni un CAF (centro assistenza fiscale) e un patronato e a titolo completamente gratuito assisto i cittadini che hanno bisogno.

Raccolta differenziata: NON MOLLIAMO!!!

Cari Lettori e Lettrici,

la raccolta differenziata “porta  a porta” nonostante stentasse a prendere piede, era riuscita ad ottenere un discreto successo negli isolati di Via Putignani scelti come “isolati campione” dal’Amiu (ricordiamo che sono quelli compresi fra Via Manzoni e Via Quintino Sella).

Purtroppo però, la raccolta differenziata nelle ultime settimane non è progredita, tanto da far nascere dubbi sulla possibilità di estendere l’iniziativa anche ad altre zone del quartiere.

Cogliamo pertanto l’occasione per ricordare quanto sia fondamentale per il cittadino di oggi e di domani imparare a differenziare i rifiuti, in primo luogo per svuotare le nostre strade dai cumuli di immondizia che spesso si incontrano, ma più a lungo termine per evitare il collasso delle discariche con il conseguente inquinamento dei terreni e delle falde che inevitabilmente si ripercuote sugli alimenti che arrivano sulle nostre tavole.

Esiste un altro aspetto che non è secondario, e consiste nel reintrodurre nel ciclo economico alcuni materiali che non sono più utilizzabili per il loro fine primario ma possono rivelarsi utili per altri scopi.  Questo riduce notevolmente il consumo di materie prime ed il quantitativo di rifiuti da destinare allo smaltimento.

Un modo concreto per riutilizzare i materiali in disuso è stato messo in atto da bambini e ragazzi dal Gruppo Scout Bari 12 che hanno realizzato con scarti di vecchi jeans ormai inutilizzabili, degli shopper ovvero delle sacche per fare la spesa, contribuendo così al raggiungimento di due obiettivi:

  1. Recupero di un materiale che altrimenti sarebbe confluito nel circuito del rifiuto da smaltire;
  2. Realizzazione di un oggetto utile che a sua volta può prendere il posto del tradizionale sacchetto di plastica, dal 1 gennaio vietato per legge perché di difficile smaltimento.

Iniziative come questa sono già state messe in atto in altri Paesi membri della Comunità Europea e l’Italia, avendo accolto il regolamento comunitario in materia di rifiuti (direttiva 2008/98/CE recepita nel decreto legislativo 205/2010), deve allinearsi alle normative massimizzando il riciclaggio e recuperando il più possibile i materiali. Si consideri che in queste direttive lo smaltimento (ovvero il deposito dei rifiuti in discarica) è considerato l’ultimo passaggio, ovvero la cosiddetta “ultima spiaggia”, cioè la strada da percorrere quando il rifiuto non è né riciclabile né riutilizzabile.

Ma affinché il nostro Paese possa mettersi a pari con l’Europa, occorre la collaborazione di tutti, ma proprio tutti i cittadini, ognuno nel suo piccolo; pertanto noi continueremo a impegnarci per garantire la divulgazione delle informazioni e ci mettiamo a disposizione di chiunque voglia dei chiarimenti o desideri collaborare con noi in questo faticoso ma necessario percorso.

Fonti: “Rifiuti: l’Italia si allinea alle direttive comunitarie” di Andrea Farì.

Resoconto raccolta differenziata porta a porta

Care lettrici, cari lettori,

la raccolta differenziata negli ultimi due isolati di Via Putignani (da Via Manzoni a Via Quintino Sella), sta avendo un discreto riscontro!

I residenti dimostrano sensibilità e disponibilità!

Da lunedì 31 gennaio c’è stato un incremento di sacchetti, conferiti nelle differenti tipologie, di circa il 50% rispetto alle due settimane precedenti.

Tuttavia il risultato si può dire incoraggiante se rapportato al breve periodo di prova, ma non del tutto soddisfacente.

I dati dell’Amiu, fornitici dall’Ing. Ventrella, mostrano che, in proporzione, 90 famiglie su 220 stimate, rispondono pienamente all’iniziativa.

Si tratta quindi di un primo passo di un più lungo tragitto.

L’invito che la nostra redazione vi porge è di iniziare, o di continuare, a differenziare i rifiuti, consapevoli che ogni nostro sforzo contribuirà ad avere oggi un quartiere, poi una città, più pulita e vivibile.

“M’ILLUMINO DI MENO”

18 FEBBRAIO 2011, LA GIORNATA DEL RISPARMIO ENERGETICO

Il 18 febbraio torna “M’illumino di meno”, la campagna lanciata dalla trasmissione radiofonica Caterpillar per sensibilizzare comuni, associazioni, scuole, aziende e case di tutt’Italia al risparmio energetico e all’utilizzo dell’energia pulita.

Possiamo aderire tutti all’iniziativa senza troppo impegno, eliminando quei piccoli sprechi di cui nemmeno ci accorgiamo. A casa, proviamo a spegnere manualmente la TV e altri apparecchi elettronici (in modo che la lucina rossa sia spenta), a spegnere tutte le luci non necessarie, ad utilizzare le lampadine a basso consumo energetico.

Quella di quest’anno poi sarà una special edition: per festeggiare i 150 anni dell’Unità d’Italia,  gli organizzatori della Giornata del Risparmio Energetico propongono oltre agli spegnimenti simbolici, accensioni originali e creative di luci pulite con i colori del tricolore. Potete segnalare la vostra adesione e la vostra idea originale al sito http://caterpillar.blog.rai.it/ .

Per l’occasione, il 18 febbraio dalle 17 alle 19,30, andrà in onda una puntata speciale di Caterpillar dal  Castello di Rivoli. Durante la diretta 150 sindaci s’impegneranno a ridurre i consumi energetici nelle proprie città e a sostenere le energie alternative.  Tra questi 150 comuni ci siamo anche noi. Ecco il video messaggio del sindaco Michele Emiliano.

Nella speranza di una gestione più “illuminata” del nostro futuro  della nostra energia, il 18 febbraio “Spegniamo la luce e accendiamo il Tricolore!”.

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“Dentro una bottiglia” o in una associazione?

Intervista a cura di Anna Paola Capriulo e Antonio Garofalo.

È un sabato pomeriggio di pieno inverno e una particolare atmosfera riempie la sala, al primo piano dell’oratorio di San Rocco. È qui che incontriamo Giovanni Carrassi presidente dell’A.I.C.A.T. (Associazione Regionale dei Club degli Alcolisti in Trattamento), il quale attraverso incontri itineranti che chiama “laboratori di vita” spiega a tutti come si possono prevenire le “polidipendenze” (uso di droga e di alcool) e curare la sofferenza psichica che ne deriva.

Ogni associazione però è un guscio vuoto, se non conosci chi l’ha costituita e per quale motivo l’ha fatto. Per conoscere Giovanni, devi partire da quello che dice di sé: “Per ben trentaquattro anni sono stato dentro una bottiglia e poi ne sono uscito” e da quello che dice della sua associazione: “È come una piramide rovesciata, sotto il presidente e all’apice, le famiglie”.

Chi sei e perché hai sentito l’esigenza di far parte di questa associazione?

Mi chiamo Gianni Carrassi e per molti anni sono stato dipendente dall’alcool. Per tutti questi anni la mia vita e quella della mia famiglia sono state condizionate dall’alcool; le mie scelte non sono state scelte fatte in maniera sobria ma sempre dettate dall’alcool. In quegli anni la mia famiglia si chiudeva sempre più in se stessa e siamo arrivati all’isolamento quasi totale perché quando interviene l’alcool, anche gli amici ti abbandonano.

Ad un certo punto mia moglie si è rivolta all’ A.I.C.A.T.  Per due anni lei ha frequentato questa associazione ricevendo da loro un supporto per andare avanti, ma giacché io non volevo frequentarla sono venuti a trovarmi a casa i membri dell’associazione, e lentamente hanno cominciato a vincere le mie resistenze. Alla fine sono entrato in associazione, e grazie all’impegno che ci ho messo e all’aiuto che ho ricevuto, sono riuscito a venire fuori da questo problema. Ora faccio ancora parte dell’associazione oggi dopo tredici anni che ho smesso di bere perché il bere è uno stile di vita, quindi ho dovuto cambiare il mio stile di vita cominciando un percorso nuovo di cambiamento, che noi chiamiamo di crescita, l’ho fatto insieme a mia moglie e questo ha unito molto il nostro matrimonio.

I tuoi incontri mettono sullo stesso piano il relatore e chi lo ascolta. Forse è una strategia per far comprendere a tutti che la tua è una vocazione per “salvare” tante altre vite dai dolori dell’alcool?

Io non ho la capacità di salvare qualcuno, posso soltanto far sì che la gente che ha la pazienza di ascoltarmi riesca poi da sola a riflettere e fare le proprie scelte, perché noi non possiamo scegliere per gli altri, però se mettiamo a disposizione degli altri quello che è il nostro vissuto possiamo augurarci che gli altri ne traggano beneficio.

Io mi pongo sullo stesso piano di chi ascolta: noi non facciamo da professori ma chiacchieriamo con la gente. A nessuno piace parlare del proprio vizio di bere o dei propri comportamenti, ed è per questo che è impensabile comportarsi come un “professore”. Il buon senso ci porta a equipararci a chi ascolta, cercando di ragionare insieme, nella speranza di ottenere qualche risultato. È soltanto in questo modo che si riesce a far venir fuori le problematiche di chi è seduto in cerchio con noi. Il cerchio indica che siamo tutti sullo stesso piano.

Non c’è motivo per cui la gente inizia a bere o smette di farlo, ma una concausa di motivi. Si comincia a bere perché è un uso comune, perché così fanno tutti; l’alcool fa parte della nostra natura, il vino non manca mai sulle nostre tavole. Dobbiamo piuttosto chiederci il perché non si faccia in modo che la gente sappia che il vino è un alcolico, la birra è un alcolico e l’alcol nuoce alla salute.

Un amico della nostra associazione ha stampato un volume molto simpatico chiamato “Vino e bufale” che fa una caricatura di tutti quelli che ritengono che il vino non sia alcool.

Nei nostri incontri si cerca di informare la gente, facendo conoscere cos’è l’alcool, e a cosa porta l’alcolismo; chiaramente ognuno è poi libero di scegliere per la propria vita.

La nostra associazione prevede un Presidente nazionale, tre vicepresidenti, un consiglio direttivo, poi seguono le famiglie. L’associazione è formata da club; il club è un insieme di famiglie, una comunità multi-familiare, a Bari ci sono una ventina di club, e sono formati da famiglie.

I club sono autonomi, e la vera forza delle associazioni sono le famiglie, quindi è una piramide rovesciata, alla testa non c’è il Presidente, ci sono le famiglie. Il Presidente è al servizio delle famiglie, più si sale come carica più si è al servizio degli altri. Io, oltre ad essere vicepresidente nazionale, sono un servitore insegnante, ossia chi coordina un club, servitore perché al servizio delle famiglie, insegnante perché ho studiato, mi sono preparato partecipando a corsi, ma ciò non è indice di superiorità, è una figura alla pari degli altri che deve semplicemente garantire la corretta applicazione della metodologia.

Se non fosse entrata l’associazione nella sua vita, come sarebbe andata?

Questa è una domanda alla quale non è facile dare una risposta perché possiamo fare solo delle supposizioni. Vediamola così: l’alcolista ha una piccola parte del suo cervello che rimane lucida quindi è cosciente di avere una dipendenza, sa che non è più lui a decidere ma la bottiglia. Allora cerca di venirne fuori ma il più delle volte non ce la fa. Questo non farcela lo pone in condizioni di sfiducia in se stesso, si arriva al momento in cui si auto convince che non ce la potrà mai fare e si rassegna a lasciarsi andare, anche a morire. In tutto questo meccanismo intervengono fattori esterni come la famiglia o delle associazioni. Io mi trovavo in una fase in cui sapevo di essere diventato dipendente dall’alcool, sapevo benissimo di andare incontro a rischi elevati. Mi rendevo conto che stavo perdendo fiducia in me stesso ed ero arrivato al punto di pensare di farla finita. È stato in quel preciso momento che sono intervenute le famiglie dell’associazione. Non so come sarebbe andata se non li avessi conosciuti. Forse sarei riuscito a smettere di bere ma non so se sarei riuscito ad allontanare l’alcool dalla mia vita per tredici anni. Dire ”non berrò mai più nella mia vita” fa paura a me e a chiunque, come chi vuole smettere di fumare; io dico che sono tredici anni che non bevo, domani sarà un giorno in più e siccome sto bene così spero di continuare a non bere. Tutto qui!

Il vino veniva dato agli avversari prima di una battaglia, oggi per quale motivo ci si avvicina all’alcool, secondo te?

Il vino è presente a tavola, un giovane vede la madre, il padre o il fratello più grande bere, ed è normale. È strano chi non beve.

Un bambino sa che la droga fa male, un adulto non sa che l’alcool fa male, ritiene che il rischio sia nullo. C’è un progetto fatto dalla Prefettura di Bari chiamato “Rischio” che ha confermato questi concetti. Persino l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha definito l’alcool come una sostanza tossica, al pari dell’eroina. Ad un vostro amico che si droga, gli direste “drogati ma drogati meno”? Io penso di no. Senza demonizzare l’alcool è bene essere informati sugli effetti dell’alcool dopodiché si è liberi di scegliere. Ma bisogna sapere.

Prima hai detto che quando si è ubriachi una parte del cervello rimane lucida ed è questa che ti dà la più grande sofferenza. Può essere questo il primo spiraglio per riprendere una vita normale da dove la si è lasciata e riacquistare i rapporti con la famiglia, gli amici ed i colleghi?

L’alcool all’inizio ti dà una mano, ti senti invincibile, ti sembra di superare limiti ed inibizioni, ti aiuta a socializzare, ma dopo ti chiede un conto molto salato. L’alcool dà sofferenza perchè anche da ubriaco ti rendi conto delle sciocchezze che stai facendo, del modo in cui la gente ti guarda.

Perdi dignità e stima in te stesso e questo porta all’abbrutimento. Perdi il lavoro, gli amici, gli affetti, si finisce sui cartoni.

Con l’associazione è più semplice smettere, ma senza si può riuscire comunque?

Forse si può smettere con l’aiuto dei propri cari. Ma la dipendenza non è come una malattia che si cura dal medico, i medici esperti nella cura delle dipendenze, sono pochi. Se decidiamo di cambiare stile di vita allora si riesce a smettere di bere. Il mantenimento dello stato di sobrietà è facilitato dalla frequentazione dell’associazione perché ci si sente arricchiti sul piano umano e si arriva a cambiare con più determinazione il proprio stile di vita, cambia il modo in cui si affrontano le situazioni della vita che prima portavano a bere.

Statisticamente sono di più le famiglie di un alcolista ad avvicinarsi all’associazione o più gli alcolisti stessi?

Normalmente si avvicina la famiglia. Nel momento in cui l’alcolista varca la soglia dell’associazione, metà del lavoro è fatto perchè l’alcolista accetta il fatto di avere una dipendenza.

Se potessi entrare nella mente di un ragazzo che sta bevendo, cosa gli diresti?

Gli direi innanzitutto di lasciar perdere. L’alcolista vive con un compagno, l’alcool che lo aiuta in qualsiasi cosa, un colloquio, un’interrogazione, pensare che questa persona possa abbandonare tale supporto non è semplice.  Noi dobbiamo far capire all’alcolista che intorno a lui ci sono tante mani tese e sono le mani di tutti quelli che vogliono aiutarlo. L’alcolista deve capire che non è solo. Siamo abituati a vivere come se fossimo in una giungla, proviamo invece a sorridere alla gente, a salutarci l’un l’altro. La gente ha bisogno di comunicare, aiutiamoci fra noi a rompere il muro che ci separa e ci fa sentire soli se ci riusciamo avremo fatto un passo avanti per sconfiggere l’alcool e la droga. Perché si beve? Perché abbiamo paura di restare soli, perché abbiamo paura di affrontare il mondo. Il mondo non possiamo cambiarlo, ma possiamo cambiare noi e con il nostro cambiamento influenzare i nostri amici, la famiglia, le nostre comunità; così si cambia il mondo. I giovani vivono nell’incertezza ma trovano coraggio e sicurezza se stanno in gruppo, quindi quando si parla con loro bisogna “provocarli”, “sfidarli”, chiedergli se sarebbero capaci di comportarsi diversamente dagli altri, se sarebbero capaci di rinunciare a bere o fumare anche se tutti gli altri componenti del gruppo continuassero a farlo. Su 100 ragazzi basta che uno assuma un determinato comportamento (positivo o negativo che sia) e diventa un processo a catena.

Un’ultima domanda: uno sguardo al tuo passato, come lo definiresti?

Ricco e terribile. Non posso tornare indietro e cancellare tutte le sciocchezze che ho fatto, né posso compiangermi. Però posso trovare il positivo nel negativo. Il negativo sono trentaquattro anni nell’alcool, il positivo è che questa esperienza devastante mi ha cambiato. Il mio passato è terribile ma è ricco perché mi ha reso adesso una persona migliore.

Per ulteriori informazioni visita il sito: http://www.aicat.net/IT/

Di seguito i recapiti telefonici:

080 5544914

349 3630514

349 5864336

Gli ultimi 5 anni di crimini al Quartiere Libertà: l’indagine.

Ci lamentiamo molto e ci lamentiamo tutti. Ci lamentiamo del tempo, del governo, di quello che non va e, soprattutto, ci lamentiamo del fatto che “le cose vanno sempre peggio”,  e ”non si può più girare per le strade senza aver paura di furti, scippi e rapine”.

Ma sarà vero? Oppure la criminalità nel nostro quartiere è sempre la stessa da anni e magari le forze dell’ordine fanno un buon lavoro per proteggere il cittadino?

Noi della redazione di Libertiamoci ce lo siamo domandato ed abbiamo avanzato una richiesta di dati alla Polizia di Stato che,  ottenuto il permesso dagli uffici ministeriali, ci ha fornito il materiale che trovate riportato nelle tabelle seguenti.

Lo pubblichiamo senza pretendere di trarne conclusioni in senso positivo o negativo, augurandoci di poterlo commentare in seguito con qualche figura istituzionale competente e magari anche con i lettori del nostro giornale.

Questi sono i dati che riguardano tutti i tipi di furti, regolarmente denunciati alla Polizia di Stato, nel nostro Quartiere Libertà: ci mostrano come negli ultimi 5 anni il numero di furti è sceso notevolmente, anche se queste statistiche ci confermano che i furti d’auto e quelli in negozio non sono del tutto diminuiti.

Ora invece osserviamo i dati delle rapine sempre nel nostro Quartiere.

Ricordiamo che un semplice furto diventa rapina quando viene messa in atto un’aggressione o una minaccia di qualsiasi genere.

Negli ultimi tempi banche e uffici postali non sono più oggetto di rapine, soprattutto perché è più difficile (con le nuove tecnologie di protezione) riuscire a portare a termine tali azioni illegali.

Invece è diventato, purtroppo, sempre più facile e abitudinale rapinare persone appena uscite da banche o poste, soprattutto se sono anziani. Rimangono alti anche i numeri  di scippi in negozi, piccoli supermercati, farmacie e tabaccherie e i numeri dei danneggiamenti provocati da questi scippi.

Concludiamo con i crimini di altro genere.

I dati, come già detto, riguardano solo le denunce presentate alla Polizia di Stato.

Si ringrazia la Polizia di Stato per aver permesso l’utilizzo e la diffusione di queste statistiche.

Associazione Polifonica Barese

Venerdì 28 gennaio alle ore 20.00, nell’ambito delle manifestazioni in commemorazione della Shoah, la Polifonica Barese eseguirà nella Chiesa di San Rocco (Via Sagarriga Visconti) un concerto di musica sacra dal titolo Oltre la Memoria. Il concerto prevede l’esecuzione di due opere: lo STABAT MATER di Rheinberger e il REQUIEM di Faurè. Il Gruppo Scout Agesci Bari 12,  collaborerà animando il concerto.

L’ingresso è libero.

Vi aspettiamo numerosi!

Ecco la locandina:

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VIA SAGARRIGA VISCONTI

La seconda puntata del nostro viaggio ci porta in via Sagarriga Visconti.

Questa via è dedicata alla nobile famiglia Sagarriga di origine spagnola, precisamente dalla Catalogna, dove avevano il titolo di “conte”.

I Sagarriga si trasferirono nel napoletano attorno nel 1500. Da qui si spostarono prima a Barletta e nel 1529 si stanziarono a Giovinazzo, dove furono aggregati alla nobiltà locale. Questa unione fu sancita dal matrimonio di tale Francesco, membro della famiglia Sagarriga, con la nobile Giulia Chyurlia, anche lei nobile di Giovinazzo.  Un loro nipote, Gian Luigi Sagarriga, sposò Isabella Visconti, baronessa di Loseto, e andò a vivere proprio a Loseto vicinissima, come ben sappiamo, a Bari.  I due ebbero diversi figli, ma di questi uno, Domenico, aggiunse al proprio cognome quello della madre, dando così origine al ramo dei Sagarriga Visconti. Fu sempre Domenico, nel 1762, a vendere il feudo di Loseto e a trasferirsi definitivamente a Bari dove risiedeva già da diverso tempo, e fu ammesso a far parte della nobiltà barese.

Da Domenico Sagarriga Visconti nacquero molti figli, tra cui si distinsero Gian Luigi (1726-1781), filosofo, storico e letterato di

grande valore, socio della Reale Accademia di Scienze e Belle Lettere di Napoli, prefetto e governatore del Real Convitto di Bari ed autore di diverse opere inedite; Nicola (1728-1806), padre teatino, generale dell’ordine e autore di parecchi lavori di carattere storico, filosofico e religioso; Giorgio (1727-?), uomo di alta cultura, socio della Reale Accademia di Scienze e Belle Arti di Napoli e dell’Arcadia Sebezia, autore di diversi lavori in materia di economia politica, agricoltura, pesi e misure. Proprio Giorgio, prese in moglie Caterina Volpi, dando origine al ramo dei Sagarriga Visconti Volpi, ai quali è intitolata la Biblioteca Nazionale della nostra città. La biblioteca, infatti, era originariamente di proprietà di tale Girolamo Sagarriga Visconti Volpi, senatore, che nel 1865 regalò la propria biblioteca che andò così a costituire il primo nucleo dell’attuale Biblioteca Nazionale di Bari.

Parecchi componenti della famiglia Sagarriga Visconti ricoprirono cariche nell’amministrazione della città: si avvicendarono decurioni, sindaci, consiglieri comunali, assessori. L’ultimo esponente della famiglia di cui si hanno tracce è Nicola Sagarriga Visconti, consigliere dal 1876 al 1889, dal 1889 al 1892 e nel 1893.

Stemma gentilizio del casato dei Sagarriga Visconti

Bibliografia: “Le strade di Bari” di Vito Antonio Melchiorre (Periodici Locali Newton).

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