CORSO MAZZINI

Ci occupiamo della strada dedicata al grande patriota risorgimentale, e fondatore della Giovine Italia, Giuseppe Mazzini, ovvero Corso Mazzini.

Il corso venne a lui dedicato nel 1900. In quegli anni però questa strada era in sostanza deserta e non abitata, per cui fu utilizzata come campo di aviazione, detto di Marisabella (data la vicinanza con l’omonimo pantano). La città di Bari, infatti, fu una delle prime città italiane a essere sorvolata da aerei. Risulta infatti dalla rubrica “Città e monumenti d’Italia sorvolati la prima volta”, riportata da un vecchio giornale aeronautico, che nel giugno 1911, l’aviatore belga Elia Mollien effettuò alcuni voli su un monoplano sul campo Marisabella di Corso Mazzini, e che, giunto al terzo tentativo, precipitò al suolo.

Due anni dopo toccò finalmente a un barese –il tenente Cesare Suglia- il privilegio di compiere un volo sulla città, battendo addirittura il primato di lunghezza dei viaggi aerei fino allora compiuti. Partito da Mirafiori (Torino) all’alba del 2 Agosto 1913, fece scalo a Pisa, a Centocelle e a Napoli, e atterrando tre giorni dopo sul campo barese di Marisabella, accolto da una numerosa folla plaudente, dai familiari e dalle autorità, rappresentate dal sindaco Sabino Fiorese. Per tale impresa, l’ufficiale ricevette una medaglia d’oro al valore aeronautico.

Nel 1913 Bari fu scelta come meta della competizione aviatoria indetta dalla Società Italia d’Aviazione per la conquista di una coppa offerta dalla ditta Pirelli. Il premio era destinato al pilota che, partendo all’alba da un campo d’aviazione dell’Italia settentrionale, avesse compiuto il volo di andata e ritorno fino a Rimini, Bari e Brindisi.

All’inizio del 1912, l’Aero Club d’Italia, sulla scia dell’entusiasmo suscitato dall’utilizzo di dirigibili e aeroplani durante la guerra in Libia, propose la creazione di una flotta aerea nazionale e promosse una pubblica sottoscrizione per la raccolta dei fondi occorrenti. A tal fine il consiglio comunale di Bari destinò un contributo di 2 mila lire. L’iniziativa fruttò in totale la cifra di 17.431 lire e la città di Bari si classificò al 61°posto della graduatoria dei 103 sottoscrittori. Grazie a questo la città ottenne che su un aereo della flotta nazionale che era stata costituita, venisse apposta una targa raffigurante l’Italia con le mani adorne di palme e di lauri, protese verso un’aquila che si librava sui monti; accanto all’Italia si leggeva il motto “Per aspera ad astra” e sotto il nome “Bari”.

La funzione di campo di aviazione di Corso Mazzini, ebbe definitivamente termine quando, il 12 ottobre 1930, fu inaugurato nella vicina Palese, con l’intervento del ministro Renato Ricci, un vero e proprio aeroporto conforme ovviamente alle tecniche dell’epoca.

Bibliografia: “Le strade di Bari” di Vito Antonio Melchiorre (Periodici Locali Newton).

I referendum bussano…alla porta della democrazia! Che fare?

Venerdì 27 maggio alle ore 19, nei locali della parrocchia del preziosissimo Sangue in San Rocco,con l’aiuto del dott. Luigi De Marco (già presidente della Corte d’Appello di Bari), del dott. Raffaele Di Marino (già responsabile del laboratorio di analisi dell’Acquedotto Pugliese), di Massimiliano Boccone (coordinatore di Greepeace – Bari)  e di tutti voi, la Scuola di Formazione alla Cittadinanza Attiva organizza un incontro che ci aiuti a riflettere sui quattro quesiti referendari per i quali siamo chiamati ad esprimere il nostro voto il 12 e 13 giugno.

Per la scuola

Mario Dabbicco e Bianca Maria Fanti

Festa dei Popoli – 28-29 Maggio 2011

NOTIZIE DI CARATTERE GENERALE

La manifestazione, completamente gratuita, si svolgerà nelle giornate del 28 e 29 maggio presso il Campo Missionari Comboniani, in VIA GIULIO PETRONI 101, a Bari, dal pomeriggio fino alle 23.45 circa.

La parte musicale verrà definita a breve così come saranno definiti gli orari.

Presenterà Fabio Betto. Prossimamente verranno affissi per la città manifesti e locandine.

Ci sarà personale di sorveglianza, addetti alle pulizie, un palco per i concerti e le danze e cassoni per l’immondizia.

LOTTERIA

La lotteria ha scopo di finanziare la manifestazione, il costo del biglietto è di € 2.

1°premio: volo aereo per 2 persone per Grecia o altra destinazione da definire (offerto da Eurocomex viaggi e turismo.)

2°premio: bicicletta (offerta da Mannarini cicli e motocicli)

28 MAGGIO

SFILATA…

La sfilata del 28 maggio partirà alle 17.30 dalla Piazzetta dei Papi. Sarà sufficiente portare allegria e colori per una passeggiata di tamburi, abiti tradizionali e palloncini. Non saranno ammesse bandiere o connotazioni politiche.

...E BICICLETTATA

La biciclettata partirà alle 17.30 da Viale del Concilio Vaticano II, per arrivare al campo sportivo dei Missionari- attraversando viale Papa Giovanni XXIII, via della Costituente, viale Luigi Einaudi, viale Luigi De Laurentis. Avremo per questo la collaborazione di RUOTALIBERA.

Si raccomanda a tutti di dotarsi di lucchetti per lasciare le bici nel parcheggio.

In una mezz’ora circa si arriverà, a piedi e in bici, alla Casa dei Missionari Comboniani, dove l’associazione Alma Terra proporrà le danze da tutto il mondo.

Dalle ore 19.00 sarà possibile visitare gli stand dove ogni paese o associazione proporrà fotografie, artigianato, stoffe, video, libri e gastronomia.

29 MAGGIO

Domenica 29 maggio a partire dalle 18.00 circa sono previste animazioni per bambini: laboratorio di aquiloni, rappresentazioni con marionette e altre attività in via di definizione.

Domenica non ci sarà la sfilata e si potrà accedere dalle ore 18.30 circa.

INFORMAZIONI

0805283361-3663307063 – info@abusuan.com

Vivo in una città bellissima

A cura di Antonella Pagano

Per chi non l’avesse mai conosciuto, Giuseppe Solfato è stato, oltre che un amatissimo docente di Lingua Inglese presso il Liceo Scientifico Scacchi, scrittore e regista teatrale:  “Zenzola” , “Per donna sola” (testo teatrale da poco riproposto dalla Compagnia Teatrale Vallisa con la fantastica attrice Marisa Eugeni), “A la poste, sportelle penzione” o “La patròne” sono solo alcuni delle pièce teatrale portate in scena.

E sempre presso il Liceo Scientifico Scacchi ha curato il Laboratorio Permanente di Drammatizzazione , preparando gli spettacoli “Carro Bestiame”, “Onde”, “Ponti” che hanno riscosso un grandissimo successo.

Si è spento a Bari il 1 Agosto 2010 e la Compagnia Vallisa, per ricordare nel modo migliore Giuseppe Solfato, l’amico silenzioso, studioso delle tradizioni forti e spigolose ma cariche di poesia della nostra città, ha dedicato la neonata compagnia teatrale al suo nome ed è diventata Compagnia Vallisa “Giuseppe Solfato”.

Qui di seguito però vogliamo proporvi la lettura e la visione di un brano tratto da un testo del professor Solfato dal titolo emblematico: Bari. Non vi anticipiamo altro, anche perché questo semplice testo non parla solo di una tranquilla passeggiata per le vie di Bari, ma soprattutto dei colori e dei suoni che ci circondano quotidianamente e a cui spesso non facciamo più caso, tanto ci siamo abituati.

Vivo in una città bellissima. È una di quelle mattine magiche in cui il mondo ha i colori giusti. Fa freddo. Il cielo trasparente come d’opale si intride di una linea più densa all’orizzonte che, per noi che siamo qui, è l’Albania. Dal Fortino l’occhio si strugge sull’intrico di alberi delle barche alla fonda, intramati dietro i ciuffi delle palme, prima del profilo della città che si distende amichevole. Il Barion, l’Albergo delle Nazioni, la Regione, l’Aereonautica, la Caserma Borgia, la Rai e al diavolo Pane Merda e Pomodoro, Punta Cogliotti e Torre all’Amianto. Mi piacciono anche questi ombrelloni bianchi, custodi di promesse d’estate, e la pietra viva restituita al suo candore. San Nicola si dispiega come un’immensa vela lattea gonfia di vento. Rileggo la targa di Santa Scolastica avvolto da ondate di profumo di bucato appena steso. Sa di buono. Sa di casa.

Sono a casa. Tutta la città è casa. Qui sono al sicuro. Svolto per Largo San Pietro e l’attraverso di sghembo. Calpesto la pietra con le mie scarpe di gomma issato su millenni stratificati di storia ancora tutta da narrare e m’invade la certezza che io sono di qui, sono di queste pietre. Appartengo al segreto di queste pietre. Donne affaccendate mi guardano appena dagli usci spalancati. Un enorme pastore tedesco mi viene incontro, interessato com’è alla mia cagnetta. Lina scodinzola vanitosa, avvezza al corteggiamento dei maschi. Auand’u cane, auand’u cane. Le donne inseguono il loro cane ignaro. Rex!Rex! Afferro Rex per il collare e lo tranquillizzo. Una ragazza sfacciatamente prosperosa affacciata a un sottano più avanti mi intima “Giovane (?), svelto! Datti al tacco”. Il pastore è restituito alla sua televisiva proprietaria e la piazza si richiude dietro di me come acqua che si richiuda su se stessa.

Attraverso un arco bassissimo che termina in una corte linda. L’uomo, esageratamente magro che mi ha seguito a rispettosa distanza approfitta d’un mio sguardo per sentenziare che a tempo a tempo ho fatto a mettere in salvo il mio cane dalle fauci mortali del pastore. “Lo conosco quello. È troppo venale!” .E  si storce in una smorfia di disgusto che ti par quasi di sentirgli scricchiolare le povere ossa. Sono in Strada 62 Marinai. Riecco San Nicola con la sua faccia di luna piena nel riquadro dell’arco che la incornicia. Buongiorno, buongiorno!  Il venditore di terrecotte mi sorride. Vitino si è trasferito qui dall’Arco Meraviglia: carino il suo nuovo bar. La chiesa madre. Il Castello. Concitato vociare di donne al di là dell’Arco Basso; si fa sempre più forte mano a mano che mi avvicino.

Sostenute e indispettite le voci rotolano su è giù per il vicolo. Quella del primo piano sembra la più incazzata. Una questione di soldi, pare. Eppure sa di copione mandato a memoria. È prova di gorgheggi a chi strilla più forte. Sorrido. Una delle donne ha capito al volo. Eccomi diventato pubblico divertito ed è tutto un rincorrersi di frizzi smodati ed iperbolici a mio beneficio. Sono nel mezzo di una teatralità antica che mi da un ruolo, mi protegge da me stesso, scandisce con rigore il suo repertorio sempre uguale e sempre nuovo. Buongiorno, buongiorno! Buongiorno. Sono stordito dalla folla dei bucati del lunedì stesi ad asciugare al di sopra di reti di orecchiette sospese su trespoli improvvisati. L’uomo dell’Ape loda le sue ineguagliabili arance, i suoi ineffabili mandarini. Ne compero una busta.

Sono giunto a Largo Chiurlia. Via Sparano è già inondata dal sole. Tre filippine grasse, sedute sul bordo della prima vasca parlottano e guardano verso il campanile della cattedrale. Sussurri in una lingua sconosciuta. Per quanto ancora. Chissà se i loro figli già si spanzano di braciole al sugo e patate, riso e cozze. Ci rimandiamo il cenno di un sorriso. Gli oleandri di via Putignani. La facciata rossa del Petruzzelli ferito. Per quanto ancora? Via Principe Amedeo. Via Dante. Studenti in libertà sciamano chiassosi e distratti.

Un’ultima pipi.

Giuseppe Solfato

Bell’epokèr

Un viaggio grottesco alla scoperta di una Bari visibile, ma nascosta, di una Bari nobile ed agiata, ma ancora legata a schemi contadini, una Bari che voleva affacciarsi al mondo, ma doveva ancora scoprire sè stessa, con le proprie imperfezioni e le proprie negatività. Questo è “Bell’epokèr”, film molto “particolare” di un regista altrettanto “particolare”, Nico Cirasola, uno di quei registi che hanno bisogno di un manuale di istruzioni per l’uso per essere pienamente giudicato.
Il film ruota intorno al Politeama Petruzzelli, per anni il simbolo della città, o meglio, della Bari-bene, distrutto in un incendio nel 1991 e riaperto al pubblico solo nel 2009, dopo 18 anni di vicissitudini legali. La  storia del teatro, che diventa anche la storia della città capitale del Mezzogiorno, legata al Petruzzelli da un vincolo fortissimo.
La pellicola inizia alla fine dell’ottocento. Bari è una piccola città che sogna di diventare “capitale” (nel film non si specifica mai di cosa) e il simbolo della “nascita” di una grande città è la costruzione di un grande teatro, il cui nome non viene mai specificato, con cui i cittadini potranno nascere anche culturalmente. Effettivamente Bari è stata una delle città che più si è ingradita e sviluppata dall’unità d’Italia ad oggi e un rilancio economico ci fu. Purtroppo tutto ciò non porta ad uno sviluppo culturale e così il film mostra i notabili di una città moderna e ricca che si comportano ancora come i signorotti dei piccoli borghi, legati alla mentalità della precedente generazione. Quindi troviamo personaggi sterotipati e grotteschi, interpretati da attori locali, artisti famosi a Bari ma già meno noti a Taranto. Il nobile che ha perso tutte le sue ricchezze al poker, il bancario che truffa i muratori che mettono in banca i propri risparmi, l’usuraio, l’avvocato e il vecchio “femminaro” trascorrono una vita dispendiosa da buontemponi, giocando a carte e circondati da “dame di compagnia” nel circolo cittadino e andando a teatro non per un amore verso la cultura, ma perché è il simbolo di uno status, dell’appartenenza al ceto sociale dominante in città.
Salto temporale di ottant’anni: gli attori sono sempre gli stessi, non è un caso. Sono cambiate le tecnologie, sono variati gli spettacoli al politeama, i signori si vestono in giacca e cravatta e le signore in Dolce&Gabbana, ma è un’illusione: è cambiato tutto, ma i personaggi sono sempre uguali. Unica variazone: i muratori truffati nell’ottocento hanno costruito la città nuova e ne sono diventati i padroni (la famiglia Matarrese?). Si aggiunge la storia di un direttore altezzoso, che ha fatto esibire “i più famosi artisti del mondo” nel teatro, schiavo delle sue ambizioni e destinato ad essere la rovina stessa del politeama. L’incendio è mostrato con immagini dei tg dell’epoca, ma si conclude con una speranza (poi avveratasi nel 2008 con la riapertura del teatro): tutti gli interpreti esclamano “The show must go on” in diverse lingue compreso il dialetto, è la speranza di una rinascita.
Il film ha toni surreali e grotteschi: basti pensare che il narratore è lo stesso per tutti i novant’anni: il figlio del custode, dapprima bambino e poi anziano, a sottolineare la valenza simbolica della pellicola, che descrivendo il teatro vuole mostrare alcune negatività baresi, come l’attaccamento al denaro o lo scarso interesse per la cultura. Forse pecca di eccessiva severità, ma il risultato è buono e le scarsezze tecniche dovute al budget risicato e la recitazione a volte troppo rigida vengono mascherate da una ottima sceneggiatura, essenziale e convincente, e dalla bravura del regista, che riesce a far riflettere lo spettatore sensibile, barese e non.
Voto 6,5/10

Giovanni Miccolis

VIA DANTE ALIGHIERI

Questa nota strada di Bari, che attraversa il quartiere Libertà ed anche il quartiere Murat, venne intitolata al massimo poeta italiano nel 1894. E’ proprio alla figura dello straordinario poeta che abbiamo deciso di dedicare questa nuova tappa del nostro viaggio attraverso le vie del quartiere.

Poche personalità hanno radicalmente influenzato lo sviluppo dell’arte, della cultura, della vita di una comunità e allo stesso tempo si sono radicate così profondamente nell’identità di tale comunità da diventarne patrimonio collettivo universalmente riconosciuto. Una di queste personalità, da secoli ormai indissolubilmente legata al nome e alla riconoscibilità dell’Italia davanti al  mondo, è Dante Alighieri.

Biografia

Dante nasce nel 1265 a Firenze, il centro più florido e dinamico dell’Italia dell’epoca. La sua famiglia, pur appartenendo alla piccola nobiltà, si dedica anche a piccole attività finanziarie e commerciali che le assicurano tranquillità economica. Il giovane Dante può così dedicarsi agli studi, cui si accosterà in maniera irregolare da autodidatta ma con grande passione e profitto, assorbendo profondamente non solo i testi sacri e i classici latini (fra cui soprattutto il prediletto Virgilio, che definirà “lo mio maestro e ‘l mio autore”), ma anche le più moderne elaborazioni della poesia provenzale e della filosofia di San Tommaso. A 18 anni incontra Beatrice, la donna che sarà il centro e il motore di tutta la sua opera e che consegnerà alla storia dedicandole immortali componimenti amorosi. In età adulta intraprende anche un’appassionata attività politica, attraversando gli anni più accesi del contrasto politico fiorentino, all’epoca segnato da duri scontri tra le due fazioni guelfe dei Bianchi (che sostenevano l’indipendenza totale di Firenze e cui apparteneva lo stesso Dante) e dei Neri (propensi invece a sottoporre la città all’influenza del Papa). Dante ottiene così la carica di priore ma si trova in un momento di particolare inasprimento degli scontri ed è costretto a infliggere la pena dell’esilio ai più violenti capi fazione, tra cui anche al suo amico e poeta Guido Cavalcanti. Ma la lotta continua e Dante si ritrova nel turbine dei contrasti, finchè nel 1301, le truppe angioine di Carlo di Valois, alleato del Papa, giungono in aiuto dei Neri e consegnano loro la vittoria. La repressione dei vincitori nei confronti dei loro nemici è efferata e la stessa città di Firenze subisce saccheggi e incendi. Anche Dante subisce la sconfitta ed è condannato all’esilio. Da adesso, il poeta non tornerà mai più in patria, dando invece inizio ad un pellegrinaggio che lo condurrà in diverse città italiane, da Verona, ad Arezzo, a Treviso, Lucca fino a Ravenna, dove tutt’oggi risiedono le sue spoglie. Durante gli anni dell’esilio, Dante comporrà, fino a poco prima della morte, avvenuta nel 1321, la sua opera maggiore, la Commedia, comunemente detta la Divina Commedia.

Dante padre della lingua italiana

Proprio per il grande successo del poeta presso i suoi contemporanei, dovuto alla competenza dottrinale e morale e per perizia tecnica, oggi Dante Alighieri è conosciuto come il padre della lingua italiana. L’intera opera dantesca, a partire dalle composizioni giovanili, fino ai trattati filosofici e politici e al poema maggiore, può essere interpretata come il progressivo riscatto del volgare letterario toscano (cioè di quella lingua che si parlava quotidianamente in Toscana e  che si era resa, nel corso del tempo e con l’opera dei vari poeti e scrittori, “letteraria”, cioè costitutivamente destinata all’impiego nella scrittura d’arte e per questo depurata da forme e termini troppo “bassi.) dalla soggezione culturale del latino, la lingua degli intellettuali del medioevo. Con Dante, infatti, il volgare raggiunge tutto l’arco delle possibili potenzialità espressive che una lingua può sperimentare e, di fatto, viene parificato al latino. Dante, dunque, esporta questa nuova lingua in tutte le città che visita durante il suo lungo esili. Egli impone la statura di una lingua, il volgare toscano illustre, che inizia subito ad a essere percepita come un bene comune di tutte le corti italiane, che pur conservavano una propria parlata. Tale bene comune, dunque, non è altro che il primo nucleo dell’italiano, lingua che ci è pervenuta oggi, seppure con modificazioni nel corso dei secoli, come abbiamo visto proprio da Dante. Ma le ragioni della sua grandezza ovviamente non risiedono solo in questo fenomeno.

Cenni sull’opera e sull’ideologia

Dante è alla ricerca di una onnicomprensiva sistemazione del sapere e soprattutto del senso che governa l’umano agire e convivere. Raggiunge il suo intento proprio nel poema maggiore, che sottopone l’intera struttura dell’universo all’intelletto divino ma consegna ogni singolo elemento di tale universo, e soprattutto l’uomo, alla propria volontà di autodeterminazione. Come sappiamo, nella Commedia Dante immagina di intraprendere un viaggio attraverso i tre regni dell’aldilà, l’Inferno, il Purgatorio e il Paradiso, incontrando vari personaggi, ora storici, ora tratti dalla mitologia. Il Dante viaggiatore, cioè ciascuno di noi lettori, viene portato alla presenza di figure che raccontano la loro storia, dimostrano il loro caso particolare, raccontano come hanno, in vita, esercitato la propria volontà, scontrandosi con la complessità dell’esistenza, fino a guadagnarsi chi l’Inferno, chi il Purgatorio, chi il Paradiso. Ed ecco  che, per questo,  Il viaggio di Dante diventa un viaggio dell’uomo nell’uomo, ed è qui che risiede, a nostro avviso, l’inesauribile ricchezza di un opera medievale che parla con lingua e valore contemporanei.

Articolo di Agnese Di Nardi                                                                    Approfondimento a cura di Francesco Lamacchia

La Storia ed il Futuro nei laboratori dello Scacchi

In occasione della celebrazione dei 150 anni dell’Unità d’Italia, il liceo Scientifico “A. Scacchi” aderisce all’iniziativa della Sovrintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici organizzando  una mostra guidata di alcune strumentazioni storiche appartenenti ai laboratori dell’istituto, alcune delle quali si possono vedere in funzione, e presentando al pubblico il recentissimo Rivelatore di Raggi Cosmici, apparato innovativo col quale il Liceo Scacchi partecipa ad un importante progetto di ricerca nazionale. Sarà, inoltre, aperto al pubblico il Planetario, dove gli studenti mostreranno i segreti e le meraviglie del cielo stellato.

L’ingresso è gratuito.

Per le scolaresche si prega

di prenotare ai seguenti numeri :

340 2291502 per la mostra

333 5444676  per il planetario

XVI Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime di mafia

Sabato 19 marzo scorso, a Potenza, un lungo corteo ha inondato piazze e viali per accogliere, come tradizione negli ultimi sedici anni in prossimità del primo giorno di primavera, la “giornata della memoria e dell’impegno”, una marcia all’insegna della legalità e della giustizia. Si è scelto Potenza come “capitale delle legalità per un giorno” per riportare “verità e giustizia in terra di luce”; una regione, la Basilicata, ormai sempre più buia, dove complicati intrecci tra poteri e pericolose complicità hanno sostituito sani principi del vivere. Esempio di cultura mafiosa è la tragica vicenda di Elisa Claps, cittadina  uccisa dai silenzi e dalla scarsa collaborazione dei propri conterranei.

Nonostante la pioggia, oltre 50 mila i manifestanti presenti, coesi in una marcia sentita e solidale, uniti nel ricordare le tante vittime di mafia e tutti coloro che per la difesa dei valori di legalità e giustizia hanno sacrificato la propria vita. La giornata è stata segnata infatti dal ricordo delle 900 vittime di mafia, i cui nomi, come tradizione della manifestazione, sono stati scanditi a gran voce e ricordati nella testimonianza dei loro familiari. Momento molto significativo, il discorso di don Luigi Ciotti sulla lotta e sulla perseveranza, nella vita quotidiana, di quei valori oggigiorno sempre più difficili da osservare .

“Oggi le mafie sono anche corruzione, tagli alla scuola, degrado ambientale e offese alla cultura” ha energicamente gridato dal palco il fondatore di Libera. Instancabile, come da anni lo conosciamo nel suo impegno alla denuncia, ha segnalato come il progetto di articolazione della giustizia del governo sia teso a favorire sistemi mafiosi  sempre più dilaganti e infiltrati nelle alte sfere economiche oltre che politiche. A noi cittadini il dovere di ergerci a difensori della nostra Costituzione, primo e vero testo antimafia.

Alla marcia è seguita un’intensa programmazione di affollati seminari tematici: dalla corruzione alle mafie internazionali, dalla informazione ai beni confiscati.

Il nostro impegno non si conclude con questa giornata, ma continua con il seguire le interessanti iniziative che Libera proporrà in accordo con la Tavola della Pace, unione di più organizzazioni tese alla difesa dei diritti umani e della pace, che presto ci vedrà impegnati in un’altra importante avventura: la Marcia della Pace Perugia-Assisi, il 25 settembre prossimo.

Anna Paola Capriulo

I Giornata Mondiale dei Club Alcologici Territoriali

Aprile, mese dedicato alla prevenzione alcologica, propone ogni anno un vasto calendario di iniziative mirate all’informazione e alla sensibilizzazione della cominità sui rischi e danni legati al bere alcolici promosse da istituzioni (Istituto Superiore di Sanità con l’APD), Servizi (SERT, Centri di Alcologia, ecc.), mondo delle associazioni (ACAT, singoli Club, altre associazioni), Amministrazioni comunali.

Anche alla luce di numerose sollecitazioni tese a promuovere una sempre maggiore visibilità del lavoro dei Club Alcologici Territoriali, l’AICAT nel suo ultimo consiglio direttivo ha proposto di promuovere per domenica 10 aprile 2011 la Prima Giornata dei Club Alcologici Territoriali, finalizzata a valorizzare il lavoro svolto sia per l’accoglienza di famiglie con problemi alcolcorrelati sia per il coinvolgimento attivo in programmi di promozione della salute della comunità.

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