AMARCORD! – LA PIAZZETTA E LA SCUOLA

Articolo di Donatella Albergo                                 
Fotografie di Roberta Giordano                            

 

Da bambina abitavo in via Putignani 275, l’ultimo isolato (il primo, per me) di quella bella strada che sorge dalla rossa facciata del Teatro Petruzzelli e declina con l’”Edificio Scolastico Garibaldi”, in Piazza Risorgimento, 1. D’estate quella strada fiorisce di oleandri, oggi sempre più rachitici e stentati, strozzati dall’inquinamento e abbattuti da maldestri e furiosi parcheggi. A nulla valgono robusti tutori in legno o cancellate di ferro…

Quando rivedo quella piazza, mi assalgono i ricordi e ritrovo la mia storia che si intreccia con quel sobrio complesso nel cuore del quartiere Libertà. L’ “Edificio Scolastico Garibaldi”, come recita la bella iscrizione frontale che il restauro ha conservato, ha celebrato il suo centenario nel 2011. Il contratto tra il Comune di Bari e la Società Cooperativa Barese fu firmato il 7 aprile 1906. Nel settembre del 1909, quando già i lavori procedevano a pieno ritmo, a causa di una pioggia torrenziale che aveva investito la città, c’erano stati alcuni dissesti statici che però non fecero slittare di molto la conclusione dei lavori. Infatti, il Commissario Prefettizio Michele Spirito ottenne che l’edificio fosse consegnato dai costruttori entro il 15 ottobre del 1910 e l’anno seguente partirono le attività didattiche.

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L’elegante struttura a due piani è sormontata da un orologio incorniciato da due colonnine. Oggi, pur con il restauro, quell’orologio è muto ed è sparita la campana dei rintocchi, più gravi per le ore e più acuti per i quarti d’ora. Quell’orologio e i suoi rintocchi hanno scandito il tempo nelle case che gli si stringevano intorno e nella mia. Quando la campana cominciava a suonare, la mia casa si fermava per contare le ore e per qualche istante si viveva come sospesi, quasi trattenendo il fiato finché la campana taceva.

D’estate fiorivano gli oleandri e verso sera rondini e rondoni impazzivano prima di tornare al nido. In una luce dorata, sfrecciavano così radenti ai balconi che allungando il braccio avresti potuto toccarli. E lì di fronte, la scuola “Garibaldi” sembrava sbadigliare, bassa e larga come una madre accogliente, prima di addormentarsi con le prime ombre della sera.

Ho frequentato quella scuola elementare tanti anni fa, prima del restauro e prima dell’abbandono. Infatti, l’edificio rimase inagibile per ben 17 anni, dal 1986 al 2003, fino a quando l’architetto Eugenio Lombardi firmò l’imponente opera di restauro e ristrutturazione. Quando io la frequentavo, la scuola ribolliva di bambini, maschi e femmine rigorosamente separati. Allora le classi erano solo maschili o femminili e la divisione era netta, anche due ingressi diversi: il portone di sinistra per i maschi e quello di destra per le femmine, grembiulino nero per li uni e bianco per le altre. Mi sembra ancora di sentire il loro vociare all’uscita, scendendo in fretta gli scalini e rincorrendosi nella piazzetta se il tempo era bello.

Ricordo il 1961. Era il primo centenario dell’unità d’Italia! La mia scuola, “Garibaldi” in Piazza Risorgimento, fu una protagonista delle celebrazioni e ogni alunno ebbe il suo fascicoletto della Costituzione (che ancora conservo). Un superbo scalone ti conduceva al primo piano, dove c’era un immenso salone. Qui ogni tanto le classi andavano a vedere qualche film, con il telone bianco, il proiettore e la pellicola che scorreva rumorosamente. Ma la cosa più straordinaria era un immenso quadro sulla parete di fondo: un giovane Garibaldi in un campo di grano biondo, punteggiato di papaveri. Era l’estate, era l’oro, era l’eroe, era la gloria, era la patria, era la storia. Chissà se quel grande dipinto celebrativo è stato salvato dall’ingiuria del tempo e degli uomini.

Il grande scalone portava giù, in un sottoscala dove c’era una mensa o un refettorio o forse solo una distribuzione di pagnotte con formaggino, e qualche volta con cioccolato. Ricordo immense latte di formaggino e ho il sospetto che si trattasse delle ultime risorse degli aiuti americani!

Sto parlando di così tanti anni fa, che lungo le strade laterali di via Altamura e via Barletta sostavano le ultime carrozze di piazza. Sì, quelle nere con un tettuccio di tela impermeabile che d’estate potevi tirare giù e che, a pagamento, ti portavano dove volevi. Erano taxi con cavalli. Prima ce n’erano anche in via Manzoni, ma le automobili facevano la loro comparsa e le carrozze furono spostate lungo le vie laterali, prima di essere vinte definitivamente dai motori. Come avrei voluto farmi portare in qualche posto lontano, cullata in quel nido ombreggiato… ma non è mai successo e le carrozze un giorno sono scomparse in silenzio.

Quanti anni fa? Una vita. La mia.

 

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FORUM “BAMBINI E MASS MEDIA”

Lettera aperta agli operatori della comunicazione, agli educatori, alle imprese,
alle istituzioni governative, territoriali, economiche, scolastiche, culturali e sociali.

Abbiamo dato vita al Forum “Bambini e mass media”, perchè abbiamo un sogno da condividere con chi vuole che i mezzi della comunicazione sociale preferiscano sempre la realtà  al racconto irreale, che rischia di imporre l’omologazione di una logica mercantile al senso dell’umano.

Abbiamo il sogno di una comunicazione che abbia coscienza di informare le persone prima che conquistare i consumatori. Abbiamo il sogno di una informazione che sappia dialogare invece che ammaliare e convincere.

Abbiamo il sogno di una comunicazione che usi la manipolazione solo come forma di un contenuto autentico e libero.

Abbiamo il sogno di una comunicazione che illumini il mondo con la bellezza delle parole, consapevole di formare menti e coscienze. Abbiamo il sogno di una comunicazione che si preoccupi della buona educazione sempre.

Abbiamo il sogno di una comunicazione sociale fondata sul rispetto, che sappia rivolgersi a chi ascolta, legge, osserva con l’attenzione che si deve ad ogni persona, e che si ricordi sempre che parlare alla massa significa parlare in realtà  ad uno ad uno.

Abbiamo il sogno di una comunicazione sociale che sappia fondarsi sulla fiducia tra le persone e rivolgersi alla intelligenza di ognuno contemporaneamente ai sensi e all’emotività. Una comunicazione che sia immagine e parola di verità  e, quindi, riflessione critica e considerazione.

Abbiamo il sogno di una comunicazione sociale che non urli, che ci alieni dalla fretta e dalla improvvisazione, che sappia cercare e trovare le parole giuste per raccontare anche l’orrendo e l’irraccontabile.

Abbiamo il sogno di una comunicazione sociale che guardi al futuro con speranza, prestando attenzione all’umano.

Abbiamo il sogno che di questi temi si parli più spesso non solo tra gli addetti ai lavori, nè tantomeno per dettare regole, il più delle volte disattese.

Abbiamo bisogno che nel tam tam mediatico e crossmediale i bambini e gli adolescenti siano la stella polare del linguaggio che si usa, perchè sono fruitori-protagonisti come gli altri (se non più degli altri) e hanno diritto a conoscere, capire, interpretare, essere educati e formati ad essere cittadini del mondo, giusti e veri.

Bari, 24 marzo 2014
La prima riunione pubblica del Forum “Bambini e mass media”
avverrà  martedì 3 giugno nell’ Aula Magna
dell’ Università  degli Studi di Bari.
Il nostro invito è a condividere la firma di questa Lettera Aperta e ad aderire al Forum attraverso:

FACEBOOK
facebook.com/forumbambiniemassmedia

http://bit.ly/bimbimassmedia
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Firmatari proponenti:
Ludovico Abbaticchio (medico ginecologo – assessore al Welfare della Città  di Bari)
Alessandro Amato (ingegnere – direttore della Città dei Ragazzi di Mola di Bari)
Giuseppe Antonelli (pensionato – presidente AIART – Puglia -Associazione Spettatori Onlus)
Ada Bagnato Ranieri (pubblicista)
Tommaso Basso (pubblicista – vicepresidenteUCSI Puglia – unione cattolica stampa italiana)
Francesco Bellino  (filosofo – direttore dipartimento Bioetica università  di Bari “Aldo Moro”)
Gianvito Cafaro (giornalista)
Silvana Calaprice (docente – delegata del Rettore per l’infanzia – Università  di Bari “Aldo Moro”)
Giuseppe Campanile ( avvocato)
Annalisa Caputo (ricercatrice univ.  – ricercatrice e docente di filosofia, Università  di Bari “Aldo Moro”)
Lodovica Carli  (medico ginecologo – presidente forum delle associazioni familiari di Puglia)
Carlo Cinquepalmi (sacerdote – direttore comunicazioni sociali diocesi Bari-Bitonto)
Roberto Cramarossa (bancario in pensione – presidente Ass. “Il Seme e La Rondine” di Palo del Colle – Bari)
Giuseppe De Stefano (frate francescano – fondatore comunità  frontiera – Città  dei ragazzi – Mola di Bari)
Franco Deramo (pubblicista – direttore responsabile del Mensile “il Territorio”)
Michela Di Trani (giornalista free lance)
Nunzio Falcicchio (sacerdote – direttore comunicazioni sociali diocesi Altamura)
Antonio Gelormini (pubblicista – responsabile Puglia di Affariitaliani.it )
Rosanna Guglielmi (educatrice riabilitaz. psich. presidente associaz. onlus “G.Moscati” – Bari)
Pasquale Laselva (psicologo e psicoterapeuta pres. Ass. Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici – Sez. Puglia)
Francesco Loiudice (dottore in scienze politiche coordinatore servizi educativi della Città  dei Ragazzi – Mola di Bari)
Maria Pia Maiullari (media educator docente educazione mediale Istituto Preziosissimo Sangue Bari)
Tommaso Mastrandrea (sacerdote – superiore comunità  società  san Paolo Bari)
Maurizio Maurelli (psicologo e psicoterapeuta Ass. Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici – Sez. Puglia)
Elvira Maurogiovanni (docente – docente di Lettere – Istituto Preziosissimo Sangue – Bari)
Celeste Maurogiovanni (docente – docente di Lettere – Liceo Quinto Orazio Flacco – Bari)
Andrea Melodia (giornalista – presidente nazionale UCSI – unione cattolica stampa italiana)
Andrea Mongelli (pubblicista)
Rosy Paparella (docente – garante dei diritti dei minori -Regione Puglia)
Anna Pellegrini (pubblicista – vicedirettore comunicazioni sociali diocesi Conversano-Monopoli)
Renato Piccoli (giornalista)
Enzo Quarto (giornalista – presidente UCSI – Puglia – unione cattolica stampa italiana)
Piero Rossi (scrittore – garante dei diritti dei detenuti – Regione Puglia)
Anna Santoliquido (poetessa – presidente Movimento Internazionale “Donne e poesia”)
Benedetta Saponaro (ricercatrice univ.  – ricercatrice di Filosofia morale – Università  di Bari “Aldo Moro”)
Giuseppe Sferra (docente – docente di sociologia nell’ISSR-Bari -Facoltà  Teologica Pugliese)
Maria Luisa Sgobba (giornalista – consiglio nazionale UCSI – unione cattolica stampa italiana)
Annarita Spadaccino (mediatore familiare – coordinatore Moige Puglia – Movimento Italiano Genitori)
Vittorio Stagnani (narratore)
Francesco Tempesta (pubblicista – direttivo UCSI – Puglia)
Gianni Vessia (ingegnere – Fondazione Giovanni Paolo II onlus – Bari)

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“COSTRUIAMO I CITTADINI”: IL SINDACO CAMBIA… E LA CITTA’?

CON I CANDIDATI A SINDACO DI BARI IL TERZO APPUNTAMENTO PER IL VOTO DI MAGGIO

Articolo di Donatella Albergo        
Fotografie di Roberta Giordano                          

Ieri, 1 Aprile 2014, il fitto programma di “Costruiamo i cittadini”, organizzato dall’Associazione culturale “Scuola di formazione alla cittadinanza attiva – Libertiamoci” è giunto al suo terzo appuntamento nella suggestiva cornice del Fortino di Sant’Antonio Abate del Lungomare Imperatore Augusto.

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L’impegno dell’Associazione in quest’anno di appuntamenti elettorali non è da poco e dimostra la vivacità di un manipolo di soci ben motivati. Dopo l’incontro con il Segretario Generale del Comune di Bari dott. D’Amelio e il dibattito sull’Unione Europea con il Prof. Triggiani, dell’Università di Bari, in questo terzo appuntamento di preparazione al voto di maggio, i protagonisti sono stati i candidati a Sindaco di Bari: Marco Cornaro (Polo Barese), Desirée Digeronimo (DesideriAmo Bari), Domenico Di Paola (Impegno Civile – Forza Italia), Eugenio Lombardi (Laboratorio Urbano) Vincenzo Madetti (Movimento Cinque Stelle), Luigi Paccione (Convochiamoci per Bari). Soli assenti: Antonio Decaro (PD), che ha motivato con comunicazione scritta un suo precedente impegno istituzionale, e Lino Pasculli (Identità Popolare).

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L’impegno di “Costruiamo i cittadini” continuerà nei prossimi mesi con altri incontri, in vista delle elezioni europee.

Il dottor Dabbicco, Presidente dell’Associazione, ha aperto il dibattito, sottolineando quanto questo sia stato l’evento organizzativamente più faticoso, sia per la difficoltà di reperire spazi destinati a momenti di aggregazione cittadina, sia per il numero dei protagonisti coinvolti.  La complessità è venuta anche dalla delicatezza degli argomenti, che i cittadini sentono fortemente, ma anche dall’enorme numero di problematiche a cui il candidato sindaco è chiamato a rispondere.
<<Gli argomenti che volevamo affrontare con loro – sottolinea Dabbicco –  erano così numerosi che abbiamo dovuto prima selezionarli attraverso un sondaggio, partendo da una rosa di proposte. Il senso di tale iniziativa era far sentire i cittadini interlocutori diretti con le istituzioni>>. Il tema più votato: “Corruzione, legalità e trasparenza” è stato, quindi, rivolto ai candidati, dal Presidente Dabbicco, che si è fatto portavoce dei nostri soci e dei lettori del giornale virtuale “Libertiamoci”.

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Il dott. Dabbicco, ha invitato i 6 candidati a presentare il punto principale del proprio programma elettorale, affinché i cittadini potessero tastare il polso delle loro priorità. Soprattutto dai candidati esponenti delle liste cittadine, sono affiorate le proprie radici culturali, il percorso di studi, quello professionale e il profilo umano. La sensazione era che si volesse un po’ prendere le distanze dai partiti, in favore di movimenti e liste civiche.

A questa domanda sul primo punto del programma, solo il candidato M5S  ha risposto con posizioni-chiave del suo Movimento, come: ambiente, verde, mobilità sostenibile, raccolta differenziata, gestione dei rifiuti ecc. Per Cornaro, invece, la priorità è nella rivitalizzazione del turismo e dell’area industriale; così come per la dott.ssa Digeronimo gli obiettivi principali si basano su un’idea di città che fa leva sulle risorse tradizionali, sul turismo, sul commercio, organizzati in azioni di sistema. Tutto ciò soprattutto attraverso il reperimento e l’utilizzazione dei fondi europei. La sua proposta è apparsa convinta e concreta, ma a nostro parere le risposte più appassionate sono state quelle dell’architetto Lombardi e dell’avvocato Paccione che hanno rivelato più apertamente il loro punto di vista emotivo. Il primo con grande attenzione al piano urbanistico di recupero e riqualificazione che porti all’integrazione, all’inclusione e allo sviluppo, senza espansione, il secondo puntando sulla solidarietà, sull’uguaglianza e sulla dignità. Sono state queste le sue parole-chiave, ispirate, come lo stesso avvocato ha dichiarato, alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’uomo e dalla Carta Costituzionale della Repubblica Italiana. Il più pragmatico è sembrato l’ing. Di Paola che ha messo in cima al suo programma il “lavoro subito”, quasi uno slogan, da perseguire attraverso la semplificazione e l’efficienza della macchina amministrativa, puntando sulla rivalutazione turistica della nostra riviera, ma anche delle masserie, considerandole un prodotto immediatamente vendibile per ottenere sviluppo e posti di lavoro.

Nel tempo a loro disposizione, i candidati erano chiamati a rispondere contestualmente anche alla domanda relativa al sondaggio, indicando le azioni che, da Sindaci, avrebbero posto in essere in tema di legalità, trasparenza e lotta alla corruzione. Per la Digeronimo bisogna puntare sulla semplificazione delle procedure amministrative, sul bilancio partecipato, su procedure più fluide, sulla rimozione dei conflitti d’interesse, attraverso la funzione di coordinamento affidata ad un soggetto esterno. Quindi non solo repressione, ma anche prevenzione dell’illegalità. Di Paola si è trovato d’accordo con la dottoressa sulla semplificazione delle procedure, perché le tortuosità e le lungaggini favoriscono la corruzione. Per Madetti, la ricetta è affidata al monitoraggio dei funzionari pubblici, insieme alla trasparenza e al controllo dei cittadini sugli atti pubblici. Meno articolate sono apparse le risposte di Paccione, Cornaro e Lombardi.

In chiusura, il moderatore ha chiesto cosa i candidati pensano di fare per favorire la partecipazione, soprattutto dei giovani, e scongiurare la dilagante disaffezione alla politica. Un po’ tutti hanno ripreso gli argomenti già esposti: Digeronimo ha intrecciato questo tema a quello della corruzione, perché la partecipazione è un buon antidoto all’illegalità; Paccione è tornato sulla solidarietà e l’inclusione, puntando sulle associazioni di quartiere; Lombardi sulla riqualificazione e gestione del territorio; il candidato pentastellato ha ricordato le procedure telematiche del suo Movimento per votare le delibere e quindi realizzare una democrazia partecipata; Cornaro intravede nelle scuole e nelle università i luoghi deputati all’educazione alla partecipazione.

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Durante la serata c’è stato qualche spunto di moderata polemica tra i candidati, a dimostrazione che la posta in gioco è alta, soprattutto in vista della trasformazione delle città in “città metropolitane”, a far data dal 1 gennaio 2015, e dell’avvicinarsi delle prossime elezioni, ma tutto è rientrato abbastanza rapidamente.

In chiusura, dopo i ringraziamenti di rito, il dott. Dabbicco ha sollecitato un incontro di verifica con il futuro sindaco, ai sei mesi, e ha ricordato al pubblico presente il prossimo appuntamento di “Costruiamo i cittadini”, previsto per il 13 maggio, alla vigilia del voto europeo.

 

 

Marco Cornaro (Polo Barese)

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Desirée Digeronimo (DesideriAmo Bari)

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Domenico Di Paola (Impegno Civile – Forza Italia)

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Eugenio Lombardi (Laboratorio Urbano)

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Vincenzo Madetti (Movimento Cinque Stelle)

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Luigi Paccione (Convochiamoci per Bari)

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Cineforum “Donne violate”

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Il SISM (Segretariato Italiano Studenti di Medicina) di Bari presenta il cineforum “Donne violate”: una rassegna di quattro appuntamenti in cui si affronterà la tematica della violenza di genere nelle sue varie sfaccettature.
Almeno una volta nella vita, una donna su tre, al mondo, è stata picchiata, forzata ad avere rapporti sessuali o ha subito violenza di carattere psicologico sfociata, in diversi contesti socio-culturali, in vera e propria discriminazione di genere.
Ognuno dei film proposti affronta ciascuno di questi aspetti, che verrà discusso in un breve dibattito a seguito di ogni proiezione.

Programma:
– giovedi 3 aprile “Ti do i miei occhi”
– giovedi 17 aprile “Il branco”
– giovedì 15 maggio “Moolaadé”
– giovedi 29 maggio “Il colore viola”.

Ecco a voi tutte le informazioni utili!
Dove? Cinema Armenise, via Pasubio n°178.
Costi? 3€ a proiezione.
A che ora? Sempre alle 20.45!

link evento facebook: https://www.facebook.com/events/224039594463299/?ref_newsfeed_story_type=regular

Le proiezioni sono aperte a tutti gli interessati.
Vi aspettiamo numerosi!

INCONTRO IN PAR CONDICIO FRA I CANDIDATI SINDACO DI BARI

In occasione delle imminenti elezioni comunali, l’Associazione “Scuola di formazione alla cittadinanza attiva – Libertiamoci” ha organizzato un incontro in par condicio con i candidati a Sindaco di Bari.

L’appuntamento, cui sei invitato a partecipare, è previsto per il giorno
1 aprile, dalle 18,00 alle 20,00
presso il FORTINO di Sant’Antonio Abate
lungomare Imperatore Augusto – Bari

Il confronto verterà su un paio di temi che noi cittadini potremo loro sottoporre. Per questo ti sollecitiamo a scegliere, nel seguente sondaggio, l’argomento che reputi di maggior interesse.

1.         Aggregazione. Iniziative che stimolino la partecipazione attiva dei cittadini alla vita sociale del territorio.

2.         Corruzione, legalità e trasparenza. Strumenti e modalità di intervento del nuovo Sindaco sul territorio urbano.

3.         Ambiente. Differenziata e igiene urbana. Sviluppo del senso civico.

4.         Trasporti. Razionalizzazione dei parcheggi, delle piste ciclabili e dei mezzi pubblici.

5.         …. altri suggerimenti!!!!

 

Puoi compilare il sondaggio a questo link:

https://docs.google.com/forms/d/1NEANqFpvKYHVWAijyIHgsWcjolx_mxABChM8loR7jX0/formResponse

Grazie per la tua attenzione e per il tempo che vorrai dedicarci.

Ti aspettiamo il 1°aprile, per conoscere meglio i candidati che ci rappresenteranno e, soprattutto, poterli ascoltare in par condicio su tematiche di nostro interesse!

Il Presidente dell’Associazione
Mario Dabbicco

SONDAGGIO in vista dell’incontro in par condicio con i candidati a Sindaco di Bari

Carissimo,

in occasione delle imminenti elezioni comunali, l’Associazione “Scuola di formazione alla cittadinanza attiva – Libertiamoci” ha organizzato un incontro in par condicio con i candidati a Sindaco di Bari.

L’appuntamento, cui sei invitato a partecipare, è previsto per il giorno 1 aprile, dalle 18 alle 20, presso la Sala Consiliare del Comune di Bari.

Il confronto verterà su un paio di temi che noi cittadini potremo loro sottoporre. Per questo ti sollecitiamo a scegliere, nel seguente sondaggio, l’argomento che reputi di maggior interesse.

 

1.         Aggregazione. Iniziative che stimolino la partecipazione attiva dei cittadini alla vita sociale del territorio.

2.         Corruzione, legalità e trasparenza. Strumenti e modalità di intervento del nuovo Sindaco sul territorio urbano.

3.         Ambiente. Differenziata e igiene urbana. Sviluppo del senso civico.

4.         Trasporti. Razionalizzazione dei parcheggi, delle piste ciclabili e dei mezzi pubblici.

5.         …. altri suggerimenti!!!!

 

Puoi compilare il sondaggio a questo link:

https://docs.google.com/forms/d/1NEANqFpvKYHVWAijyIHgsWcjolx_mxABChM8loR7jX0/formResponse

Grazie per la tua attenzione e per il tempo che vorrai dedicarci.

Ti aspettiamo il 1°aprile, per conoscere meglio i candidati che ci rappresenteranno e, soprattutto, poterli ascoltare in par condicio su tematiche di nostro interesse!

Il Presidente dell’Associazione
Mario Dabbicco

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IL CORAGGIO DI COSTRUIRE IL FUTURO

Intervista a cura di Marianna Memmola e Gabriella De Santis                            

 Introduce Antonio Garofalo                              

 Fotografie tratte dagli album di Aurelia Leone         

 

Il titolo di questo articolo è anche l’argomento, scelto da Marianna Memmola e Gabriella De Santis, coautrici di questa intervista, per coniugare nel modo migliore (positivo) due parole “difficili”, in un contesto economico come quello attuale: coraggio e futuro.

Già, come si costruisce il futuro, un giovane, che vive in Puglia? Una risposta può essere: inventandosi un lavoro.

Marianna e Gabriella, hanno dovuto faticare non poco per scoprire la “realtà” di un sogno, in una delle regioni con il più alto tasso di disoccupazione nazionale. Si sono documentate, e dopo tanto navigare, finalmente sono approdate nella terra di “Bollenti Spiriti”.

Cos’è Bollenti Spiriti?

“E’ un insieme di interventi e di azioni per consentire ai giovani cittadini pugliesi di partecipare a tutti gli aspetti della vita della comunità”, come si legge sul sito creato, per dare pubblicità all’iniziativa, da parte della Regione Puglia. Un modo per far diventare, i giovani, protagonisti sul serio, perlomeno nel tentativo, di valorizzarli come risorsa, ponendo l’accento  sul talento, l’energia e la voglia di partecipare. “Sullo spirito”, insomma.

Nella loro ricerca, le intervistatrici, si sono poste ovviamente l’obiettivo di dare un nome e cognome  a questi “principi attivi” (così vengono chiamate le idee che creano lavoro), trovandoli in  Aurelia Leone (la maga delle spezie). Una delle giovani promesse della imprenditoria delle idee e del lavoro, “made in Puglia”.

“Artigiana della terracotta, i personaggi che rappresenta sono frutto dell’immaginazione e di sogni letti in chiave ironica e poetica. Ogni oggetto ed ogni decorazione è realizzata a mano, senza stampi o calchi perché le piace pensare che ogni oggetto sia realmente unico e speciale con le proprie imperfezioni. Le decorazioni si ispirano ai colori del Mediterraneo e ad elementi naturali. In ogni creazione l’artista cerca di far dialogare più materiali tra di loro”.

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 Aurelia. Apre la sua bottega anni fa, all’inizio solo frutto del suo lavoro, della sua passione, e delle sue risorse, poi un’attività, ancor più solida, grazie alla sua determinazione, al suo impegno costante e grazie ai fondi che la regione Puglia le ha permesso di ottenere, attraverso il progetto Bollenti Spiriti. Importante dimostrazione di come le istituzioni e circoscrizioni amministrative possono sostenere concretamente il tessuto produttivo del territorio nazionale e regionale, e infondere nuova fiducia in un settore importante come l’imprenditoria.

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1)     Tuo padre è un grande maestro di ceramica, e sappiamo che Rutigliano è famosa per i suoi fischietti e naturalmente per i materiali utilizzati, che ne garantiscono qualità e autenticità. Parlaci di questa storia di passione, di questa tradizione di famiglia.

Aurelia: Tutto è iniziato spontaneamente e in modo assolutamente naturale: da piccola ero abituata ad avere l’odore dei colori a olio nelle narici e a sfogliare cataloghi di arte in quanto mio padre è da sempre un appassionato di arte oltre che pittore (prima di approdare nel mondo dell’argilla)

2)     Quando hai incominciato ad appassionarti manufatti realizzati in argilla? Quando è nata in te l’idea che questa tua passione potesse diventare il tuo lavoro? Hai dovuto combattere con il timore di aprire un’impresa, entrando in un settore influenzato, più di altri, dall’instabilità economica che sta attualmente attraversando l’Italia?

Aurelia: Da sempre sono stata affascinata e ho subito la seduzione delle arti, durante il periodo universitario ho anche avuto la fortuna di vivere il teatro attivamente. Tutto il mondo che mi ha circondato, e che mi circonda ancora, ha lasciato e lascia delle tracce nelle mie creazioni. Iniziare è stato complicato, è stato difficile prendere coscienza di voler fortemente percorrere una strada differente rispetto a quella dettata dagli studi che seguivo in quegli anni, senza parlare poi delle difficoltà economiche per iniziare ad acquistare i materiali e il timore di proporsi, svelarsi al mondo per quello che si è. La costanza e la determinazione mi hanno portata ad andare avanti e a rialzarmi nei momenti di difficoltà.

3)     Parliamo quindi dei fondi “Bollenti spiriti”: il programma della Regione Puglia per le Politiche Giovanili, basato su azioni e concreti interventi per consentire ai giovani cittadini pugliesi di partecipare a tutti gli aspetti della vita della comunità. Un’iniziativa per “incoraggiare”, non per “sistemare” i giovani. Parlaci dei fondi che il programma mette a disposizione: Come sei riuscita a ottenerli?

Aurelia: Dire che basta crederci sarebbe una banalità, ma credetemi la forza d’animo è alla base di tutto!!! Inoltre ho avuto la fortuna di avere come sorella una progettista culturale, il progetto finanziato è una creazione di mia sorella: io sono le mani che lo realizzeranno.

4)      Pensi che questi fondi siano indispensabili per dare una “spinta maggiore” alla tua attività e come pensi di rinnovarla e farla progredire?

Aurelia: I fondi regionali sono una boccata d’aria o un cuscino sul quale poggiarsi per una start up, anche se non mancano le difficoltà, scontrarsi con la burocrazia non è semplice.

5)      Per noi sei una testimonianza viva del “coraggio di costruirsi un futuro” con quello che il territorio offre. Parlaci di come riesci a farti conoscere all’esterno della realtà cittadina (mostre, open day della bottega, dimostrazioni, fiere dell’artigianato ecc..) e soprattutto come ha reagito l’artigianato alle richieste di un mercato sempre più globalizzato e standardizzato.

Aurelia: La vetrina del futuro è internet ed è a costo zero! I social network sono un ottimo canale per essere sempre presenti sul territorio e ti danno la possibilità di raggiungere anche chi abita dall’altra parte del mondo in un secondo. La bottega va fatta vivere anche a persone esterne e gli oggetti creati vanno fatti respirare e viaggiare quindi mostre, fiere, laboratori non fanno che aiutare questo processo. In realtà, credo che questo sia il momento migliore per puntare su un artigianato di qualità fatto di tradizione e innovatività. Al contrario di quello che si può pensare la gente è più predisposta a investire quei pochi centesimi a disposizione in un oggetto unico e che li rappresenti, in virtù di questo le mie creazioni sono state pensate e ideate per essere alla portata di tutti.

6)     Ti chiediamo, infine, di dare tre consigli secondo te utili a chi oggi vuole, come hai fatto tu, seguire la strada del coraggio e della passione nel settore imprenditoriale, concludendo, magari, con la tua personale opinione sull’opportunità o meno di aprire un’impresa proprio in questo territorio (o se sia invece necessario spostarsi in Italia o all’estero) e di come quest’ultimo sostiene e interagisce con le imprese.

Aurelia: Come diceva qualcuno: “se lo immagini puoi realizzarlo” e per me è stato così. Più che puntare sul guadagno bisogna puntare su quello che davvero si è. A me piace dire che sono artigiano no che faccio l’artigiana. Il lavoro non è un mezzo o non si deve subire, il lavoro va scelto ed è un diritto che dobbiamo riprenderci. L’unico consiglio è di crederci, crederci tanto e fino in fondo, io sono la prova vivente che dal nulla si può fare!!!

PER INFO:        http://aurelialeone.it/

https://www.facebook.com/lamaga.dellespezie

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DOMANI. Cronaca semifantastica di un futuro vicino

Articolo di Donatella Albergo                          

Immagini tratte dal web, rielaborate da Roberta Giordano                    

 

Roma, 10 maggio 2018

La capitale è in festa per la vittoria completa e attesa. Ed è così in tutte le città piccole e grandi del nostro paese, dovunque ci sia stato un seggio elettorale e in ogni piazza, in ogni vicolo e in ogni casa. Sembra la vittoria dell’Italia ai mondiali di calcio. E’ un trionfo!

Il nuovo Presidente è stato eletto dalla quasi totalità dei cittadini e la sua immagine è dappertutto, incorniciata dal tricolore. E’ la prima volta nella storia della nostra Repubblica, la prima volta di questa legge elettorale, la prima volta di una nuova costituzione, la prima volta di una repubblica presidenziale. Oggi è stato eletto il primo presidente di una nuova era per il nostro paese. Un paese ora nuovo e dinamico, moderno e flessibile che, finalmente, prende in fretta le giuste decisioni. Un paese che si è liberato di una costituzione del secolo scorso, vecchia e ormai anacronistica, delle lungaggini parlamentari, dei partiti politici spreconi e corrotti, della separazione dei poteri costituzionali, dei pesi e contrappesi di garanzia che fino a poco tempo fa lo paralizzavano, che mortificavano il decisionismo, che rallentavano la sua crescita e lo relegavano tra i paesi di coda in Europa e non solo.

Per l’Italia, una nuova stagione finalmente si apre in questi giorni che portano a conclusione un processo partito da lontano, da circa trent’anni, con ritmi di accelerazione diversi, ma inarrestabili. Divenuti incalzanti in questi ultimi anni. Una nuova classe dirigente, all’altezza del dinamismo dei tempi e dei ritmi che il mondo moderno ci impone, in quest’ultima manciata di anni, infine, ha portato a compimento il cambiamento e la modernizzazione dell’assetto istituzionale del nostro paese. Era ora! Ormai anche i cittadini lo chiedevano a gran voce.

Ma proviamo a mettere un po’ d’ordine e a ricostruire velocemente la storia di questi ultimi anni, almeno nei momenti fondamentali, cercando di capire come siamo arrivati a questa svolta epocale per la nostra Repubblica.

La televisione e l’informazione sono stati i cavalli di Troia e i sistemi di inoculazione delle nuove idee e del nuovo sentire sotto due aspetti principali: dare al cittadino una nuova visione della realtà, quella che solo menti più esperte e competenti potevano offrirgli e, in secondo luogo, anestetizzarlo in un carnevale scintillante di paillettes o in pruriginosi fatti di cronaca nera o di vita personale portati nei salotti televisivi per distrarlo da noiosi problemi politici o economici o sociali o culturali. Perché la cultura non dà da mangiare! Perciò preferiamo i disinformati, ma sazi e felici. E per risollevare il paese dallo stato in cui era, occorrevano pragmatismo e persone di sicuro successo. Persone che nella vita avevano costruito un impero dal nulla ed erano arrivate in cima.

Oppure abbiamo nominato chi era legato ai poteri forti, ai grandi gruppi finanziari dell’Europa bancocentrica e del mondo perché loro sanno come risanare bilanci, come ridurre la disoccupazione, come e dove trovare i soldi. La ricetta è stata semplice: prendere da tutte le tasche, ma soprattutto da quelle dei poveri perché sono tanti e si ricava tanto. E ridurre, ridurre, ridurre lo stato sociale perché uno stato moderno non poteva più permettersi quei lussi e i tempi delle vacche grasse e degli sprechi (degli altri) erano finiti.

Questione morale? Roba d’altri tempi, roba da giustizialisti e forcaioli che godevano nel mettere alla gogna immacolati politici e pubblici amministratori! La costituzione considera un cittadino innocente fino al terzo grado di giudizio (e oltre…). Ma queste sono sottigliezze perché chi è stato democraticamente eletto ha il diritto/dovere di governare o sedere in parlamento. Altrimenti siamo al colpo di stato!

Altra riforma fondamentale fu l’abolizione del senato perché il bicameralismo perfetto era una lungaggine del secolo scorso, non poteva sopravvivere ai ritmi delle moderne necessità. Perché troppo costoso era diventato il doppio carrozzone, duplicato dell’altra camera. Ma anche perché è più facile gestire un numero limitato di parlamentari complessivi e prendere le rapide decisioni che i nuovi tempi impongono al paese.

Fu approvata poi una nuova legge elettorale con premio di maggioranza per assicurare la governabilità (non c’era qualcosa di simile anche nella legge Acerbo del ‘23?). Le preferenze, “le quote rosa”? Non necessarie. Porcellum e Italicum si chiamavano le ultime leggi elettorali e già il nome era un programma. Il primo non ha bisogno di spiegazioni, ma per i più giovani ricordiamo che Italicus era il nome di un treno bersaglio di una strage terroristica che nel 1974 provocò 12 morti e 48 feriti. Non vi sembra piuttosto nefasto il nome? Forse non si riuscì a trovare di meglio, ma non è dal nome che si giudicano le leggi elettorali.

E infine la Costituzione! Il fiore all’occhiello delle riforme. La riforma di tutte le riforme, per demolirla e rifondarla secondo nuovi criteri. Si cominciò dall’articolo 138 che riguardava le leggi di revisione della costituzione italiana. E fu il colpo d’ala per l’“alto volo” (come dissero loro) o “folle volo”, come il viaggio di Ulisse nel racconto di Dante. Una volta intervenuti su quell’articolo troppo ingombrante e restrittivo, la strada per la demolizione era aperta. E fu il colpo di grazia al vecchio e decrepito.

Per concludere, qualcosa sul comportamento politico ed elettorale dei cittadini. Primo fra tutti la sfiducia e il disinteresse nella politica, la fine dei partiti e la nascita di “movimenti”, la diffidenza verso l’europeismo e poi l’euroscetticismo, fino a disertare progressivamente le urne elettorali. Percentuali sempre più basse dalle elezioni amministrative, alle politiche, alle europee.

Quanti di voi si tennero informati e parteciparono alle ultime elezioni per nominare il sindaco della propria città o votarono i propri candidati al parlamento europeo? Un grazie di cuore a tutti quelli che non lo fecero. A loro siamo debitori dell’ultima spallata al passato per conquistare questo presente che oggi festeggiamo. Ora la nuova classe politica terrà in pugno il sistema e finalmente noi non dovremo più occuparcene.

Buon futuro a tutti!

UNA STORIA SBAGLIATA: QUANDO IL CITTADINO VOTA PER LA DITTATURA

Il totalitarismo è figlio della mancanza di coscienza politica?

 

Articolo di Gianfranco Amodio                      

Immagine tratta dal web                      

Quella che sta per iniziare è una storia ben nota, raccontata in modi diversi tante e tante volte. Quando però per caso, recentemente, mi è tornata tra le mani, mi è sembrato di leggerla per la prima volta: possibile che le analogie con gli avvenimenti di questi ultimi anni siano così numerose? Così la ripropongo ancora aggiungendo, alla fine, qualche considerazione personale. Gli storici mi perdoneranno le numerose imprecisioni; ai lettori di oggi, però, soprattutto quelli giovani e con passione politica, voglio che arrivi un messaggio: a volte ciò che sembra impossibile accade.

Nel 1919, dopo la fine della 1° guerra mondiale, le potenze vincitrici Francia e Inghilterra impongono alla Germania, sconfitta, una serie di clausole umilianti; tra le altre cose, viene imposto il cambio di regime: il Kaiser e gli altri leader tedeschi devono essere rimossi. Viene allora proclamata la repubblica che si fa forte di una costituzione avveniristica, considerata già all’epoca un modello: il suffragio universale (donne comprese) e il sistema elettorale proporzionale puro sono i suoi punti di forza. Però, nonostante la nascita del primo governo democratico della storia della Germania, i cittadini non sono contenti: le condizioni economiche della nazione, infatti, dopo una guerra disastrosa, sono drammatiche e il nuovo governo non sembra in grado si suggerire soluzioni. Così il conflitto politico interno, nonostante il regime democratico, si irrigidisce e nel 1923 un allora oscuro politicante, Adolf Hitler, tenta a Monaco un colpo di Stato, il cosiddetto “putsch della birreria”. Gli va molto male, molti nazisti muoiono uccisi dalla polizia e Hitler viene arrestato. Durante la detenzione accaddono due cose: Hitler scrive un libro, il Mein Kampf, che contiene tutto  il suo programma politico, compresi l’Olocausto e l’attacco violentissimo all’Unione Sovietica, che di lì a poco sarebbe stato, senza esclusioni, messo in pratica. Contemporaneamente, viene completamente rielaborata la strategia per la presa del potere: non più colpi di stato, la strada  maestra è l’utilizzo delle vie legali. Passano alcuni anni e nel 1929, dopo un breve miglioramento delle condizioni economiche generali, gli Stati Uniti, che avevano in parte finanziato la ripresa, entrano a loro volta in crisi: la popolazione tedesca ripiomba nella miseria. Dopo una serie di ripetute elezioni (il sistema proporzionale puro garantiva sì una equa rappresentatività di tutte le forze politiche, ma non la governabilità), nella nazione stremata dalla crisi economica, con la disoccupazione al 40% e preda di una instabilità politica apparentemente irrisolvibile (i governi duravano pochi mesi), il confronto politico si estremizza tra due partiti, rappresentati sì in parlamento ma dai modi e programmi ai margini della democrazia: il partito comunista e il partito nazista; quest’ultimo ottiene nelle elezioni più del 30% dei voti. Così, per fare sì che la nazione abbia un governo, alla fine l’ultra-ottuagenario presidente della repubblica, von Hindemburg cede e nomina Hitler cancelliere. Questi, all’indomani dell’incendio del Parlamento (il Reichstag), di cui accusa i comunisti, in breve tempo convince il vecchio e malato Hindemburg a sospendere le garanzie costituzionali e l’anno successivo, alla morte del Presidente, prende su di sè tutte le cariche principali dello stato. Cosa è successo dopo lo sappiamo tutti.

Questa storia, a dire il vero, parla da sola, per cui aggiungo solo alcune brevi considerazioni. Una costituzione garantista e all’avanguardia non è servita a salvare la democrazia; non è servito neanche che Hitler, prima di prendere il potere, si mostrasse apertamente e per iscritto per ciò che era: un nemico dell’umanità. La crisi economica, la disoccupazione e la miseria hanno fatto saltare tutte le categorie, la propaganda estremista non solo non ha prodotto una adeguata reazione nella cittadinanza (che forse non percepiva la minaccia alla propria libertà), ma ha anzi favorito la tragedia. La demagogia ha avuto gioco facile e, alla fine, i tedeschi hanno votato per la propria rovina.

Conclusione: la tragedia collettiva non è così improbabile come spesso si è portati a credere; il cittadino la può impedire, ma un cittadino attento e non sprovveduto, che non rinuncia a vigilare in prima persona, che non abdica ai propri diritti (ad esempio rinunciando al voto) e che si esprime con scelte consapevoli, maturate con impegno, partecipando nel quotidiano alla vita politica del proprio paese.

L’alternativa ve l’ho appena raccontata.

WELCOME TO THE JUNGLE

Articolo di Ilaria d’Este                                                

Fotografie di Roberta Giordano                                      

Spesso mi chiedo se gli scrittori e gli avventurieri moderni che per anni hanno raccontato e cercato l’isola sommersa di Atlantide si siano ispirati a Bari nei giorni di pioggia. Lo scenario apocalittico che tra un temporale e l’altro torna a investire il nostro amato capoluogo pugliese forse non diventerà mai un caposaldo della mitologia mondiale ma è già una barzelletta consolidata per i pedoni baresi. Tra strade bloccate, automobilisti fuori controllo e ponti allagati, i cittadini che scelgono le proprie gambe come mezzo di locomozione, affrontano le giornate piovose con il coraggio dei gladiatori romani e l’equipaggiamento di esploratori persi nelle giungle selvagge. Il pedone barese tipico si alza la mattina e controlla le condizioni meteorologiche e, se fuori imperversa un temporale, si lascia sfiorare dall’idea di prendere l’autobus, pensiero che elimina immediatamente dalla propria mente, non appena affiorano i ricordi dell’ultima volta in cui ci ha provato. I mezzi pubblici baresi sono banditi nei giorni pioggia, rinchiudersi in un autobus potrebbe comportare il mancato raggiungimento della meta o un ritardo mostruoso che indurrebbe il pedone a pensare che forse sarebbe stato meglio restare a casa. Queste conseguenze sembrano insignificanti di fronte alla possibilità di ritrovarsi, mentre si è comodamente seduti nell’autobus, con l’acqua di fogna fino alle ginocchia, annessa a capitoni semicoscienti che sguazzano nella stessa, nel caso in cui gli eventi si verifichino nei giorni che precedono il Natale. Quindi, dopo aver scartato la malsana idea di utilizzare i mezzi pubblici, il cittadino barese prepara il kit di sopravvivenza personalizzato che secondo la sua personale opinione potrebbe condurlo asciutto a destinazione. Il pedone medio, di sesso femminile, sceglie la borsa più ampia che possiede, immedesimandosi in Mary Poppins, durante il riempimento della stessa.

piove 1

Ci infila dentro un ombrello per la protezione dei capelli appena stirati, fazzoletti per asciugare le scarpe inzuppate, trucchi per ricomporsi una volta arrivata e un portafoglio con dei soldi in più per le emergenze. La scelta dell’ombrello non è determinata dalla sua resistenza alle intemperie e dalle dimensioni, ma solo e soltanto dalla capacità di entrare nella borsa e dalla fantasia che deve abbinarsi agli indumenti indossati quel giorno. L’ombrello scelto sarà destinato a rompersi lungo la strada, il soggetto femminile utilizzerà i soldi in eccesso per comprare un nuovo ombrello da un venditore indiano e raggiungerà la meta con i capelli crespi e umidi. Il pedone medio, di sesso maschile, a meno che non faccia uso di gelatina per i capelli e non sia una persona particolarmente freddolosa, non porta con sé assolutamente nulla, se non una giacca a vento e un ombrello aerodinamico e di ultima generazione. Se il pedone di sesso maschile dimentica l’ombrello o perde il proprio, dopo anni e anni di onorato servizio, inizia a correre sotto la pioggia, ignorando le proposte dei venditori indiani e raggiungendo la meta con i capelli completamente bagnati che si asciugheranno di lì a poco. Il pedone, prima di uscire di casa, indipendentemente dal sesso, recita una preghiera a San Nicola e chiede la grazia di arrivare incolume a destinazione. Nelle giornate piovose baresi, gli oggetti non sono sufficienti al pedone per difendersi da quella che è la minaccia principale sulle strade allagate: gli automobilisti.

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Con la pioggia i codici stradali e le regole di buon comportamento, che già scarseggiano nel capoluogo pugliese durante le giornate di sole, vengono completamente dimenticati. Gli automobilisti, sopraffatti dallo stress e dalle ore di coda, o semplicemente sopraffatti dalla loro scarsa educazione, sfrecciano, incuranti della presenza di megapozzanghere, regalando viaggi d’acqua ai passanti, collezionando insulti e sfiorando incidenti colossali.

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I semafori e le strisce pedonali perdono significato e il cittadino barese che viaggia a piedi deve adottare delle strategie di sopravvivenza per evitare di trovarsi coinvolto in qualche gioco d’acqua. Se il pedone vive a Bari fin dall’infanzia, avrà sviluppato un sesto senso che lo porterà a destreggiarsi nelle condizioni di difficoltà. Nel momento in cui vedrà un agglomerato di acqua nei pressi del marciapiede, aspetterà che non stiano passando macchine, per correre a tutta velocità verso quello successivo. L’allenamento nel salto in avanti, praticato per anni, lo aiuterà a superare le pozzanghere che, dopo aver raggiunto lo stesso livello del marciapiede, avranno creato un tappeto d’acqua invalicabile, lungo almeno 50 centimetri. Nel caso in cui il pedone non sia del luogo, dovrebbe farsi accompagnare da un pedone esperto o seguire un breve corso di addestramento, tenuto da persone a lui vicine, residenti a Bari, prima di avventurarsi da solo nella città. Detto questo, credo che i pedoni baresi si possano definire delle creature mitologiche, metà uomini, metà pesci, che nuotano nell’immenso acquario della vita cittadina, sfidando il fato, solo che il filo del loro destino non è nelle mani delle Parche, ma in quelle dei governanti che al contrario di queste non hanno occhi per il passato, per il presente, per il futuro.

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