BARI … in parole

Articolo a cura di Adriano Francescangeli                          

 

Nell’era dell’immagine, Libertiamoci Vi regala, per il Nuovo Anno, sei descrizioni di Bari in cui si può apprezzare non solo la bellezza del contenuto ma anche la ricchezza della scrittura. La prima descrizione risale al Tardo Medioevo che fu per Bari un tempo di grande prosperità; la seconda, nel tempo della Bari spagnola, ad opera di un illustre viaggiatore russo devoto di San Nicola; la terza risale al periodo di espansione del Murattiano e si inquadra nel periodo in cui i viaggiatori – scrittori europei si spingevano nel Sud Italia alla ricerca di un qualcosa di esotico o di una qualche particolarità  etnica. Le altre tre descrizioni sono firmate da grandi scrittori e giornalisti italiani e sono state scritte durante il XX secolo.

 

«Gli abitanti di Bari si commossero al vedere i figli di Israele nudi e avvinti in catene e li ricoprirono con i loro abiti. Dio ricompensò il bel gesto, raccogliendo da ogni contrada grazia e bellezza e riversandole sugli abitanti di Bari, così che non ci fu al mondo gente più bella, al punto che nacque il detto: chiunque entra a Bari non ne esce senza aver prima desiderato di peccare”»

Cronaca ebraica del IX secolo

 

«Sotto il presbiterio, ricavata nel sottosuolo, c’è un’altra chiesa, nella quale si conservano i resti santi e miracolosi di S. Nicola; … Nessuno può in alcun modo entrare nella tomba. Solo i canonici della chiesa raccolgono il balsamo nel modo seguente: ad un apposito bastone di ferro legano una spugna che calano attraverso il foro insieme ad una candela; la spugna s’imbeve del santo balsamo che esce dalle ossa miracolose. Essi la tirano fuori, la strizzano in un vaso e ripetono l’operazione fino a raccogliere tanto balsamo quanto occorre. La sostanza miracolosa non viene mai a mancare. I canonici la distribuiscono a tutti coloro che la chiedono, nella quantità che desiderano, senza negarla a nessuno e senza pretendere un pagamento.»

P.A. Tolstoj, Diario di viaggio prima traduzione del testo russo ad opera di Claudia Piovene Cevese in “Il viaggio in Italia di P.A. Tolstoj [1697-1699]”

 

« Per me, la trovo attraente questa città nuova, con le sue vie larghe, ad angoli retti, che consentono di veder sempre in fondo ad esse il mare, come si vedono a Torino le Alpi »

 Paul Bourget, Sensations d’Italie, 1891

 

« …Il mondo attorno all’antico San Nicola è un formicaio ebbro di vitalità. Vecchi cortili sono stanze, vecchie cappelle sono magazzini, una scala sfonda un muro, un muro alza la testa oltre il soffitto. Passa con il braccio steso il venditore di pomodori secchi e salati e il suo lamento incomprensibile eccita l’appetito. Allora mille bambini seminudi sporgono il loro pezzo di pane. Mentre la madre pettina la comare, la figlia fa la pasta su una pietra larga, davanti all’uscio di casa. Con un pizzico di pasta mette al mondo altri pupi, ci soffia su: andate a giocare, toglietevi di qui. Così si moltiplica all’infinito la vecchia Bari, grazie a Dio, cresce nuova e non muore mai.»
Italo Calvino, Finibusterre, 1954

 

«…Bari negli ultimi vent’anni è aumentata di 70.000 abitanti; ma è quasi decuplicata dall’inizio del regno. Nella rapida crescita è nata una grande città moderna, con un lungomare maestoso, in cui l’architettura monumentale del periodo fascista ha trovato il suo pascolo. Bari è così divisa tra una parte moderna che ne occupa la maggior parte, dalle vie ampie, regolari, diritte disposte a reticolato e senza una speciale caratteristica; ed una parte vecchia compressa in punta, allo stesso livello, le viuzze strette aggrovigliate al riparo dai venti, l’opposto, si direbbe, della città borghese che la circonda. Qui, come in separata sede, la vita della Puglia viene alla luce; gli stessi uomini sembrano cambiare aspetto e prenderne uno più indigeno. »

Guido Piovene, Viaggio in Italia, 1957

 

«Ora, quando vidi per la prima volta Bari, io non sapevo capacitarmi di questa dissomiglianza radicale con le città che in teoria dovrebbero più assomigliarle: e l’ho capito più tardi, dopo aver visitato Gerusalemme. D’un colpo nella Gerusalemme vecchia, mi sentii a Bari: e come capii, allora, il senso esatto di corte che è stato dato alla piazzetta-sagrato antistante al San Nicola. Non è la piazza italiana, è una corte di moschea e, sia pure in piccolo, l’Hara, lo spiazzo sacro dove fu il tempio a Gerusalemme, in cui si entra dalle porte e ad una certa ora si chiudono i cancelli. Altro che palazzo del Catapano, quale si favoleggia ora dovrebbe esser rappresentato dal nucleo di San Nicola. Nulla c’è di bizantino ma tutto è di discendenza araba e lombarda, incrocio fertile, come sempre, fra due sangui poco amici. …. Ma Bari vecchia è l’aggregato arabo, e quando non è Gerusalemme, è Damasco: le volte hanno il senso del mercato coperto che sia Bazar o Suk. E sono anche le volte di un paese che vuole deviare e rompere i venti gelidi che vengono dal settentrione, e ripararsi dal sole che, d’estate, ossia per otto mesi, calcina gli occhi e le pietre.»

Cesare Brandi, Pellegrino di Puglia, 1960

PREMIAZIONE DEL CONCORSO FOTOGRAFICO “BARI CHE VORREI!”

Cari Lettori e Lettrici, sabato 11 gennaio dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 22:00 e domenica 12 gennaio dalle 10:00 alle 13:00 potrete ammirare le 52 foto esposte nella sede dello Spazio Giovani del Comune di Bari, in Via Venezia 41 (sulla muraglia).

 

Attraverso la fotografia, la redazione del giornale virtuale Libertiamoci ha inteso sollecitare l’interesse dei Cittadini verso la propria città, chiedendo loro di immortalare gli aspetti più belli di Bari, ma anche quelli “negativi” che sarebbe opportuno cambiare.

Poiché il fine della nostra Associazione “Scuola di formazione alla cittadinanza attiva – Libertiamoci” è quello incoraggiare la cittadinanza attiva, è stato chiesto ai partecipanti di mettere in mostra luci ed ombre del nostro territorio, per essere orgogliosi di questa città o per poterla migliorare.

 

Tutte le fotografie in gara saranno esposte presso lo Spazio Giovani, cui si potrà accedere liberamente secondo l’orario di apertura della sede espositiva, sopra riportato.

Inoltre sabato 11 gennaio alle ore 19:00 saranno premiate le migliori fotografie, scelte da una giuria presieduta dal fotografo Nicola Amato.

 

All’evento sono invitati i rappresentanti dell’AMIU, dell’VIII^ Circoscrizione e del Comune di Bari, nella persona di Michele Emiliano, Sindaco della città.

 

Invitiamo tutti a partecipare a questa iniziativa, per ammirare le fotografie, ma altresì per esprimere opinioni sulla città e meglio conoscere nostra Associazione (www.libertiamoci.bari.it), o anche soltanto per passare una giornata diversa!

La Costituzione Italiana – Art. 2

A cura di Paola Lacasella                                               

Articolo 2

« La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale. »

 

Con l’affermazione: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”, la

Repubblica prende atto dell’esistenza dell’uomo e dei suoi diritti. Il suo compito, infatti, non è

quello di creare i diritti ma quello di prendere atto di questi, prima ancora di prendere atto della

Costituzione e dei diritti di quest’ultima. I diritti dell’uomo vengono definiti “inviolabili” e per

tale ragione nessuna istituzione può osare violarli, perché la violazione di tali diritti è violazione

della Costituzione, atto, quest’ultimo, sanzionabile dalla Corte Costituzionale.

“Sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”. L’Articolo 2 della Costituzione stabilisce che il singolo che opera in un’associazione debba essere tutelato nei suoi diritti fondamentali anche all’interno dell’associazione di cui fa parte. Le associazioni mafiose, dunque, che perseguono finalità autoreferenziali non si allineano ed, anzi, calpestano i principi della Costituzione. L’autoreferenzialità è un crimine ed è vietata ed impedita nella nostra Costituzione, grazie all’affermazione dei diritti inviolabili dell’uomo. La libertà di associazione, che la Costituzione permette, comporta il diritto, per gli individui, di associarsi ma non conferisce all’associazione il diritto di violare i diritti inviolabili dell’associato.

L’elemento fondamentale e fondante dell’Articolo 2, che fa da spalla al principio dell’inviolabilità dei diritti, poco fa espresso, è il principio di solidarietà: la Repubblica “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. In queste parole, cariche di forza, è palese l’obbligo di solidarietà umana (es: il volontariato). E’ questo un elemento assente in qualsiasi altra costituzione e lancia uno dei messaggi più alti: il fine della Costituzione della Repubblica Italiana è l’uomo. L’uomo, come la Costituzione, ha l’obbligo di riconoscere l’inviolabilità dei diritti e l’obbligo di solidarietà verso gli altri individui, verso gli altri uomini, e, dunque, anche verso gli immigrati, i rifugiati politici, ecc. Qualsiasi legge contro l’immigrazione è, dunque, inumana ed anticostituzionale. Non a caso, fra i diritti inviolabili dell’uomo vi è quello della libertà di circolazione, tutelata, tra l’altro, dalla Corte Europea di Strasburgo. Come si può favorire la libera circolazione dei capitali e, poi, vietare la libera circolazione di uomini?

La nostra Costituzione è la sola a non parlare di CITTADINO, come fa quella francese,  ma di UOMO. I diritti inviolabili di cui si parla sono quelli dell’uomo, prima ancora che quelli del cittadino. La Repubblica riconosce, dunque, l’inviolabilità dei diritti di uomini che fanno parte anche delle religioni più diverse. Allontanare un individuo dalla comunità è, e sempre resterà, un’azione  inumana ed anticostituzionale.

LA RETE DELLA SOLIDARIETA’

Articolo di Donatella Albergo                                    
Foto di Roberta Giordano                                    

“Aiutiamoci ad aiutare” un nuovo progetto di coordinamento in rete tra le associazioni di volontariato.

 

In punta di piedi e lontano dai riflettori, si è tenuto Ieri, 22 novembre, alle 18,30, presso la parrocchia del Preziosissimo Sangue in San Rocco, un incontro tra numerose associazioni di volontariato, di ispirazione laica o religiosa. Eppure la sensazione era di partecipare a un piccolo evento di cui poi si sarebbe detto: tutto è cominciato da lì. Lo scopo è stato quello di avviare un progetto di coordinamento, anche in rete, tra le forze in campo, al fine di ottimizzare le energie e le risorse umane e materiali. L’importante appuntamento anticipa il Meeting del Volontariato che si terrà il 23 e 24 Novembre e che vede coinvolte un centinaio si associazioni.

Hanno partecipato i rappresentanti del gruppo “Stargate”del Centro Servizi, le Vincenziane, Volontarie della Carità, che assistono 30 famiglie, i rappresentanti degli “Avvocati di strada” e dell’Associazione IN.CON.TRA. che prestano la loro assistenza ai senza fissa dimora e alle famiglie in difficoltà, i sigg. Biagio De Marco e Decio Minunno che coordinano rispettivamente le mense di San Rocco e della Caritas, il sig. Gilberto Stea, portavoce dell’associazione socioculturale “Stella del Sud” che si occupa dei senza fissa dimora della parrocchia Sant’Antonio, la psicologa Patrizia Facchini che collaborerà con il “Centro di Ascolto” di San Rocco, il rappresentante di “Riconosciamo Bari” che ha presentato la sua aspirazione a recuperare e riqualificare vecchie strutture in disuso della città, come l’Ospedale Militare, l’ex Caserma Rossani, la Manifattura dei Tabacchi.

Ogni associazione ha illustrato il proprio campo d’azione, gli obiettivi, i limiti, i destinatari, i progetti in atto e futuri con lo scopo di conoscersi più a fondo per coordinare gli interventi, da subito, in vista anche delle imminenti festività natalizie.

Sono emersi alcuni aspetti fondamentali, anche frutto di precedenti incontri. Innanzitutto le povertà sono sempre più numerose e investono non solo i migranti, ma anche gli italiani  e le famiglie. Molto spesso queste non denunciano le loro necessità per paura che i servizi sociali sottraggano loro i figli. Inoltre le risorse esistono, ma non sono distribuite equamente e, anche quando vengono messe a disposizione, non sempre i volontari sono sufficienti per la raccolta e la distribuzione.

I più impellenti problemi individuati sono: l’urgenza del lavoro, anche part times, e di conseguenza di una bacheca virtuale del lavoro che incontri la domanda e l’offerta; la creazione di un sito o una pagina Facebook, punto di riferimento di tutte le associazioni; l’assistenza medica gratuita, con l’aiuto di medici volontari che prestino la loro opera come già fanno gli “Avvocati di Strada”; il potenziamento della raccolta alimentare e del banco farmaceutico per tentare di temperare le disuguaglianze; un coordinamento più capillare delle mense, con una mappatura dalla dislocazione e degli orari in un volantino mensile presente in ogni associazione o parrocchia e a disposizione di chi ne ha bisogno.

Le associazioni hanno dimostrato fervore inesauribile, nonostante la crescente povertà ridimensioni continuamente le loro attività e aumenti il loro lavoro. E mentre ognuno parlava di raccolta alimentare e farmaceutica, di arruolamento di volontari, di medici e di avvocati, di supermercati e mercati generali, io pensavo a fra Galdino, il frate cappuccino che andava “alla cerca delle noci” in casa di Lucia de “I promessi sposi”. “Noi siam come il mare, che riceve l’acqua da tutte le parti,  e la torna a distribuire a tutti i fiumi”.

L’incontro è stato presieduto e coordinato da don Vito Piccinonna, neodirettore della Caritas Diocesana di Bari-Bitonto che coordina ben 126 parrocchie sul territorio diocesano. Il giovane sacerdote sembrava dare un nome e un volto ad ogni  povero, invisibile per una società che non vuol vedere, ma visibilissimo agli occhi di chi ha voglia di rimboccarsi le maniche per dare dignità a chi è nell’indigenza e si nasconde, per chi ha voglia di “andare incontro alle periferie”. Sono state queste le espressioni di don Vito, insieme a quelle di sollecitudine per l’aspetto educativo e non solo assistenziale del volontariato. “L’assistenza non deve protrarre il regime di povertà e lasciare che l’assistito si adagi”, ma deve essere stimolo, ricerca, cooperazione. “La vera carità non è manovalanza, è intelligenza. Non è solo cuore: sa guardare dentro, ma anche oltre” ha continuato don Vito.

Insomma il volontario non soccorre soltanto, ma sostiene e solleva.

INCONTRIAMO L’AMIU – IL PUNTO SULLA RACCOLTA DIFFERENZIATA

 

La “Scuola di formazione alla cittadinanza attiva – Libertiamoci” e il “Redentore Salesiani Bari”, nel  proporsi come sostenitori delle tante buone ragioni a favore della raccolta dei rifiuti differenziati,  ritengono fondamentale la continuità che dovremmo dare ai semplici gesti, utili non solo all’ambiente, ma anche alla nostra salute.

L’igiene urbana, infatti, si realizza fondamentalmente attraverso una sua filosofia quotidiana, ossia il riciclo dei rifiuti, alla base del quale c’è la raccolta differenziata. Si tratta di una strategia necessaria anche allo smaltimento dei rifiuti, considerato che  la produzione di rifiuti solidi urbani (RSU) pro capite giornaliera è raddoppiata e che le discariche non sono una sorta di pozzo senza fondo.

Concetti ampi. è vero,ma che hanno sullo sfondo tanti spazi  “macro e micro”:  cittadini, quartiere,   “Libertà” compreso.  E ‘per questo motivo che  incontreremo il giorno 29 novembre ore 19,00 al Redentore, il  responsabile delle Relazioni Esterne AMIU sig. Lorenzo Loconsole, al quale chiederemo notizie sulla “risorsa-rifiuto” che ci riguarda più da vicino. A tale incontro sarà invitato anche  il Sindaco di Bari, dott. Michele Emiliano, e parteciperà il Presidente della VIII° Circoscrizione, Leonardo Tartarino.

Nell’incontro, aperto a tutti,  comprenderemo perché in tale parte della città, “il porta a porta” stenta a decollare; la raccolta è ferma ai buoni propositi di più di due anni fa, quando l’ AMIU chiese la collaborazione dei cittadini e delle associazioni, tra cui il gruppo scout AGESCI BA/12 ,negli “isolati pilota” , che si resero disponibili all’opera di sensibilizzazione e di informazione oltre che all’effettiva raccolta di plastica, cartone e vetro, come” beni di svolta” per migliorare l’igiene ed evitare il degrado dei rifiuti per strada.

Importante è quindi non mancare e soprattutto non dimenticare di fare propria l’idea che una comunità può crescere e progredire partendo “dal peso” che dà ai propri rifiuti; concetto chiaro e molto semplice, da comprendere appieno.

incontro amiu locandina ultima

Preludio d’autunno di cittadinanza attiva

Articolo a cura di Antonio Garofalo                        

Un autunno prolifico di dibattiti e iniziative editoriali in città. Recentemente c’è stata la presentazione del libro “La forza riformatrice della cittadinanza attiva” e sulla stessa lunghezza d’onda in un dibattito pubblico, a distanza di un giorno, si è parlato (a cura de “L’ARCA Centro di iniziativa democratica”) del valore della politica come  idee per “il governo della città che vogliamo”.

A Bari sempre i primi di ottobre si è costituito il Comitato Cittadino delle Associazioni e Movimenti, che hanno deciso di scendere in campo in difesa della Costituzione. Il prof. Nicola Colaianni, Ordinario presso l’Università degli studi di Bari “Aldo Moro”, ha aperto il dibattito su “LA VIA MAESTRA: COSTITUZIONE ED ETICA PUBBLICA”.

Promotori a livello nazionale de “LA VIA MAESTRA” sono: Lorenza Carlassare, Don Luigi Ciotti, Maurizio Landini, Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky.  Nel loro manifesto, “Costituzione – La Via Maestra”, affermazioni ed interrogativi si intrecciano:“…non è uno stanco richiamo a un testo scritto tanti anni fa. Non è un assurdo atteggiamento conservatore, superato dai tempi. Non abbiamo forse, oggi più che mai, nella vita d’ogni giorno di tante persone, bisogno di dignità, legalità, giustizia, libertà? Non abbiamo bisogno di politica orientata alla Costituzione? Non abbiamo bisogno d’una profonda rigenerazione bonificante nel nome dei principi e della partecipazione democratica ch’essa sancisce?…”

Questo inizio di stagione, oltre le foglie ispira e smuove in “luoghi a noi vicini”, una partecipazione consapevole, a riappropriarsi della politica  come “rete di diritti e doveri che sono costitutivi dell’essere cittadino?

C’è sicuramente un legame stretto tra cittadinanza attiva e Costituzione: gli art. 2 e 3 sono ricchi di riferimenti, anzi meglio sarebbe dire di “valori”, in tal senso.

Art. 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Non è quindi “una forzatura” voler legare tutti questi avvenimenti che “passano sotto il naso” della cultura della città. Il voler ricordare a tutti che siamo “parte attiva” delle sorti e della direzione che prenderà la nave; quella sulla quale “siamo a bordo”. (Da qui a poco: leggasi elezioni comunali e non solo anche quelle europee).

“Uno dei paradossi del trentennale dibattito italiano sulla riforma della politica è che, nel declino e nella deriva del sistema dei partiti, la crescita umana e la partecipazione in forme molecolari di autonomia dei cittadini sono avvenute nel solco del disegno costituzionale, e ne hanno assicurato tenuta e sviluppo. Forze sociali diffuse, poco organizzate e indicate come “minori”, quindi per definizione politicamente deboli (associazioni, volontariato, cittadinanza attiva), hanno conseguito in un quarto di secolo un effettivo empowerment e alla lunga appaiono le sole portatrici di una riforma, avendo già indotto una significativa trasformazione, lenta ma non contrastabile, della nostra democrazia”.

Le parole usate dal prof. Giuseppe Cotturri per spiegare e farci comprendere “la forza” della cittadinanza attiva, come si vede, non sono dissonanti dalla “proposta di ridisegnare il quadro politico cittadino”, partendo da “strumenti di democrazia partecipata, utili a rafforzare il senso di appartenenza alla città nella condivisione delle scelte” dell’ARCA di Carlo Paolini.

Ma c’è di più: la Costituzione, appunto.

Un altro esempio, l’art. 118 che pone sullo stesso piano, indubbiamente, pubblica amministrazione e “cittadinanza attiva”. L’una e gli altri (uniti dall’interesse pubblico) sono entrambi  “soggetti attivi” e collaborano nella gestione della cosa pubblica sulla base del principio di sussidiarietà.

“Le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni salvo che, per assicurarne l’esercizio unitario, siano conferite a Province, Regioni, Stato sulla base del principio di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza” (sussidiarietà verticale).

“Stato, Regioni, Province e Comuni favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati, per lo svolgimento di attività d’interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”. (sussidiarietà orizzontale).

Ciò detto, alla luce di questi “legami di eventi autunnali” svoltisi in città, è utile trarre la più utile e giusta delle conclusioni. Quella “utile e giusta”, ovviamente, per ogni cittadino.

“…protagonisti e guida della riforma, quindi, risultano gli attori civici che partiti e media hanno a lungo temuto e cercato di oscurare e oggi, invece, corteggiano e tentano di “cavalcare”. Le trasformazioni indotte dalla presenza e dalle azioni della cittadinanza attiva hanno segnato leggi nazionali e regionali, la stessa Costituzione, e ora segnano la prospettiva europea e costituiscono una speranza per la fuoriuscita dalla crisi. Questo libro, con la forza di un’analisi giuridica e sociale rigorosa, delinea una sorprendente interpretazione storico-politica, getta le basi di una nuova teoria politica e delle istituzioni e si propone come “manifesto” di una possibile nuova stagione del volontariato e dell’associazionismo di Terzo Settore.”

Facciamone tesoro prima di sentirci “governatori” di una città sempre e solo “…in balia delle onde”.

WORK IN PROGRESS

Gentili lettori e concorrenti,
ci scusiamo per il lungo ritardo (abbiamo dovuto risolvere non pochi problemi organizzativi riguardanti la possibilità offertaci dal comune di Bari di esporre le foto nello Spazio Giovani in via Venezia) e siamo ora felici di annunciare che le foto mandateci saranno esposte  nei giorni sabato 11 e domenica 12 gennaio 2014 proprio allo Spazio Giovani, un luogo che ci caratterizza (abbiamo sempre organizzato lì l’esposizione e la premiazione delle passate edizioni del concorso) e a cui non volevamo assolutamente rinunciare.

Scusandoci ancora per il ritardo, Vi invitiamo TUTTI a partecipare numerosi (portate amici, parenti e conoscenti!) non solo per ammirare le bellissime foto mandateci dai partecipanti ma anche per conoscerci ed eventualmente aiutarci ad espandere il nostro progetto di cittadinanza attiva.
Continuate a seguirci, al più presto vi daremo ulteriori informazioni sull’evento e sulla premiazione.
La redazione di Libertiamoci

L’ARCOBALENO NEL CUORE DEL QUARTIERE LIBERTA’

Articolo di Donatella Albergo                                   

Nigeriani, Palestinesi, Siriani, artisti, gente comune, rappresentanti di associazioni culturali e cittadine, docenti… insieme nel Salone San Giuseppe della Parrocchia Redentore per confrontarsi sui temi dell’immigrazione, dell’accoglienza, della pace.

4 Novembre 2013.

L’Oratorio del Redentore ha ospitato nel Salone San Giuseppe l’incontro “Dal tricolore al multicolore” organizzato dalla “Rete cittadina per la giustizia e la pace”, insieme al Centro Giovanile Redentore. Sono intervenuti Jouma Moustafa, profugo siriano, il dottor Abu Assad, palestinese, l’avvocato Andrea Zitani, esperto di diritto dell’immigrazione. Il dott. Lucio Dabbicco è stato il coordinatore del dibattito e don Francesco Preite ha fatto gli onori di casa. La serata è stata allietata dal Rawfire Ministres Choir Group che ha portato in sala musica, canti, danze, ritmi e colori dalla Nigeria, travolgendo il pubblico presente, e dall’attore “di strada” Renato Curci, intervenuto con la sua esperienza e la sua performance; è stata arricchita, inoltre, dalla mostra fotografica di Paolo Cilfone.

L’incipit della serata è stato affidato al dott. Dabbicco, con la lettura dell’art. 11 della Costituzione Italiana. Il coordinatore ha quindi spiegato il titolo dato all’incontro e la sua evidente intenzione, sottolineata anche dalla scelta della data, 4 Novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Nel giorno in cui l’Italia ricorda la firma dell’armistizio e perciò la vittoria e la fine della Prima Guerra Mondiale, gli organizzatori hanno lanciato con questo incontro il loro appello all’accoglienza, all’integrazione e alla pace. E protagonista di questo appello è stato proprio il quartiere Libertà. Infatti, “come forse pochi sanno, è il quartiere della città con la più alta presenza di immigrati” ha spiegato il dott. Dabbicco che quindi ha dato la parola al sig. Jouma  Moustafà.

Il primo ospite ha portato la sua esperienza di profugo siriano di Aleppo, la seconda città della Siria per grandezza e importanza, luogo di crudeli scontri fra i diversi contendenti, lealisti e cosiddetti ribelli. Le cifre presentate sono state agghiaccianti: 31 mesi di guerra, vissuti come se fossero contati ora per ora, 130mila morti, 2milioni di profughi, di cui 800mila in Libano, e poi in Giordania, Turchia, Egitto.. e ora anche in Europa. Prima della guerra Aleppo contava 5milioni di abitanti ora ridotti a qualche centinaia di migliaia. “Un recente studio dell’Università americana di Beirut” – ha detto Jouma – “ha calcolato che per la ricostruzione della città devastata occorreranno non meno di 20 anni! E purtroppo la guerra non è ancora finita…”.

Il dott. Abu Assad ha focalizzato la sua attenzione sulla situazione politica ed economica del Medio Oriente e la sua endemica instabilità per tensioni mai risolte, fin dalla prima guerra arabo-israeliana del 1948. I punti toccati sono stati molti e appassionanti: l’ingerenza americana in Medio Oriente, “l’esportazione della democrazia” in altri Stati, come Iraq e Libia, con i suoi discutibili risultati e con le ancor più discutibili intenzioni, la sua alleanza con l’Arabia Saudita, uno fra i più antidemocratici paesi del Medio Oriente. Tristemente il dott. Assad ha denunciato i continui insediamenti degli israeliani nei territori, con la costruzione di case che rimangono vuote, ma sono acquistate da ebrei residenti in USA che un giorno forse lasceranno ai propri figli, ma che di sicuro ora, subito, tolgono terra ai palestinesi. Infine il dott. Assad ha fatto alcune considerazioni anche sulla stampa e i mezzi d’informazione che non danno un quadro completo e corretto della situazione per cui è difficile districarsi in queste dinamiche e avere un quadro chiaro dei problemi.

L’intermezzo della serata è stato affidato al Rawfire Ministres Choir Group che si è esibito in un apprezzato intervento di musica e danza nigeriana. Tuttavia, c’era molto di più perché il gruppo ha saputo portare in sala anche colori e atmosfere con i suoi canti di pace. Il pubblico ha apprezzato molto.

L’attore Renato Curci ha portato la sua esperienza di teatro non verbale in Perù e in altre realtà di disagio o emarginazione. Con il linguaggio del corpo, un po’ di creatività e tanta esperienza si possono affrontare tematiche altrimenti tabù, come la violenza familiare, e creare una rete di solidarietà e partecipazione. Alcuni filmati e una performance dal vivo hanno testimoniato la sua esperienza.

Ha concluso l’incontro l’avv. Andrea Zitani, esperto di diritto dell’immigrazione. Il relatore ha parlato dei flussi migratori e degli orientamenti dell’UE per esercitare un controllo più puntuale su tali flussi. Ha sottolineato che si devono sfatare i luoghi comuni e le facili demagogie ed equilibrare il rapporto sicurezza immigrazione. L’avv. Zitani ha ricordato che l’Italia non è la meta dell’immigrato, ma un ponte per il centro-nord Europa. Invece spesso l’immigrato si ferma qui perché rimane in una “zona grigia” dove le identificazioni sono più lente e improbabili che in altri stati dell’UE, come soprattutto in Germania, e quindi il rimpatrio più lontano. Inoltre, dall’Italia i rimpatri non sono numerosi per vari motivi, non ultimo quello dell’alto costo, ha spiegato Zitani. Altra sorpresa per il pubblico è stato apprendere che gli uffici della questura pugliesi sono fra i più rapidi nel riconoscimento e identificazione dei migranti, perciò Bari e la Puglia stanno diventando per loro un’ambita meta di passaggio.

Nonostante il protrarsi dei tempi, il pubblico è intervenuto più volte, soprattutto su alcuni temi caldi toccati dai relatori, come la sicurezza, la conflittualità per il lavoro tra italiani e immigrati, il concetto di schiavitù,  il ruolo e il peso degli USA nella politica europea e italiana.

Le conclusioni e i saluti sono stati del dott. Dabbicco.

“Costruite ponti”

Articolo e foto di Donatella Albergo                         

 

“Costruite ponti, abbattete muri”.  Queste parole mi vengono in mente quando fiancheggio quel bel porticato di pietra. Sotto ogni arco pende un lampione in ferro battuto e sui pilastri del portale d’ingresso grandi candelabri a più luci ricordano vagamente quelli che una volta ornavano i pilastrini del nostro lungomare, prima che una disastrosa mareggiata ne distruggesse buona parte. Anche le cancellate sono sobrie, ma eleganti: in ferro battuto anch’esse e dritte come fusi. Il nero del ferro è alleggerito da elementi di ottone dorato nelle cuspidi e negli snodi. Queste cancellate chiudono l’ampio porticato come il muro di cinta di una fortezza. Corrono lungo tutto l’isolato, da un pilastro all’altro, da un arco all’altro, a circondare tutto il perimetro dell’edificio. A me sembrano sentinelle sull’attenti, terminanti, in cima, con pungenti cuspidi di ottone, quasi baionette di soldati pronti a dire: ”Chi va là? Di qua non si passa!”

Ciò che stride, però, è che quella non è una fortezza, ma una chiesa del nostro quartiere che non ha costruito un ponte, non ha abbattuto un muro, ma ha alzato cancelli e li chiude di notte. Ma forse quelle parole di papa Wojtyla le ho ascoltate solo io.

La mia prima casa era in via Trevisani e lì sono nata. I miei nonni abitavano al primo piano e noi al secondo. Ho frequentato l’asilo attiguo a quella chiesa e d’estate mio padre ci portava qualche volta al piccolo cinema all’aperto che la chiesa gestiva. Lì ho visto “Marcellino pane e vino”, il primo film, quello con il piccolo Pablito Calvo, in bianco e nero perché il cinema non era ancora a colori. Marcellino, con quei suoi pantaloni con la bretella portata di traverso perché troppo lunga e perché ce n’era una sola a reggerli. Qualcuno se lo ricorda? Quante lacrime per Marcellino portato in cielo!…

Forse per darmi una buona educazione religiosa, fatta di veglie e sacrifici, come si usava allora, forse per farsi compagnia, la notte del sabato santo la nonna mi portava alla messa della mezzanotte, quella solenne della pasqua, nella stessa chiesa a me così vicina e familiare. Io mi addormentavo sfinita dall’ora e da quella celebrazione interminabile e mi svegliavo terrorizzata quando, al momento della resurrezione, il drappo rosso che nascondeva la statua di cartapesta del Risorto, scivolava giù a scoprire il Cristo trionfante su una nuvoletta grigio-azzurra. Le vecchie gridavano isteriche (a me sembravano streghe) agitando le mani ossute verso la statua incensata, l’assemblea applaudiva, le campane suonavano a festa e in tutto quel frastuono e sbuffi soffocanti d’incenso, io passavo dal sonno alla veglia in pieno panico.

Non avrei creduto che la chiesa dei miei ricordi e della mia infanzia, la chiesa dell’asilo e del cinema estivo, la chiesa della pasqua e della nonna, avrebbe costruito cancelli di ferro, come mura di cinta chiuse di notte. E perché? Ha paura che un poveraccio vada a dormirci di notte e porti i suoi cartoni come materassi sotto quei portici? Che qualche barbone o tossico o sbandato sporchi il bel colonnato? Ma io avevo capito che costruire ponti e abbattere muri significasse accogliere, avvicinare, unire, aggregare, integrare, accettare, ricevere, ospitare… dare la mano.

Aprire e abbattere cancelli, appunto.

No, quella chiesa e quei cancelli sono in contraddizione, quei cancelli non dovrebbero essere lì, mi dico scuotendo la testa ogni volta che passo.

 

Marcellino pane e vino (youtube): http://www.youtube.com/watch?v=pdSoclziUhs

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